mercoledì 28 febbraio 2007

Corso di letteratura erotica


LA SCRITTURA DEI SENSI

Saffo e le sue ancelle, L'amore solitario, Giochi di coppia, Piaceri estremi: questi sono i temi del primo corso dedicato alla scrittura erotica. Primo come iniziativa e unico come location: si terrà infatti a Roma nei sensuali spazi di ZOUZOU, la boutique erotica by women for women inaugurata a fine gennaio in vicolo della Cancelleria 9, cioè nel cuore della città. Unico, primo e provocatorio: 
il corso, che partirà il 18 aprile proseguendo per quattro mercoledì (dalle 20 alle 21.30), intende dare risalto e dignità ad un genere letterario, che, recentemente, sta conoscendo un periodo di floridezza ma che è stato da sempre molto seguito e apprezzato. Da Anais Nin a Jeanette Winterson, 
da Almudena Grandes a Alina Reyes, nelle quattro lezioni si insegnerà quali parole usare, come ambientare al meglio la narrazione, la struttura del racconto e il miglior disegno dei personaggi. Il corso è condotto da Monica Maggi (http://www.monicamaggi.it/) giornalista, scrittrice e curatrice di collane a tema per numerose case editrici (Lietocolle, Halley, Casini). Durante il corso ZOUZOU offrirà un brunch afrodisiaco. 
Sono aperte le prenotazioni e il corso è a numero chiuso.
Il costo del corso è di € 200.


Per le iscrizioni chiamare Daniela Rizzo info@zouzou.it
(Foto di Helmut Newton)

A proposito di CB e 'baracchini'...


Ricevo e volentieri posto la risposta del mio amico Max alla citazione dei vecchi baracchini, gli antenati dei cellulari di cui conservo un piacevole ricordo.


A proposito dei baracchini: Vivevo ai Parioli (siamo nel 1970), avevo un CB Lafayette , un portento. Uscivo nell’ etere come “ Pecorino” intorno a me in zona c’erano Starlet, Master, Ghiretta, Piccola Piuma, Piccolo Lago (giustamente Era na' nana) e tanti altri nomi altosonanti e parecchio snob. Naturalmente la scelta del nome è dovuta ad una piccola provocazione in quella miriade di nomi raffinati.
Mi divertiva molto brekkare ed entrare i rete. “ Un sacco bello..” Con qualcuno ci si vede ancora. Il Baracchino negli anni ’80 l’ho regalato ad un pescatore positanese, che con il suo gozzo usciva la notte a pescare e l’ha usato fino a pochissimo tempo fa.
Vicino a Lafaytte c’era un Philips, quell’ altro marchingegno che hai prima nominato. Me lo potevo montare anche in macchina. Ma da casa era una bomba con l’antenna che avevo. Con un tasto il GR2 poi a seguire GR1, Doppia vela 21 con le Siena-Monza( La mobile) ed infine le Udine Pavia ( l’ufficio Politico, l’attuale Digos). Mi ricordo che quando liberarono Bulgari, a pochi passi da casa mia arrivarono la polizia e i carabinieri sul posto.
Qualcuno che mi conosceva bene, mi chiese se poteva fare “ nu poco d’ascolto” dalle mie attrezzature per sapere se i concorrenti avevano diverse informazioni . A quei tempi non c’era una particolare collaborazione tra loro, e non si scambiavano notizie. Chi sapeva agiva di conseguenza e faceva l’arresto importante. Lo scopp diremo noi. C’era una bella competizione tra i vari investigatori, e vinceva chi aveva la testa e le idee più brillanti. Comunque bei cervelli….Allora.
Grazie per avermi in qualche modo pensato, è stato un piacevole bel massaggino al mio EGO.

Max

Il punto...


Buonasera a tutti, sono tornata.

Sono stata via due giorni in cui è successo di tutto e di più.

Insomma, ho un milione di cose da postarvi e raccontarvi ma dovrete avere un po' di pazienza perchè ho scritto tutto a mano e devo battere i testi al pc, cosa che farò probabilmente stasera dalla mia stazione preferita: il letto!!!!

lunedì 26 febbraio 2007

Eccelibro: perchè il sesso è divertente?


Jared Diamond
Perché il sesso è divertente?
BUR alta fedeltà
2006

Se ci soffermiamo per un attimo a confrontare le pratiche sessuali umane con quelle animali ci renderemo conto che quelli strani e singolari siamo noi.
La differenza che salta agli occhi per prima è ad esempio che gli animali fanno sesso solo per riprodursi e unicamente in determinati periodi. Noi invece lo possiamo fare anche per piacere e, se volessimo, ogni giorno.
Altra differenza: noi umani facciamo sesso in privato (almeno la maggior parte di noi) mentre gli animali non hanno questi pudori. Gli umani possono avere rapporti anche quando la donna è incinta, cosa che ai nostri colleghi non umani non passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Insomma, già da questi pochi elementi potremmo affermare che la sessualità umana è enormemente diversa da quella dei 30 milioni di altre specie che popolano il nostro pianeta. Gli umani formano famiglie, gli animali in genere non lo fanno; i mammiferi adulti conducono spesso una vita solitaria e non prestano cure paterne, mentre gli umani lo fanno ‘quasi’ sempre. Le donne vanno in menopausa mentre la maggior parte degli animali selvatici è fecondo sino alla morte.
Morale: secondo gli standard delle altre 4300 specie di mammiferi del mondo “chi si comporta in modo strano siamo noi”.
Nonostante alcune scimmie antropomorfe abbiano in comune noi (o noi con loro) il 98,4% del patrimonio genetico, sotto alcuni punti di vista ci somigliamo ben poco: ma la relativa assenza di peli dal nostro copro, la dipendenza da strumenti di lavoro, la capacità di usare il fuoco e lo sviluppo del linguaggio sono fattori che possono aver influenzato la nostra sessualità?
Jared Diamond, fisiologo, biologo evolutivo e noto autore del saggio “Armi, acciaio e malattie”risponde a questa e ad altre domande come: a che serve il pene? Perché solo le donne allattano? La vita sessuale degli animali è sempre la stessa o si è evoluta nei secoli? Ovviamente non posso darvi le risposte.

domenica 25 febbraio 2007

Assorbenti in tv


Non ne posso più, devo lamentarmi. Vorrei sapere perché devono mettere la pubblicità degli assorbenti sempre e comunque all’ora di cena. Mi succede in continuazione, prima o dopo i principali TG, l’ultima volta è accaduto mentre guardavo Rai Tre, tra Blob e Un posto al sole e stavo addentando una forchettata di pasta al pomodoro quando: alè, spot degli assorbenti igienici, ultra, sottili, con ali, senza. Ora ditemi se sono strana io o effettivamente la cosa (e l'orario) è fuori luogo…
In alternativa, sempre a quell’ora – giuro – quel maledetto ragazzino cinese che fa la cacca puzzolente (ma che fa, la cura dei fagioli??) e nel bagno la mamma ha dimenticato di mettere lo spray profumato, che io spero sempre che ci rimanga secco, soffocato dallo spray, una botta letale di CO2 perché ormai ho il terrore di cenare.
Oppure è uno di quei modi subliminali per scoraggiare la gente a guardare la tv durante l’ora di cena? Oppure per farle passare la voglia di mangiare? A me la fame passa istintivamente, e chi me li paga i danni morali?
Mi viene voglia di promuovere una azione legale.
Chiamerò a difendermi l’avvocato Vitto Claut quello che si farà ibernare, già ospite di Paolo Bonolis e Maurizio Costanzo nel redivivo show del giovedì notte. Risorto anche quello dalle ceneri del digitale terrestre. Non glieli potrebbero mettere a Costanzo, gli spot sui pannolini, e magari anche quelli sui pannoloni, tanto ci siamo quasi….

sabato 24 febbraio 2007

Ipod e ricordi di infanzia


Dio salvi l’Ipod e chi lo ha inventato. Posso capire quelli che non ne possono più fare a meno, mille canzoni in un oggetto semplice e bellissimo più sottile di un pacchetto di sigarette da 10, il tuo mondo sempre con te. Ringrazio di cuore l’anima santa che me lo ha regalato e Ele che mi ha avviata su questa strada di non ritorno. Sono una donna completa.

Comunque, non era di questo che volevo parlarvi anche se ogni tanto mi va di celebrare qualcosa e stasera è toccato al piccolo amico nero da 4 Giga.

In questi giorni mi sono tornati alla mente odori e profumi del passato. Personalmente ho una memoria olfattiva molto intensa (chissà magari in una vita precedente ero un cane da tartufo…) e un odore che mi colpisce improvvisamente è in grado di farmi sobbalzare oltre a darmi una emozione molto intensa, spesso di gioiosa sorpresa, come se ritrovassi un amico che non incontravo da tanto tempo. Non ricordo dove fossi oggi ma ad un certo punto è arrivato dritto dritto nel cervello l’odore di erba appena tagliata, un milione di immagini verdi, di sfumature, di prati. Un profumo che adoro. Ho annusato l’aria, avida, ed ho recuperato altri ricordi della mia memoria olfattiva: la cannella ad esempio, il profumo inebriante della mimosa, l’odore perduto per sempre del mare (il mare non profuma più, ci avete fatto caso?) e, legato al mare, l’odore della pelle bruciata dal sole e uno dei miei profumi preferiti, quello della crema solare al cocco che mi spalmava mia mamma quando ero piccola. Non ne ho più trovata una uguale, ora mi accontento di un burro di cacao.
A proposito di burro di cacao, quello della mia infanzia era rosa, la confezione celeste, anzi era bianco con il centro rosa e un aroma di fragola, come si conviene a quella età. Abitavamo in Trentino a quel tempo e, durante la preistoria di internet (parlo degli anni ’70) la gente comunicava con i C.B., i ‘baracchini’, trabiccoli che usavano i camionisti ma che si potevano installare in casa o in macchina pagando lo scotto di una antenna lunghissima. Erano il giurassico dei cellulari, ma qualcuno degli amici di mia madre lo aveva in auto e per parlare si inventavano dei nomi in codice, io ero Fragoletta e mia mamma boh, mi pare Raggio di Luna. Ricordo che si potevano captare anche le onde radio di Polizia e Carabinieri e su questo ci potrebbe raccontare molto di più il mio amico Max che con quell’aggeggio ci ha fondato mezza carriera giornalistica o quasi (vero Max???).


Era un milione di anni che non ricordavo più questa cosa….Chissà da dove diavolo è arrivata così come ricordo una sera che mia mamma mi porto in un locale, lei aveva una camicetta di seta bianca e un paio di jeans, la sua mise preferita per essere carina senza doversi agghindare, e sopra la sua pelliccia di volpe siberiana con delle immense maniche di lana. In realtà non lo ha mai saputo neanche lei se esistesse sto cavolo di volpe siberiana, ma non c’è mai stato nessuno che abbia avuto il coraggio di obiettare, probabilmente suonava bene.
Insomma, quella sera, che mia mamma era davvero carina ma io avevo comunque circa 5 anni mi addormentai su un divanetto. Non so perché ma l’episodio deve aver rappresentato una sorta di imprinting perché poi mi è capitato di nuovo un milione di volte: mi sono addormentata con la fronte su un tavolino di un bar di Largo Argentina, e una sera in discoteca all’Argentario a vent’anni suonati. Per me locale fa rima con ‘ronfare’.


Per stasera la finisco qui. C’è un limite anche alle memorie,
Notte.

venerdì 23 febbraio 2007

giovedì 22 febbraio 2007

Sicurezza a due velocità, una inchiesta di Altroconsumo

Sono senza parole...

SE ABITI IN BRASILE L’AUTO TE LA PRODUCIAMO MENO SICURA
Due vetture uguali, ma prodotte per mercati diversi, hanno ottenuto risultati differenti, in fatto di sicurezza, al crash test di Altroconsumo. Giudizio dell’associazione indipendente dei consumatori: i produttori di automobili lesinano sulla sicurezza dei modelli destinati a Paesi diversi dal Primo Mondo, come il Brasile.
E’ il caso della Volkswagen Fox, modello destinato ai mercati europeo e brasiliano, prodotto nello stesso stabilimento, proprio in Brasile, ma in due versioni diverse. Una destinata al Vecchio Continente, equipaggiata delle dotazioni di sicurezza che consideriamo basilari per salvaguardare l’incolumità del conducente e dei passeggeri – doppio airbag, cinture di sicurezza a tre punti di ancoraggio su tutti i sedili, sistema di allerta per invitare al loro utilizzo. L’altra destinata al Brasile, dove le stesse dotazioni sono offerte come optional con un supplemento di prezzo di 2.500 euro.
Il crash-test frontale a cui è stata sottoposta la vettura, seguendo il protocollo EuroNCAP, ha confermato l’ampio divario tra le due vetture sul fronte della sicurezza. Non si tratta di mera teoria: le ferite riportate dal manichino utilizzato per la prova sulla VW Fox venduta in Brasile sono mortali.
Il problema non concerne solo la Volkswagen ma tocca trasversalmente il mondo della produzione dell’auto. La scelta di testare la Fox è stata adottata perché la produzione di questo modello per tutti i mercati risiede proprio in Brasile.
Altroconsumo e le associazioni indipendenti di consumatori partner a livello internazionale denunciano oggi tale risultato, esigendo la necessità di uno standard minimo di sicurezza su tutti i modelli prodotti, indipendentemente dai mercati di destinazione. Dieci anni di crash test, grazie all’apporto delle associazioni di consumatori, hanno prodotto una costante elevazione del livello di sicurezza delle auto vendute in Europa.
Le industrie di automobili inizino ad affrontare la questione di responsabilità sociale della produzione, applicando gli stessi standard di sicurezza ovunque. A meno che l’attenzione per la salvaguardia delle vite alla guida non debba cambiare a seconda dei mercati…

mercoledì 21 febbraio 2007

Caschi bianchi per la pace.


L'esperienza dei caschi bianchi: in giro per il mondo a promuovere azioni di pace e cooperazioneSono volontari e volontarie in servizio civile all’estero. Nel settembre-ottobre 2006 sono stati in 200 a partire dall’Italia per Paesi come Ruanda, Benin, Guatemala, Kossovo, India e Bangladesh.


Promuovono azioni di pace, di sviluppo e di cooperazione tra i popoli. E raccontano esperienze significative che spesso i mass media trascurano. I caschi bianchi sono volontari e volontarie in servizio civile all’estero. Nel settembre-ottobre 2006 sono stati in 200 a partire dall’Italia per Paesi come il Ruanda, il Benin, il Guatemala, il Kossovo, l’India e il Bangladesh. Lorenza Sebastiani e Federica Battistelli sono due volontarie impegnate nella ong israelo- palestinese Aic (Centro per l’informazione alternativa) a Beit Sahour, in Palestina. Hanno 28 anni, sono partite a ottobre 2006 e hanno maturato una bella esperienza alla Scuola di circo palestinese di Shadi Zmorrod. La loro esperienza di caschi bianchi finirà a settembre.

(L'articolo completo è su www.redattoresociale.it)

Compri un libro e ...Adotti una madre


''Adotta un madre'': le Librerie Feltrinelli sostengono Aidos e le donne nel sud del mondo


Torna, in occasione della Giornata internazionale della donna, l’appuntamento della lettura con la solidarietà. Le librerie la Feltrinelli, in tutta Italia sosterranno l’Associazione italiana donne per lo sviluppo, dal 1981 impegnata in progetti per la salute, la libertà di scelta, la dignità delle donne del Sud del mondo, aderendo alla campagna “Adotta una madre”. Ogni libro venduto in tutti i punti la Feltrinelli e Ricordi Mediastores sparsi sul territorio nazionale contribuirà con 20 centesimi a garantire servizi legati alla maternità alle donne assistite dai Centri per la salute delle donne realizzati da Aidos in Nepal, Venezuela, Giordania, Palestina e Burkina Faso. Le librerie la Feltrinelli doneranno inoltre 10 mila euro. Con i fondi raccolti Aidos potrà assicurare a donne in gravidanza le visite mediche pre e post natali comprese le analisi di routine, la vaccinazione antitetanica, gli integratori alimentari, l’assistenza psicologica; il counselling per la successiva contraccezione; l’assistenza professionale al parto le visite pediatriche e levaccinazioni del neonato nel primo anno di vita. L’attrice Luciana Littizzetto, testimonial, ha registrato uno spot radiofonico per invitare il pubblico a sostenere la campagna Adotta una madre.

L'omosessualità è ancora un tabù?



Lasciamo perdere la questione PACS e omettiamo di chiederci se gli omosessuali abbiano o meno diritto di sposarsi. Il problema è a monte .
La mia domanda è se i gay siano davvero accettati e integrati. E sganciamo il discorso da quello che pensa la Chiesa o noi stessi da cattolici. Proviamo per un attimo a pensare da laici (a me viene benone).
Il pensiero di due persone che hanno sentimenti reciproci vi disturba o vi offende?
A vostro parere c’è differenza tra amore etero e amore omosessuale?
A vostro parere in Italia gli omosessuali subiscono qualche forma di discriminazione?
La biologia definisce in qualche modo ciò che è giusto?
Perché nell’antica Grecia gli omosessuali erano accettati e più di duemila anni dopo stiamo ancora a discutere?
E’ giusto giudicare quello che accade nelle camere da letto delle persone?
Avete amici intimi omosessuali?
Ritenete che l’omosessualità sia una deviazione dalla norma?
Un’ultima provocazione: accettereste che un (o una) insegnante dei vostri figli fosse omosessuale?
Dicono che il vero scienziato non è quello che da buone risposte ma quello capace di fare buone domande.
Anche un bravo giornalista.

Una radiazione è per sempre



Forse non tutti sanno che le radiazioni nucleari conservano la loro radioattività per centinaia, migliaia e milioni di anni. Le radiazioni non conoscono confini e contaminano acqua, cibo, terreni. Il plutonio si sta diffondendo in maniera esponenziale. Ma chi ne parla? Nessuno.
Il plutonio è stato definito la sostanza chimica più tossica che la scienza abbia mai conosciuto.
Nel 1999 un articolo della rivista Spectrum dava metodo di un metodo – già in uso – per disfarsi delle scorie del nucleare: riciclare i metalli radioattivi trasformandoli in prodotti: posate, mobili, gioielli, occhiali…
Dallo staff del Nuclear Information and Resource Service suggeriscono che metalli radioattivi potrebbero trovarsi in braccialetti, argenteria, monete, padelle e anche le spirali contraccettive e batterie per auto, moto e quant’altro.
Il progetto ha avuto l’OK dal Dipartimento dell’Energia e le industrie metallurgiche cercheranno di accaparrarsi le scorie più a buon mercato possibile. Insomma, saremo circondati. I prodotti potranno emettere sino a 10 millirem di radiazioni all’anno e ci assicureranno che una dose così piccola non può essere dannosa per la salute.
Sull’effetto sommatorio, nessun accenno. Perché mai dovremmo, con i nostri stupidi dubbi, rovinare la festa a qualcuno e soprattutto evitare di risolvere un problema così seccante come le scorie? La maggior parte dei paesi non le vuole – mica scemi – una parte sono state abbandonate in fusti al largo degli oceani e dio solo sa cosa potrebbe accadere, un’altra ideona è quella di lanciarle nello spazio, ma la cosa ha un certo costo.
E allora facciamoci servizi di posate da distribuire in tutto il globo e non se ne parli più. Anzi, facciamo così, ne facciamo utensili da vendere a bassissimo costo nel terzo mondo e chissenefrega se poi a quelli viene la leucemia, tanto sono già destinati a morire di aids, tubercolosi e malaria da giovani. Non fa nemmeno in tempo a venirgli, la leucemia.
Secondo la Nuclear Regolatory Commission come riferisce la succitata rivista Spectrum essere esposti per tutta la vita in modo continuativo a una dose di radiazioni di 10 millirem all’anno aumenta il rischio di ammalarsi di cancro dello 0,04%. E che sarà mai?
Diverso è tradurre che ciò significherebbe in 92.755 morti in più dovute al cancro solo negli Stati Uniti.
“Alcuni stati possono ricavare profitti vendendo metalli contaminati a compratori ignari e fornendoli a riciclatori e industriali” spiega un giornalista che ha passato al setaccio l’imponente mole di documenti relativi al riciclaggio nel nucleare.
“Le società pubbliche che operano nel nucleare, la NRC e il Dipartimento per l’energia stanno lavorando fianco a fianco per aumentare il riciclaggio delle scorie radioattive, per indebolire gli standard di protezione dalle radiazioni e per permettere alle società pubbliche di effettuare interventi di bonifica incompleti dei siti contaminati in cui vi sono reattori nucleari” sostiene il NIRS.
Insomma adottando l’archetipo della connivenza tra imprese e governo la NRC sta legalizzando la diffusione dei metalli radioattivi e il Dipartimento dell’Energia americano attualmente sta mandando materiali pericolosi a discariche dove sarà mischiato a “metalli puliti”. Dopo questo ‘lavaggio’ lo si potrà liberamente e pubblicamente (io a casa mia questa la chiamo Ecomafia n.d.r.).
Ma c’è di peggio perché un decennio fa il governo americano decise di dichiarare un terzo delle scorie radioattive “di basso livello” e “sotto la soglia che richiede normative” e le tolse completamente dalla categoria “scorie radioattive”. Oggi queste potrebbero finire in ugni luogo finiscono i rifiuti urbani (scrisse quasi 11 anni fa l’ambientalista Peter Montagne). Il Congresso revocò questa politica perché la gente si ribellò (ma il tempo passa, la gente dimentica e chissà che qualche furbone non pensi di poter riproporre l’affare).
Secondo il NIRS “le scorie e i materiali radioattivi sono già usati per fabbricare oggetti di uso quotidiano tra cui giocattoli, tostapane e fibbie delle cinture.

Insomma, non so a voi ma a me è venuto un attacco di ansia. Un’ansia che mi attanaglia non solo per il futuro dei figli dei miei figli ma al pensiero che per un guadagno immediato si possa mettere a rischio la salute di milioni di persone. Per non parlare della stupidità, perché chi ti dice che un ben tumore incurabile non colpirà proprio i figli di quelli che hanno riciclato le scorie? Come si fa ad essere così avidi e ottusi?
Non facciamo altro che fare cazzate (perdonate il francesismo, ma quando ce vò, ce vò), abbiamo raso al suolo migliaia di ettari di foresta amazzonica, alterato irrimediabilmente il clima globale, continuiamo ad avere una politica energetica fallimentare, stiamo per finire acqua e petrolio, stiamo contaminando i suoli con gli OGM. Almeno i dinosauri quando si sono estinti non si sono dati la zappa sui piedi da soli.

Insomma, a Report l’ardua sentenza.
E siccome non è che a me le informazioni mi vengono in sogno, vi informo che il presente post è tratto (in alcuni punti liberamente) dal libro di Michael Zezima “Nuove gravemente ai luoghi comuni” edito da Nuovi Mondi Media (che Dio li protegga per la loro esistenza e grazie per il lavoro magnifico che fate). Nella speranza che non si arrabbino troppo se ogni tanto ci ho messo in mezzo qualche inciso mio, personale (in corsivo).
Santa Milena Gabanelli, informaci tu.

martedì 20 febbraio 2007

Quello che le donne non dicono.


Era tempo che mi mancava una amica, una di cui fidarmi e che si fidasse di me. Di quelle che ci sono, per parlare, confrontarsi, capire. Quei discorsi che gli uomini non fanno e quello che le donne non dicono ai loro uomini, di solito almeno.
Con la mia amica ci siamo scelte, riconosciute. Ci diamo forza a vicenda, ci sproniamo. Se so che lei sta studiando anche a me viene voglia di aprire i libri. Se so che sta lottando, trovo anche io la forza per imitarla.
Ogni donna ha una madre con cui fare i conti, ogni donna ha spesso un padre da perdonare. Molte donne hanno scelto mariti uguali ai loro padri perduti troppo presto. Le donne sopravvivono ad un padre scomparso troppo presto e imparano a perdonarlo per non averle sapute capire. Gli uomini che perdono un padre troppo presto ne rimangono segnati per sempre, bloccati in un processo, tramatizzati.
Dicono che Dio non ci mandi mai prove che non possiamo superare.
Io dico che quello che non ci annienta, ci rafforza.
Ognuno crede in quello che gli fa comodo.
Ci sono donne stanche di aspettare che decidono di urlare il loro dolore. Ci sono altre che fanno minacce più grandi di loro non perché vogliano andare via ma perché è il loro modo di chiedere aiuto, come se non ne avessero diritto.
Quando sei forte, quando hai tutto sulle spalle allora pensano che non puoi anche sentirti stanca o fragile o sopraffatta. Quando sei sempre forte e resistente credono che tu perda il diritto di lamentarti e di dire basta.
Alcune mie amiche hanno dovuto fare uno sciopero, letteralmente, in casa, per far capire ai mariti il peso di lavoro, casa e figli. Altre ancora stanno educando mariti abituati male da madri che li hanno trattati come padroni.
Essere donna è la cosa più bella del mondo, mi dicono, ma è faticoso. Io non posso dare un parere perché non sono stata uomo e se lo sono stata non me lo ricordo ma credo che la capacità di dare la vita sia qualcosa che ci rende uniche.
Non è un manifesto per le donne, è forse un grido di gioia per quei giorni in cui le tue amiche sono tue sorelle. Perché le sorelle alla fine le scegli e quelle che lo sono davvero e hanno il tuo sangue magari non ti salutano nemmeno. Essere sorelle è qualcosa di molto intimo, un sentimento che forse puoi scegliere di donare. Un legame di sangue può non significare nulla per alcuni.
Le amiche sono quelle che si danno forza, che condividono segreti e li custodiscono l’una per l’altra, come gioielli preziosi. E’ un privilegio, ha ragione lei, ed è oggi ancor più raro.
Grazie.

Orgasmo pret a porter...


Dicono che l’assassino non torni mai sul luogo del delitto. Io invece sono tornata sui miei passi, da Zouzou, il negozio di “accessori d’alcova” di cui vi ho parlato in un precedente post. Insomma, la “scusa” era la presentazione di un libro di Tinto Brass, ma ho sbagliato giorno (errore freudiano) e ci sono andata UN MESE PRIMA (dottore che vor dì, è grave?).
Conclusione ne ho approfittato per salutare le simpatiche e ospitali proprietarie e togliermi qualche ulteriore curiosità. Già perché la prima volta avevo adocchiato alcune cose ma non le avevo comprese tutte e quindi stavolta ne ho approfittato per domandare.
Vediamo un po’, gli strani strumenti che somigliano a dei mouse da computer sono vibratori esterni, da appoggiare sul clitoride. Ne esiste uno anche in platino, ma se pensi al prezzo rischi di non raggiungere l’orgasmo… Oggi invece ho spostato l’attenzione su una specie di lattiera che contiene una candela. Il profumo è magnifico e sensuale ma le apparenze ingannano, almeno qui. In realtà mi spiegano, non è una candela normale, ma si tratta di olio di soia purissimo e solidificato. Si accende, si fa sciogliere, si spegne lo stoppino, si lascia raffreddare qualche minuto e poi si versa sui corpi che diventano scivolosi, viscosi. Lo scopo? Scivolare l’uno sull’altro, allegramente e sensualmente.
C’è chi invece il piacere lo vuole portare sempre con sé, oggetti da borsetta (chiamarli vibratori sembra quasi una cosa volgare). Minuscoli ma non per questo meno efficaci a provocare ciò che devono hanno un aspetto insospettabile. Uno di questi, in oro massiccio e in tiratura limitata a 1000 pezzi in tutto il mondo dicono sia stato acquistato dalla modella inglese Kate Moss.
E se temete che possa essere imbarazzante, niente paure, si tolgono le pile e assume l’aspetto di un innocuo portapenne di lusso. Insomma, piacere pret a porter.
E che dire della mascherina costellata di cristalli rosa? Deliziosa, raffinatissima, da abbinare con il frustino uguale.
Infine, il mio accessorio preferito: un kit che si chiama Poeme ed è veramente carino, anche da regalare, magari ad una coppia collaudata. Si compone di una mascherina di raso, una penna d’oca e un flacone di inchiostro….Lei benda lui, o viceversa e scrive sul suo corpo con….il cioccolato. Se fa un errore, può sempre cancellarlo, una leccatina e via….

Da Zouzou ho capito un paio di cosette. Primo che oggetti di questo genere sono un modo per ‘giocare’ con il sesso e che l’aspetto giocoso del sesso può essere ravvivato a qualsiasi età perché è nel nostro essere. In secondo luogo per frequentare un posto come Zouzou è necessaria una certa ‘cultura’, insomma un atteggiamento di ricerca del piacere anche tramite esperienze nuove da condividere. Io in questo senso ero una perfetta ignorante e non andavo al di la di un olio per massaggi. Insomma, che il sesso era divertente si sapeva, che potesse essere anche una esperienza intellettuale, questo si che è una buona notizia.

Assoluta sostenitrice del nuovo “movimento” di liberazione sensuale caldeggio il lavoro di Zouzou e delle sue illuminate proprietarie che testano personalmente i prodotti prima di consigliarli.
Ecco l’indirizzo: Zouzou -
Vicolo della Cancelleria, 9/a 00186 Roma

Che fine ha fatto l'Aids? E' tra noi, più attivo che mai...


Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, dall’inizio dell’epidemia, nel nostro Paese sono stati segnalati 57221 casi di AIDS, ma se si corregge per il cosiddetto ritardo della notifica, il totale cumulativo si avvicina a quota 57500. Di questi pazienti, 35046 sono deceduti. “L’incidenza di nuovi casi di AIDS è decisamente diminuita rispetto al passato, grazie all’uso dei cocktail di farmaci antiretrovirali, anche se il decremento tende ora a rallentare.” dichiara il Dr. Gianni Rezza, Direttore del Centro Operativo AIDS, Istituto Superiore di Sanità, Roma, “L’incremento della sopravvivenza determina un aumento nel numero di persone che vivono con una diagnosi di AIDS, che si stima abbiano ormai superato quota 22000. Si modificano le caratteristiche delle persone affette da AIDS: aumenta l’età media alla diagnosi (43 anni per gli uomini e 39 per le donne), aumenta la proporzione di casi diagnosticati in stranieri, diminuiscono fortemente i casi riscontrati in tossicodipendenti mentre, al contrario, aumenta l’impatto della trasmissione sessuale.”
Per quanto riguarda la situazione in Friuli Venezia Giulia, alla fine del 2005, ultimo dato disponibile, sono stati diagnosticati 440 casi di AIDS conclamato, con un calo di incidenza nel 2005 verso il 2004 ed il 2003 (8 casi nel 2005 vs 18 casi nel 2004 e 14 casi nel 2003). D’altra parte vi è anche nella nostra regione una preponderanza netta dei casi trasmessi per via sessuale, soprattutto per via eterosessuale, in quanto degli 8 casi del 2005 ben 6 erano per via eterosessuale, dei 18 casi del 2004 ben 10 erano per via eterosessuale e 2 per via omo o bisessuale, dei 14 casi del 2003, ben 9 erano per via eterosessuale e 2 per via omo- bisessuale. “Anche nella nostra regione, la via sessuale è diventata preponderante, come nel resto del paese, ed è soprattutto la via eterosessuale la via di trasmissione più frequente dell’infezione da HIV nei cittadini del Friuli Venezia Giulia” commenta il Prof. Tirelli.
“L’AIDS non è comunque assolutamente una malattia sotto controllo, anche se nell’immaginario collettivo l’HIV è considerato curabile ed i pazienti con infezione da HIV sono considerati erroneamente poco o per nulla infettivi. In generale bisogna convincere i giovani ed i meno giovani (sono infatti i piu’ anziani oggi quelli piu’ a rischio) a modificare i loro comportamenti sessuali tenendo conto dell’attuale epidemia AIDS che non è assolutamente terminata ma che è in atto, complicata anche dal fatto dell’immigrazione da paesi dove l’HIV/AIDS è molto più diffuso che da noi.” Ma quali sono i comportamenti nello stile di vita sessuale? “Si può consigliare questa strategia, famosa in tutto il mondo come ABC (abstinence, be faithful, condom): 1. l’astinenza, anche temporanea; 2. rapporti sessuali con un unico partner HIV negativo e che sia fedele; 3. uso del preservativo quando non si è nei punti 1. e 2”, continua il Prof. Tirelli. “Anche l’assistenza domiciliare è un fiore all’occhiello della nostra attività AIDS in questi 20 anni. Ben 401 interventi di assistenza domiciliare sono stati compiuti soltanto nell’anno 2006 con oltre 1480 prestazioni di educazione sanitaria, prelievi, counselling, infusioni venose effettuate nelle province di Pordenone e Udine dal nostro team di assistenza domiciliare. A proposito, l’attivita’ delle nostre infermiere professionali è stata encomiabile e senza di loro non si sarebbe potuto portare avanti l’attivita’ che abbiamo prodotto in questi anni.


Eppure, di Aids e dei metodi per prevenirlo non si parla praticamente più. Lupo Alberto, aiutaci tu. Lo hanno in messo in pensione poveretto, eppure faceva un buon lavoro. Perchè il Monistero della Salute non investe più in campagne di prevenzione che tanto bene farebbero ai giovani?

Cara Melandri, cosa ne dice di un giro di vite sulla cocaina?


Sto assistendo ad uno strano, inquietante, fenomeno: la modella Kate Moss viene sorpresa a sniffare cocaina in uno studio (anche se non sembrava si stesse nascondendo poi troppo), le immagini girano tutto il mondo, lei sparisce per un po’ e alla fine torna a calcare le copertine, con contratti triplicati: marchi prestigiosi come Burberry, Bulgari e Ralph Lauren la assoldano a suon di sterline. Ora è più richiesta e pagata che mai. La vicenda è coeva degli episodi accaduti a Lapo Elkhann e all’attore Paolo Calissano. Ne seguono dibattiti e trasmissioni, Porta a Porta in testa che svelano come la cocaina sia più diffusa della lattuga. Io faccio un lavoro che mi porta a contatto con le persone, giro il mondo ma non mi sono mai fatta una canna né tantomeno mi sono mai trovata ad una festa dove qualcuno sniffasse cocaina come se fosse normale.
Ho anche una figlia di 7 anni di cui monitoro attentamente la visione televisiva, alla quale tento di evitare i tg e le trasmissioni non adatte alla sua età. Da alcuni anni seguo la fiction di Rai Tre Un posto al sole in onda alle 20.30 e ora gli sceneggiatori hanno ben pensato di far sniffare cocaina ad una delle protagoniste, Carmen, che a causa di una delusione d’amore si mette a frequentare una persona che gliela offre. Poche settimane fa un telefilm per ragazzi su Italia Uno proponeva la stessa identica scena: una adolescente che dopo un festa torna a casa e si prepara una striscia su un CD.
Sono allibita e la mia netta impressione e che si stia rischiando di far passare per normale una devianza. Assumere cocaina, anche di tanto in tanto, significa assumere un comportamento deviante, cercare in una sostanza qualcosa che non si possiede (capacità di divertirsi, determinazione, resistenza fisica, carattere) e diventarne presto dipendenti. Eppure questo ‘modello’ viene ormai proposto come una possibilità. Se fossi il Ministro Melandri, invece di occuparmi delle modelle anoressiche penserei a vietare a tutte le aziende italiane di assumere come testimonial persone con precedenti penali o di droga. Voi cosa ne pensate?

lunedì 19 febbraio 2007

La vivisezione è inutile.


Era da tempo che volevo parlare di vivisezione e valutare le basi della sua utilità o meno. Ho trovato alcune risposte in questo post che ho preso dal blog di Beppe Grillo e che vi riporto integralmente, sperando che nè lui nè altri se ne abbiano a male:


Che la vivisezione è inutile lo dice la rivista Nature, uno dei punti di riferimento della scienza mondiale, che ha pubblicato il 10/11/2005 un articolo con le dichiarazioni di alcuni scienziati:
” - I test di tossicità che abbiamo utilizzato per decenni sono semplicemente cattiva scienza. Oggi abbiamo l’opportunità di incominciare da zero e di sviluppare dei test basati su prove evidenti, che forniscono una reale opportunità per la tossicologia di diventare infine una scienza rispettabile.
- E’ stata riconosciuta la cattiva qualità della maggior parte dei test su animali, che non sono mai stati sottoposti ai rigori della validazione oggi imposta ai metodi alternativi in vitro. La maggior parte dei test su animali sovrastimano o sottostimano la tossicità, o semplicemente non sono in grado di fornire dati precisi sulla tossicità riferita all’uomo (il 75% dei test su animali vengono fatti per prove di tossicologia, ndr)
- I test di tossicologia embrionale fatti su animali non sono affidabili per la previsione nell’uomo: quando scopriamo che il cortisone è tossico per gli embrioni di tutte le specie testate, eccetto quella umana, cosa dobbiamo fare?”
E’ in discussione a Bruxelles la proposta REACH per la valutazione e regolamentazione delle sostanze chimiche immesse nell'ambiente, che sono causa, è stato stabilito, di circa un milione di morti premature nella UE (cancro, malattie degenerative come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla).
Ho deciso di sostenere il Comitato Scientifico Equivita (già Comitato Scientifico Antivivisezionista), che chiede di inserire nella bozza REACH il divieto di usare sperimentazione animale per valutare la tossicità delle sostanze.
La sperimentazione su animali consente alle industrie di ottenere qualsiasi risposta desiderino (cambiando la specie animale usata) e di evitare la responsabilità civile sostenendo che il modello animale non consente "la certezza della prova".
Esistono metodi di indagine predittivi per l'uomo come la tossicogenomica, già inserita nel testo di REACH come scelta possibile. La tossicogenomica studia la reazione del genoma della cellula umana con risultati 100 volte più veloci e più economici.
Chiudo questo lungo post con una frase di Albert Einstein:“Vivisezione. Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni”.

Grado di esaurimento...

Il mio livello di esaurimento è palese. Attendo quindi da un momento all'altro un'ambulanza della Neuro..che mi venga a prelevare per un soggiorno ristoratore in una struttura tranquilla e silenziosa.
La diagnosi me la sono fatta da sola nel momento in cui ho detto a mia figlia:

"Amore, forza, adesso ripeti la barzelletta del 3!!!!"

Appunto!

Aforisma del giorno

Ebbene si, vi tocca pure oggi, l'aforisma. E infatti eccolo qua:

"Il miglior modo per venirne fuori
è passarci nel mezzo"
R. Frost
Ora, io non ho idea di chi sia questo Frost ma della frase sono perfettamente convinta (vedi post sulle mie paure).
Buona giornata a tutti

Tecnologie estinte


Tecnosauri, li aveva chiamati nel suo libro il bravo collega Nicola Nosengo qualche anno fa. Sono le tecnologie perdute, quelle soppiantate dopo molti o pochi anni di più o meno onorato servizio. Io me ne sono accorta già da qualche anno quando trovavo sempre maggiori difficoltà a reperire un francobollo. Il sintomo che nessuno scriveva più.

Allora ho fatto un piccolo sforzo per stilare un piccolo elenco delle tecnologie soppiantate e obsolete: ormai pochissimi ti chiedono di mandargli un fax, io il mio l’ho mandato direttamente in cantina, se proprio qualcuno vuole mandarmi un fax lo ricevo direttamente sul pc tramite la posta elettronico.

La diffusione ubiquitaria dei telefonini ha mandato in pensione anche i telefoni pubblici che davvero non usa più quasi nessuno, e soprattutto, i gettoni, che oltre che dalle nostre tasche sembrano speriti anche dalla nostra memoria. Eppure erano così carini. Spariti in sordina nel 2002 con l’avvento dell’euro erano già stati soppiantati dalle carte telefoniche.

La pellicola fotografica? Desaparecida, almeno quella in bianco e nero, con un bel risparmio, direi. Io che avevo la passione della fotografia ci ho lasciato interi stipendi. Ora faccio tutto col pc e anche le macchine fotografiche costano meno.

Capitolo macchina da scrivere: ne ho comprata una magnifica al mercato dell’antiquariato di Arezzo ma trovare un nastro che vada bene è roba da amatori. La uso…come soprammobile, per bellezza.

Le videocassette VHS? Preistoria. Oggi con le videocamere degitali non solo riprendi ma fai anche dei montaggi che nemmeno nei film di Tornatore…Il lettore VHS? Talmente raro che costa un patrimonio, circa cinque volte un DVD, si sa, il vintage è costoso.

E ricordare le cassette a nastro? Mia madre me ne ha restituite un centinaio che erano a casa mia prima che mi sposassi, non ci crederete, non ho più un impianto che le legga. I dischi di vinile? Epoca giurassica, ne regalo una sessantina al miglior offerente, altrimenti ne farò dei sottopiatti.
Ora a voi, ricordatemi le tecnologie ormai desuete, mica posso fare tutto io….

(nella foto: un LP a 78 giri)


Il libro sta avendo successo, non c’è dubbio. Dopo una miriade di libri di psicologia e affini che puntavano sul dialogo e l’intimità per migliorare l’intesa di coppia ecco Esther Perel, terapeuta americana assertiva e determinata, che afferma esattamente il contrario: la stabilità amorosa è la tomba del sesso e per fare del buon sesso è necessario allontanarsi, mettere distanza e mistero. La relazione monogama – dice – porta inevitabilmente al calo del desiderio. Più si è sicuri dell’altro, meno lo si desidera. Ma la terapeuta si mette a disposizione di quelli che pur monogami non vogliono rassegnarsi al torpore sessuale.

Il suo approccio è sicuramente nuovo e a tratti politicamente scorretto, ma lei, dall’alto dei suoi vent’anni di matrimonio con lo stesso uomo, giura che funziona.
Tutti condividiamo un bisogno fondamentale di sicurezza che ci spinge verso relazioni stabili, ma abbiamo, allo stesso tempo, bisogno di avventura ed eccitazione. La soluzione? Non facile, ma possibile: introdurre il rischio nella sicurezza, il mistero nella familiarità, la novità nell’abitudine. Perché per molti l’intimità inibisce l’espressione erotica e la sua teoria è che molte persone tendano a confondere l’amore con la fusione. L’erotismo invece, richiede separatezza e prospera nello spazio e nella distanza tra sé e l’altro. Le pressioni culturali come la fedeltà addomesticano il sesso e lo rendono equo, leale e sicuro, ma anche molto molto noioso. E butta nel secchio vent’anni di terapia in cui l’assunto è migliorare il rapporto per stare meglio in camera da letto. Parlare? Per carità. Mediare? Nemmeno per sogno. Conciliare? Mai. Sono in realtà le dinamiche
che causano conflitto nel rapporto, quelle che riguardano potere, controllo, vulnerabilità, sono quelle che, erotizzate e fatte passare senza il filtro della parola ma tramite la fisicità, possono rappresentare una nuova chiave per riaccendere la fiamma del desiderio.

Come afferma dalle pagine del suo libro: “vedo persone che sono così amiche da non poter sopportare di essere amanti. Vedo amanti così legati al concetto di sesso spontaneo da non farlo mai. Vedo coppie che considerano la seduzione come una fatica”. Ma vede anche persone che sanno di essere amate ma vorrebbero anche essere desiderate.
Perel non è avara di esempi, tutti tratti dalla sua personale esperienza, una miriade di casi clinici che potranno rappresentare spunti ed esempi. Ad ognuno la soluzione più consona e a furia di tentare, beh, può diventare anche molto divertente.

Il business dell'amore


Un nuovo business, ricchissimo.

E’ l’amore, o meglio l’amore in crisi.

Fioriscono in ogni dove consulenti, week end per imparare a gestire i conflitti di coppia, i seminari. Lo scorso novembre a Roma si è svolta una due giorni per ascoltare i consigli di John Gray che ha dispensato pillole di saggezza per la modica somma di 800 euro a cranio. Autore di un best seller sull’argomento da 40 milioni di copie John Gray è il capostipite di una generazione di consulenti di coppia.


Li chiamano seminari di ‘sviluppo del potenziale umano’ e costano circa 600 euro a testa, 950 per le coppie. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, chi non si sente capito, apprezzato o amato in questa epoca frenetica? Sia che sia un fidanzamento di due anni che un matrimonio ventennale ad un certo punto sembra che la gente abbia bisogno di un ‘aiutino’ per continuare a vivere insieme. O forse abbia necessità di soluzioni precostituite e, spesso, piuttosto banali.
Mi domando, uomini e donne si conoscono da millenni, da millenni condividono esperienze ed emozioni, all’attrazione dobbiamo l’essere arrivati sino a qui.


Ma davvero abbiamo bisogno di libri come quelli dei coniugi Pease, sessuologi americani, macchine da guerra della terapia di coppia diventati miliardari con libri come “Dove sono i miei calzini? Dobbiamo parlare”?

Non basterebbero un po' di rispetto per l'altro? Un po' di attenzione? Un po' di quell'amore che invochiamo a gran voce? Possibile che non abbiamo capito niente?

domenica 18 febbraio 2007

Cavie umane...uomoni o topi?



Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una moltiplicazione esponenziale dei libri e dei saggi che puntano il dito sulle industrie farmaceutiche, sui meccanismi che Big Pharma utilizza per vendere i farmaci, sulla corruzione dei medici ‘comprati’ a suon di convegni in luoghi esotici e sull’assunzione di opinion leader che, come testimonial, non solo vengono pagati migliaia di dollari, ma diventano veri e propri azionisti. La pentola del conflitto di interessi insomma ribolle e così l’interesse di giornalisti e osservatori di un fenomeno sempre più sfacciato.

Di certo non possiamo boicottare le industrie farmaceutiche, se abbiamo mal di testa prendiamo un analgesico, se abbiamo un tumore, a maggior ragione tenteremo di curarci al meglio delle possibilità. Ma forse dobbiamo essere un po’ più consapevoli, per saper scegliere meglio. Conoscere per decidere.

Sonia Shah è una rinomata scrittrice e giornalista d’inchiesta che scrive per The Washington Post, The Boston Globe, New Scientist e The Nation. Sa ciò di cui parla e si è guadagnata una prefazione scritta da John Le Carrè, romanziere, si, ma di un libro ‘Il giardiniere tenace’ che indagava e portava alla luce, proprio la parte più nascosta e segreta di una industria controversa.

Sonia Shah alza il velo sui meccanismi della sperimentazione, su quel lungo processo necessario alla immissione in commercio di un farmaco. Dai dati della sperimentazione dipende il futuro di un farmaco e l’autrice non solo fa a pezzi i meccanismi base della ricerca, ma rivela come in Occidente sempre meno persone siano disponibili a fare da cavie per un farmaco nuovo. La soluzione geniale è quindi quella di eseguire i trials clinici più rischiosi su gente che si ritiene non abbia niente da perdere, come i cittadini del Terzo Mondo. I giganti del farmaco bussano quindi alle frontiere di India, Cina, Russia alla ricerca di cavie umane, a buon mercato e soprattutto che non siano ben consapevoli dei propri diritti.

La tendenza delle grandi multinazionali a condurre sperimentazioni sull’uomo nei paesi poveri è ancora all’inizio, ma i maggiori produttori mondiali già conducono tra il 30% e il 50% dei loro esperimenti al di fuori degli USA e dell’Europa Occidentale e secondo l’USA Today, avevano in progetto di arrivare al 67% entro il 2006.
D’altro canto nei paesi più poveri ci sono orde di pazienti privati della possibilità di accedere a farmaci necessari alla loro sopravvivenza e ospedali strangolati dalla mancanza di denaro liquido.
Il paradosso è che in questi paesi vengono sperimentati farmaci contro colesterolo, depressione e disfunzione erettile su gente che ha bisogno di medicine per la TBC e la malaria. Insomma su di loro ma non per loro, su gente che ha ancora problemi come le malattie infettive dovute alla mancanza di acqua potabile e cibi non contaminati. Mentre i farmaci che aiuterebbero queste popolazioni sono molecole economiche e assolutamente non appetibili per le industrie.

Gli alti tassi di cancro all’utero dell’Ungheria o il cancro al polmone in Polonia sono dati che fanno sfregare le mani ai direttori della ricerca, la cui causa è dovuta alla mancanza di risorse dei governi per tutelare la salute pubblica (per non parlare del fatto che i paesi dell’Est sono falcidiati dall’Aids).

Per lanciare sul mercato un singolo farmaco un’azienda ha bisogno di più di 4000 pazienti a sottoporsi ciascuno a più di 140 procedure mediche in oltre 65 diversi esperimenti. Per gli screening iniziali servono almeno 100mila persone. La spesa per ogni paziente che aderisce alla sperimentazione è di circa 1500 dollari e bisogna considerare che circa il 90% dei farmaci non ottiene l’approvazione della FDA il che si traduce in una perdita secca. Il risultato è che minimizzare i costi è una esigenza fondamentale.

Ma tra i pazienti occidentali c’è sempre meno disponibilità a partecipare ad un trial, sia pure pagati: meno di un americano su 20 sarebbe disposto a partecipare ad un trial clinico e anche tra i malati di cancro (la categoria che avrebbe più da guadagnare dai nuovi trattamenti sperimentali) meno del 4% partecipano come volontari.

Per aggirare questo ostacolo le industrie si affidano alle CRO (Contract Research Organizations) che dietro un sostanzioso compenso forniscono soggetti e risultati. Come? Al di fuori degli Stati Uniti perché alla FDA non interessa affatto dove si sia svolta la sperimentazione.
E questo è solo l’inizio, in 215 pagine l’autrice spalanca una finestra su quello che potremmo definire un incubo etico. (Cacciatori di corpi – Nuovi Mondi Media)

sabato 17 febbraio 2007

Elisir di giovinezza?


L’ormone della crescita non è l’elisir di giovinezza.

Gli scienziati americani della Stanford University smentiscono che il GH, l’ormone della crescita, possa avere effetti anti-età. Si pensava che la terapia a base di GH potesse prevenire, se non rendere reversibili gli effetti dell’invecchiamento, mentre sembrerebbe non avere più effetti positivi di quelli offerti da una moderata ma regolare attività fisica.

I rappresentanti della società americani ossessionati dalla giovinezza dovranno arrendersi all’evidenza, una terapia a base di GH ha più svantaggi, rappresentati da rischi come il diabete e da effetti collaterali, che benefici.

Nell’organismo il GH è prodotto dalla ghiandola pituitaria, che si trova alla base del cervello. La sua produzione è massima durante l’infanzia e l’adolescenza e decresce intorno ai trent’anni. Come farmaco viene somministrato a bambini e adulti in cui la ghiandola non funziona a dovere e per curare il nanismo. Mentre su internet viene propagandato come strumento per allungare la vita.

Nel 1990 un piccolo studio aveva suggerito che il GH potesse fermare l’orologio biologico: i ricercatori infatti si accorsero che, somministrato in soggetti maschi sviluppavano muscoli, presentavano una maggiore massa ossea e perdevano grasso, ma lo studio era stato effettuato su un numero davvero esiguo di soggetti e si arrivò alla conclusione che la ricerca era tutt’altro che definitiva.
Nello stesso tempi i giornali riportarono articoli in cui si sconsigliava di somministrare il GH agli adulti. Nonostante i numerosi avvisi la popolarità del GH negli ultimi anni ha continuato a crescere.
I consumi hanno portato altri ricercatori a riesaminare 31 ricerche in cui erano stati valutati gli effetti dell’ormone su soggetti anziani sani. In questi il GH ha avuto modesti effetti su incremento della massa muscolare e perdita della massa grassa, ma nessun impatto sulla massa ossea, i livelli di colesterolo o il consumo di ossigeno.

Un'altra ricerca effettuata a Oxford aveva svelato che il GH poteva migliorare la memoria, ma nonostante ciò anche l’autore dello studio, il dottor John Wass aveva avvertito: ‘se non c’è una carenza, allora non è una buona idea somministrarlo’.
La conclusione? Non ci sono evidenze reali che ne giustifichino l’uso.

Meglio mezz’ora di camminata a passo sostenuto ogni giorno che Dio manda in Terra.

Ciononostante la ricerca ossessiva di un aspetto estetico soddisfacente farà si che migliaia di persone ignorino l’avviso. Anche perché per ottenere un effetto placebo è sempre necessaria una mano pietosa che ti porga una pasticca di zucchero.

Donne, du du du


Le donne a cui mi ispiro

Qualche anno fa venne pubblicata la biografia di Hilary Clinton dal titolo: “Hilary, una vita una storia” (che in realtà mi ricorda un po’ la pubblicità di un liquore, ma andiamo avanti…)
Insomma ogni tanto qualcuno mi chiedeva perché leggessi proprio la storia della Clinton e io rispondevo ‘perché se devo ispirarmi a delle teste di cazzo mi basta guardarmi intorno tutti i giorni’. Lo so, non è una risposta educata, ma rende bene l’idea. Ogni tanto bisogna guardare oltre se stessi, oltre la propria realtà, anche oltre le apparenze. Hilary Clinton può piacere o meno, essere simpatica o meno, stimolare solidarietà femminile o adesione alle sue idee ma è e rimane una gran donna. Da First lady si è comportata da signora, da avvocato e da politico ha lavorato sodo, ha coraggio e ‘attributi’. E una a cui guardare per prendere il meglio. L’idea di Hilary è quella di una che si può permettere di fare il Governatore e di correre per la Casa Bianca. Non amo le donne di potere o quelle troppo sicure di sé ma Hilary è di più, è una che sposa la politica sin da ragazzina ed è una che fa delle azioni che rappresenteranno dei precedenti per tutte le altre dopo. Solo per questo dobbiamo ringraziarla. Non ce ne sono poi molte.

E’ ovvio che cerchiamo di imitare o comunque assomigliare a chi ci piace. Scegliamo dei modelli, estetici, comportamentali, ideologici, e i modelli servono a formare noi stessi. Noi donne forse a maggior ragione e da ragazzine, durante il complesso processo della costruzione della identità sociale è quasi ovvio. Madonna ad esempio è stato un modello lampante ed era imitatissima, io da ragazzina preferivo Olivia Newton John, più eterea e delicata.
Ma alcuni modelli li ho incorporati e fatti miei, o forse sono loro che mi si addicevano, che mi assomigliavano e quindi stasera vi dirò chi sono le donne a cui ho sempre guardato e che ho tentato di imitare nello stile. Questo vi dirà molto di come sono e di come penso: e vi dirà chi mi ha ispirato il modello di bellezza classica che seguo:
Grace Kelly, una borghese americana con le fisique du role della principessa
Jacqueline Smith, una delle attrici della serie Charlie’s Angel, una bruna dalla bellezza dolcissima e non a caso più volte si è guadagnata il titolo di “donna più bella del mondo”
Lauren Hutton, modella e attrice di American Gigolo con Richard Gere, una bellezza raffinata e imperfetta ma straordinariamente intrigante, era lievemente strabica e aveva i denti divisi ma è una meraviglia
Federique Van Der Waal, modella olandese, top negli anni ’80, non famosissima come le colleghe ma straordinariamente bella ed elegante, semplicissima ed eterea
Non sapete chi sono? Cercate su Google tra le immagini, sono tutte li...

venerdì 16 febbraio 2007

Ancora un po' di ....nonna


Due piatti mi ricordano mia nonna o viceversa, comunque sono la pasta ripassata in padella (meglio se con l’uovo) e le seppie coi piselli.
Mi rendo conto di aver vissuto intensamente negli ultimi anni. Ho smesso di ricordare perché non ne avevo il tempo. Ogni minuto mi serviva a vivere.
E invece c’è un tempo per ricordare.
Avevo rimosso la mia infanzia. Poi, in questi ultimi tempi ne ho ritrovato dei pezzetti, brandelli, gocce di memoria che si sono attratti, uniti. Il risultato è un quadro, una immagine unitaria…E appena mi balena alla mente un ricordo improvviso devo fermarmi e scriverlo, appuntarlo su un foglio, atrimenti fugge via.

Io e mia nonna giocavamo a scala quaranta, credo che ogni tanto mi facesse vincere perché io detestavo perdere e una volta per la stizza strappai una carta. Mia nonna ci mise dello scotch e quel mazzo rimase li per altri vent’anni, forse anche lui è ancora lì, in qualche cassetto. A casa mia non si buttava nulla volentieri. I miei avevano fatto la guerra, quella vera, la fame, quella altrettanto vera, altro che isola dei famosi e c’era l’idea che tutto poteva servire prima o poi, o che alcuni modelli potevano tornare di moda. In quegli armadi ci sono ancora pantagonne blu elettrico, un mio bomber argento e diversi abitini di quando mia madre aveva vent’anni, con tutto il rispetto, roba da pleistocene….

Ma torniamo ai giochi: a Natale era d’obbligo giocare a Monopoli, maneggiare soldi, anche se finti, ci divertiva di più che litigare con i ceci della tombola (chissà saranno state le antiche origini ebree). Fatto sta che le partite duravano giorni interi. Mio zio, la pecora nera della famiglia, faceva il cassiere, ladro e baro e rubava i soldi per passarli sotto il tavolo a mia nonna o a mia madre che era notoriamente negata per il gioco (ma anche piuttosto sfigata in amore).
A proposito del tavolo del salotto devo fare una confessione, sperando che il reato sia caduto in prescrizione… Ebbene, spesso mi nascondevo sotto al tavolo per ritagliarmi un po’ di privacy e occuparmi dei casi miei e una delle mie attività preferite era….attaccarci le gomme masticate. Credo che le “prove del reato” siano ancora lì. Lo so, è orrendo. Posso avere le attenunati generiche o uno sconto di pena?

Quando si partiva mia nonna preparava una borsa apposita: panini con la frittata, arance tutte belle pulite e divise in spicchi. Poi portava un thermos di caffè e vari bicchierini di plastica perché si offriva a tutto lo scompartimento. Apriva la borsa, stendeva uno strofinaccio pulito, cominciava a scartare e la prima cosa che diceva era: “volete favorire?”. Mi è capitato di recente con una signora napoletana che andava a Milano, mi ha offerto un meraviglioso caffè ancora caldo, già zuccherato, fatto con l’amore delle mamme e non ho saputo dire di no. Aveva lo stesso odore di quello di nonna.
A casa mia nessuno guidava e quindi andavamo in treno ovunque. Viaggi anche molto lunghi, ma mia nonna trovava sempre qualcuno con cui chiaccherare, spesso di trovavano amici comuni e qualche volta forse lontanissime parentele. Alla fine ci si scambiavano gli indirizzi. Nonna adorava quando trovava qualcuno nato a Tripoli come lei, con cui poter rievocare i ricordi di una infanzia bella e serena. Era una persona molto socievole e io sono felice di assomigliarle.

I panini con la frittata erano magnifici: lei ci metteva anche un po’ di mentuccia e dopo qualche ora nella stagnola il pane era inzuppato nell’olio, morbido e gustoso. Ne vado ancora matta.

Se invece di partire con lei, arrivavi, potevi mettere la mano sul fuoco che avresti trovato un bel bollito col brodo e tutte le verdure. Dopo un viaggio faticoso era ciò che ci voleva. E non si sfuggiva.
Adoro le abitudini, sono rassicuranti, danno un senso di identità e continuità.

Molte delle manifestazioni dell’amore di mia nonna passavano per il cibo. Al mattino mi svegliava per andare a scuola e la prima cosa che mi chiedeva era: ‘allora, amore della nonna, che ti faccio per pranzo?’ al che mi veniva voglia di vomitare il caffellatte, ma mi trattenevo e quando rispondevo ‘non lo so’ si arrabbiava e andava via bofonchiando…’ma perché mi devo scervellare sempre io?’ giuro che di questa scena ho i testimoni. Se volevi farle un regalo bastava che le dicessi un desiderio, voglio la carbonara.
Guai invece a farle i complimenti per qualche pietanza particolarmente buona, perché presa dal desiderio di farti felice te la riproponeva per almeno i quattro giorni a seguire, il che diventava pesante. Ma anche per questo la amo e la amerò per sempre. Quello che mi dispiace è che il mio compagno non l’abbia conosciuta, si sarebbero piaciuti moltissimo. Ho sempre saputo i gusti di nonna.

Aforisma del giorno

"Ogni coperchio sa gli affari della sua pentola"
Celeste

Lunedi 19 febbraio, giorno della lentezza


“La giornata è dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta per rimanervi in equilibrio; un equilibrio che diventa sempre più precario per chi vive e lavora nelle nostre città, assecondando tempi tiranni con sforzi disumani”, dichiara Bruno Contigiani, presidente dell’Associazione L’Arte del Vivere con Lentezza (www.vivereconlentezza.it). “Non è necessario fermare il mondo e cercare di scendere: rallentare e riappropriarci del nostro tempo è possibile partendo da gesti anche piccolissimi del quotidiano, cosa che proponiamo di iniziare a fare dal prossimo 19 febbraio alle persone che riconoscono nell’affanno la regola delle proprie giornate”.
Attenzione però, c'è qualcuno che conosco a cui questa giornata è fortemente sconsigliata...lento già di suo, rischia un letargo posticipato....

giovedì 15 febbraio 2007

Dormire? Me lo ha ordinato il medico


Il pisolino dopo pranzo mette al riparo le coronarie . E abbassa drasticamente il rischio di attacchi di cuore. Lo rivela una ricerca pubblicata sugli "Archives of Internal Medicine" e riportata dal quotidiano inglese Daily Telegraph. La diminuzione del pericolo di attacchi letali risulterebbe addirittura del 64%, a prescindere dall'influenza di altri fattori fondamentali come la dieta, l'età e l'esercizio fisico. E non è tutto. Indipendentemente dalla durata della "siesta" e dalla frequenza con cui ci si concede questa preziosa abitudine, chi fa il "riposino" si garantisce il 34% di probabilità di crisi cardiache in meno rispetto a chi non lo fa.

(Fonte: Staibene.it)
(nella foto il quadro 'Romantic Siesta' di Carrie Graber)


Questa si che è una notizia che mi piace...

Sicilia paradiso delle balene.


ROMA - Nel Mediterraneo, al largo della Sicilia, c'é un vero e proprio "paradiso" dove i capodogli vivono a centinaia: a scoprirlo e' stato un esperimento di fisica dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) basato sul rivelatore di neutrini, le particelle piu' misteriose e inafferrabili, chiamato Nemo . Finora si credeva che nel Mediterraneo vivessero soltanto poche decine di capodogli, ma la prima fase dell'esperimento Nemo (Nemo-Fase1) ha catturato e registrato i loro suoni, dai quali risulta che i capodogli sono molto piu' numerosi: almeno centinaia. Cosi' l'INFN ha messo lo strumento a disposizione dei biologi marini del Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell'universita' di Pavia, che hanno potuto cosi' ascoltare, a oltre 2.000 metri di profondita', i caratteristici schiocchi emessi dai capodogli.

(Fonte: Ansa e Yahoo.it)


Splendida notizia che magari mi farà risparmiare un sacco di strada, invece di andare a Baja California per il passaggio annuale, basterà un voletto di un'ora nella mia amata e bellissima Sicilia.

Vuoi salire la scala sociale, fatti allattare ma...


L'articolo che segue è stato pubblicato dalla Bbc inglese e ripreso dal Corriere della Sera. La giornalista che firma il pezzo sul Corriere (che non cito) l’articolo originale non lo ha nemmeno visto. Infatti ha tradotto il pezzo della BBC più o meno paro paro. In realtà dopo aver tradotto, pochi clic l’avrebbero portata a verificare i dati dello studio. Bastava andare sul sito della rivista che lo ha pubblicato (gli Archives of Disease in Childhood http://www.adc.bmj.com/) e leggere almeno il riassunto (che in gergo si chiama abstract).
Fatto salvo che anche i giornalisti della BBC scommetto che non sanno leggere uno studio clinico, l’impianto dello studio è sballato alla base.
Le conclusioni a cui salta sono semplicistiche perché il successo personale non può essere determinato da un unico fattore come l’allatamento. Vago e impreciso, perché non tiene conto, ad esempio, del fatto che magari le donne che hanno allattato sono state più presenti e hanno stimolato di più i propri bambini proprio nei primi, importanti, due anni di vita.
I giornalisti inoltre non si sono chiesti che diavolo di latte fosse quello che veniva somministrato ai bambini nel 1937. Io non lo so ma forse andava spiegato alle mamme che oggi il latte artificiale è nutrizionalmente adeguato, ricco in sostanze, vitamine e minerali. Insomma l’allattamento artificiale del 1937 non può essere paragonato a quello attuale e farlo, sia pure con l’obiettivo di promuovere l’allatamento al seno, è sbagliato.
Anche uno degli autori conclude dicendo che ‘i risultati dello studio andrebbero interpretati con cautela’.
Infatti io domattina potrei svegliarmi e decidere di analizzare mille studenti delle medie, dividerli in due gruppi, quelli che masticano la gomma tutti i giorni e quelli no. Poi valutare le loro pagelle e determinare, solo incrociando i dati, che quelli che masticano la gomma hanno voti migliori. Poi lo pubblico e mi faccio un sacco di pubblicità con una cavolata e soprattutto qualsiasi cronista mi riprende la notizia e se sono fortunata Vespa ne fa pure una puntata di Porta a Porta. Il fatto di avere dei numeri perché si sono incrociati dei dati non vuol dire che tra queste due cose ci sia una correlazione diretta causa-effetto.

Ma io sono una rompipalle e questo è arcinoto….


L'allattamento al seno materno non solo migliorerà le difese immunitarie del bambino, ma lo aiuterà anche a fare carriera

REGNO UNITO – Le nonne lo dicono da sempre: non c'è niente di meglio, per un bambino, che essere nutrito dal seno della mamma. E la scienza conferma: il latte materno favorisce in modo ottimale la crescita, migliora le difese del piccolo nei confronti di infezioni, malattie e allergie, e rafforza ulteriormente il rapporto tra madre e figlio. Inoltre – rivela uno studio britannico – rispetto ai bambini che succhiano il latte dal biberon, quelli che vengono allattati naturalmente hanno maggiori possibilità, una volta adulti, di risalire la scala sociale.
SENO E STATUS – I ricercatori della University of Bristol sono giunti a questa conclusione dopo avere tenuto sotto osservazione i primi sessant'anni di vita di 1.400 individui nati tra il 1937 e il 1939. Dall'indagine è emerso che i soggetti che da bambini erano stati allattati al seno hanno poi avuto carriere migliori e maggiori successi. Viceversa, i «figli del biberon» hanno avuto un buon 41 per cento di possibilità in meno di conquistare uno status sociale elevato, anche rispetto a fratelli nutriti dalla madre. Pare inoltre che, tanto più a lungo dura l'allattamento naturale, tanto maggiori sono le chance di guadagnare status.
QUESTIONE DI TESTA – Il dottor Richard Martin, capo del progetto, ha spiegato che l'assunto britannico parte dal presupposto che, nel lungo periodo, l'allattamento al seno abbia un risvolto positivo sullo sviluppo delle capacità cognitive e quindi sul quoziente intellettivo dei bambini, e che successivamente questo influenzi anche la capacità di risalire la scala sociale. Andrew Lyon, portavoce del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, ha dichiarato che «si tratta di uno studio affascinante, che supporta tutte le teorie a favore dell'allattamento naturale. Tuttavia – ha aggiunto Martin – gli stessi autori della ricerca ammettono che i dati emersi devono essere interpretati con cautela, e che sono necessari ulteriori approfondimenti prima di poter giungere a qualsiasi conclusione».

Le mie paure...e un pensiero a Piera Maggio




Oggi ho deciso di parlarvi di paure e per stimolarvi alla riflessione ho pensato di cominciare col parlarvi delle mie.
Posso dirvi che non ho paura degli insetti, che tollero topi, ragni e serpenti, che non ho paura di volare in aereo e nemmeno di morire.
Da piccola invece ero terrorizzata dalle ‘gerridi’ insetti volanti simili a gigantesche zanzare (vedi foto) dalle zampe lunghissime che vivono nei pressi di laghi e fiumi. Io vivevo proprio vicino ad un fiume e quando ne entrava una in casa gli urli si sprecavano. Poi la paura è passata.
Per un altro periodo ho avuto paura del terremoto. Ho vissuto di riflesso quello del Friuli: in quel periodo vivevo in Trentino e lo sentimmo piuttosto forte perché il pensiero mi rimanesse attaccato addosso per qualche anno. Ci pensavo la sera, prima di andare a dormire, ogni sera, immancabilmente. Credo che fosse una lieve forma di disturbo post traumatico da stress anche se a quel tempo forse non era nemmeno mai stato decritto nei manuali di psichiatria.
Da ragazzina poi temevo per l’icolumità dei miei cari, fatto credo fisiologico.
Questo per ciò che riguarda le paure, per così dire, generiche.

Nel tempo ho sviluppato la convinzione che la paura sia una soglia psicologica. La distanza tra l’avere paura (magari dell’ignoto, perché non sai cosa ti aspetta) e non averne più è solo un passo e non un baratro.
La mia personale strategia è “superare la soglia”, fare ciò di cui ho paura. In genere la sensazione della paura è (per me) più sgradevole dell’emozione legata all’azione. E a posteriori, la paura era ingiustificata.

In genere il mio “cervello ottimista” mi impedisce di pensare a situazioni ansiogene e catastrofiche. Ma ho anche scoperto che pensare a “qualcosa di brutto” serve un po’ ad esorcizzarlo. (Non a caso dicono che se sogni la mor

Concorso a premi: Quanti anni ha?




Piccolo concorso a premi dove si vince....che ne so, un libro, una confezione di cioccolatini, 60 LP (non ho più il giradischi e quindi non so cosa farci).


Basta rispondere correttamente alla domanda: quanti anni ha l'uomo della foto?


Buon divertimento.

Roma? Non è roba mia. Considerazioni sulla 'cosa pubblica'.


Stavo andando a prendere la pagella di mia figlia e, approfittavo di quei pochi minuti di guida per riflettere. Il mio pensiero è andato automaticamente al concetto di “cosa pubblica”. Ogni giorno che Dio manda in Terra quando vado a prendere la macchina in garage trovo la luce accesa. Qualcuno prende la macchina, se ne va e non la spegne. Probabilmente crede che non sia roba sua. Invece lo è. Ma non solo, è anche roba mia, e la pago. Perché quando arriva la bolletta condominiale pago tutta l’energia elettrica che la persona in questione ha sprecato. Per pigrizia, per superficialità. La cosa, ovviamente, mi rode per principio.
E allora il pensiero della “cosa pubblica” è stato automatico.

Ancor prima di riuscire a formulare esempi di come la cosa pubblica sia considerata di “nessuno” e quindi soggetta a abusi, sprechi o incuria, ho trovato per terra un volantino che vi riassumo:
“In questo anno scolastico noi studenti della Scuola Media Bitossi abbiamo preso coscienza delle principali cause di degrado nel nostro quartiere e nella città. Desideriamo dare ai cittadini alcune informazioni sul problema del VANDALISMO. Gli atti vandalici costituiscono un notevole onere per la comunità che si deve impegnare economicamente per risanare i manufatti danneggiati. In un anno il Comune di Roma ha speso 7 milioni di euro per riparare questi danni, sottraendo queste risorse al miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini. Questi soldi non scendono dal cielo ma sono i nostri soldi, i soldi di tutti i cittadini!
Un particolare problema è costituito da chi IMBRATTA muri e anche monumenti. Per chi imbratta i monumenti (che sono il nostro patrimonio artistico) la sanzione va da 80 a 500 euro. Pulire un metro quadrato di muro costa tra 40 e 60 euro. Guardiamo come sono ridotti i muri del nostro quartiere e calcoliamo quanto ci costerebbe ripulire tutto. Il vandalismo è uno schiaffo alla nostra città. Grazie per avermi letto, e per favore, se mi trovi per terra, buttami in un cestino.”

Questo volantino rappresenta una lezione di educazione civica che dei ragazzini delle medie danno a noi adulti. Giacché mi sembra molto eloquente, rimando ad un altro post altri esempi di malcostume.

Aforisma del giorno

Mi scuso per l'assenza di ieri ma è stata una giornatona. Quando sono tornata a casa non avevo più nemmeno la forza di digitare sul pc. Però ho letto molto e sono piena di nuove idee e provocazioni.
Prima di somministrarvi l'aforisma del giorno però vorrei ringraziare pubblicamente la mia amica Bree che ieri mi ha rassicurata molto su una faccenda che mi preoccupa in questi giorni. Ci sono dei momenti in cui scegli di parlare con qualcuno che 'senti' ha la risposta giusta. Grazie mia cara, spero di poter ricambiare presto.

"Il miglior modo per prevedere il futuro è inventarlo"
(F. Ford Coppola)
Oggi mi sento di nuovo positiva, si vede?
Buona giornata a tutti.

martedì 13 febbraio 2007

Un aiuto per Azzurra


Azzurra una bambina di 4 anni è affetta da un rarissimo disturbo chiamato malattia di Leigh, che le impedisce di parlare, camminare e muovere le gambe. Per nutrirla le è stato inserito un tubo nello stomaco. Per guarire ha bisogno di particolari cure disponibili negli Stati Uniti, ma il costo (300.000,00 euro per un anno) è proibitivo per la sua famiglia. Per questo i genitori di Azzurra hanno fatto un appello attraverso il blog curato dalla mamma della piccola, http://insieme_per_azzurra.blog.tiscali.it/ affinché si riesca a raggiungere la somma necessaria per le cure. Oltre a trovare tutte le informazioni sul blog per sapere di più sulla malattia si possono visitare i seguenti siti http://www.theleton.it/ e http://www.mitopedia.org/, mentre per la cura http://www.therapies4kids.com/ e www.oceanhbo.com.
Per una donazioneBanca Nazionale del lavoro:cc 6433 - Abi 1005 - Cab 13974intestato a : un aiuto per Azzurra

Google è il Grande Fratello? E qual è il suo vero potere?

Il mio amico senzatetto

Oggi sono triste e amareggiata. A causa del mio carattere solare non mi succede spesso.
Comunque sia avevo deciso di fare un salto in libreria. Sono andata a Piazza Cola di Rienzo e lui era sempre lì. Il senzatetto di cui vi ho già parlato.
Stavolta mi sono fermata a parlarci un po’. Mi sono fermata con un sorriso e me ne sono andata piangendo, ma io sono un cuore tenero (mi hanno detto, benedicendo la mia ingenuità).
L’uomo che vive in una cabina telefonica si chiama Giulio, ha 78 anni, ha perso la casa 8 anni fa e da allora vive per strada. Nella cabina telefonica, seduto su una sedia ci dorme. Il suo più grande desiderio è dormire sdraiato. Le gambe sono gonfie, mangia male, beve e fuma. Ha avuto anche un brutto raffreeddore (vorrei vedere voi a dormire per strada). Qualcuno gli ha regalato una coperta. Cammina, ma è curvo. Attraversa la strada senza guardare e spera che Dio lo prenda con sé per ritrovare nell’Aldilà le persone della sua famiglia. Gli ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa, mi ha detto ‘ho bisogno di 6 numeri’. Mi ha fatto sorridere, non ce li ho quei sei numeri. Mi ha raccontato una poesia in romanesco, una poesia amara.
Poco prima avevo, sbadatamente, sperato in un miracolo per me stessa. Ho fatto appena in tempo ed ho cambiato idea: se vi avanza un miracolo, per favore datelo a lui.
Se passate di la, salutatelo, dategli del denaro, quello che potete. Giulio è amico mio.

Se siete medici, vi prego, controllate se sta bene. Grazie

Le nuove BR


Ieri sono stati arrestati, dopo due anni di pedinamenti e intercettazioni, 15 esponenti delle nuove Brigate Rosse. Una notizia davvero inquietante, e il senso di allarme non mi passa al pensiero che siano stati arrestati. Bisogna chiedersi perchè.


Tentano di farlo, a modo loro, i programmi di approfondimento. Su Porta a Porta sorvolo. Ieri ho guardato Matrix. Mentana ha invitato un esperto di antiterrorismo, Marco Ferrando, un ultra comunista e Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera di destra.


In collegamento Vittorio Feltri, il cui giornale Libero risulta essere uno degli obiettivi possibili del nuovo nucleo brigatista. Feltri afferma di aver avuto il sospetto che postesse tornare questo tipo di terrorismo e che fosse collegato al terrorismo di matrice islamica. Il suo giornale ne ha scritto ipotizzando che i membri si riunissero in alcuni centri sociali (ma va? E io che credevo che prendessero l'aperitivo al Billionaire). "Non ci era sfuggito un certo cambiamento".


Ferrando prova a proporre una domanda a mio parere interessante: 'perchè proprio ora?', ossia non perchè ce ne danno notizia ora ma perchè ora si manifesta una recrudescenza di un fenomeno che pensavamo di aver archiviato nei libri di scuola? (Anche se l'arresto della Lioce e del suo gruppo avrebbe dovuto farci riflettere di più invece eravamo così contenti che fossero finiti in manette che ci siamo limitati a smettere di pensarci).


Ora, una piccola riflessione, modesta perchè non sono un'esperta di politica. E' evidente che il paeseversa in una crisi di identità. Le decisioni politiche sono impopolari, la finanziaria ci stritola, siamo un paese di gente indebitata che non arriva a fine mese e che non riesce più a mettere un euro da parte. Il futuro ci appare scuro e insicuro. Il lavoro è sempre più precario, il posto fisso non esiste più. Nel frattempo le spese continuano ad aumentare: ogni tre mesi il telegiornale ci annuncia che aumenterà la luce, il gas, la benzina e le sigarette. Non è una informazione, è una condanna. Non abbiamo alternative, se vogliamo la luce elettrica dobbiamo acquistare quella dell'enel. E io parlo da privilegiata.

Non so immaginare lo stato d'animo delle famiglie che vivono con 1300 euro al mese, non so immaginare la paura di quelli che oggi fanno gli operai e domani, se spostano la fabbrica in Romania o in Cina, chissà.

Insomma, è un paese che per salvare se stesso a livello europeo sta sacrificando i propri cittadini.

In questo clima di sfiducia e sconforto mi pare naturale che alcuni, invece di lamentarsi e basta, decidano di sovvertire, di dare dei segnali forti.

La società preme dal basso, dalla sua base più ampia.

La gente vuole la pace in Italia come in Afganistan, ma alcuni vogliono dare segnali forti.

Le elezioni non bastano più a rendere i cittadini sicuri che le loro esigenze saranno prese in considerazione e tutelate. Sia a destra che a sinistra i governi vanno er conto loro con quel fastidioso atteggiamento paternalistico che sembra dire: 'sappiamo noi quello che è meglio per voi'.

Io credo che fosse inevitabile che qualcuno (e sono certa che siano più di 15 persone in un paese di 55 milioni) pensi di dover dare un segnale forte. Non è GIUSTO, non voglio dire questo, ma dato il quadro generale non è nemmeno una ipotesi campata in aria.


Una piccola nta. Stamattina la prima cosa che ho fatto è stato andare sul blog di Beppe Grillo per leggere le sue considerazioni sull'argomento. Nulla, non una parola. Cosa che mi ha sorpreso moltissimo. Beppe, vorremmo sapere quello che pensi.

Dal blog di Beppe Grillo: critical mass

C’è un movimento che va aiutato a crescere.
Si chiama Critical Mass.

E’nato a San Francisco nel 1992. Poi si è diffuso in tutto il mondo. E' partito anche in Italia. Dove le città più belle del mondo sono ridotte a parcheggi di Suv e a depositi di polveri sottili. Con edifici di un bel colore nero piombo. Critical Mass è semplice: i ciclisti si danno appuntamento tutte le settimane nelle città italiane per riprendersele bloccando il traffico. A Milano Critical Mass si riunisce ogni giovedì alle ore 22 in piazza dei Mercanti, a due passi del Duomo. L'altra sera Piero Ricca ha partecipato al loro appuntamento.“C'erano persone di tutte le età. Molte sono diventate amiche grazie alla comune passione per la bici. C'era un'allegria contagiosa, la voglia di stare insieme in modo semplice. Rarità nella Milano di oggi. Chi non è schiavo delle scatolette di lamiera sta meglio mentalmente. Ho intervistato alcune di queste persone. Poi uno di loro mi ha ospitato su una sorta di piccolo Suv a pedali. E abbiamo fatto un giro di un paio d'ore per la città. I vigili, molto discretamente, ci scortavano. Alcuni volantinavano contro l'inciviltà a quattro ruote. Altri diffondevano musica da impianti stereo incassati sulla canna della bici. Alla fine c'è stato anche un picnic in piazza, con brindisi e scambi di indirizzi mail: molto più divertente che un happy hour in un locale alla moda. Non poteva mancare il confronto con il titolare di un Suv a motore tutto nero. Visibilmente sovreccitato è sceso dal trabiccolo, furente per questioni di precedenza. S'è scagliato contro uno del gruppo, poi ha capito che non si sarebbe messa bene e si è ritirato nella sua astronave a inveire. Ma non era colpa sua. La pubblicità indottrina gli automobilisti. Le pubbliche amministrazioni PM10 li amano. Ma sono il passato. Le nostre città vanno restituite alle persone”.La presa per il culo, scritto per esteso, delle piste ciclabili che non ci sono o si interrompono improvvisamente o sono okkupate da un catorcio. La presa per il culo, scritto per esteso, dei semaforini con le biciclettine verdi e rosse e le code di macchine, i marciapiedi di macchine, gli scivoli per disabili di macchine. La maggior parte delle città italiane è fatta a misura di bicicletta. Non sono Los Angeles. Sono Firenze, Verona, Parma. Diamo la precedenza ai ciclisti e non ai petrolieri e ai costruttori d’auto. Invadiamo le città con le bici con Critical Mass nelle città. Oggi a Milano, domani in tutta Italia. Dipendenti sindaci, in bici in ufficio vi vogliamo vedere in bici. Per dare il buon esempio.Gli appuntamenti di Critical Mass.

lunedì 12 febbraio 2007

E li chiamano esseri UMANI???



Mi spiace cominciare la settimana con una notizia simile, ma non si può e non si deve girare la testa dall'altra parte. Kira è un cane, ma non SOLO un cane. E' una CREATURA che ha sofferto immensamente ma che ha dimostrato di voler vivere. Ora ha diritto all'amore. La fiducia completa negli esseri umani, quella forse non la riavrà mai, specialmente se ti tradiscono quando sei solo un cucciolo, quello che ti rimane nel cervello è solo paura.

Non riesco nemmeno ad immaginare una punizione adeguata alla GENTE (non persone) che hanno ridotto così questo cane. Credo che spalare merda a vita, pulire i cessi pubblici, e alla sera essere chiusi in una cella di due metri per due in isolamento sia l'unica vita che si può permettere loro. Scusate la crudezza, ma è inaccettabile e di fronte ad una simile crudeltà rimane solo rabbia e indignazione.





Mutilata, maltrattata e denutrita ecco Kira, abbandonata a Sassari


SASSARI - Maltrattata, mutilata, denutrita e abbandonata. Sembra viva a stento Kira, una cagnetta trovata nei giorni scorsi in condizioni gravi davanti a un rifugio per animali abbandonati, in provincia di Sassari.





La sua immagine, raccapricciante, ha fatto rapidamente il giro dei blog, suscitando reazioni indignate da parte di moltissimi lettori che hanno segnalato gli abusi subiti dall'animale anche a Repubblica.it, chiedendo di far conoscere la sua storia. Kira sta male. E' ridotta pelle e ossa, è affetta da rogna e ha le pulci. Le orecchie le sono state mozzate forse con un coltello, e anche la coda. Ha una deficienza renale. I muscoli sono quasi completamente atrofizzati. Fa molta fatica a stare in piedi e ci riesce in modo incompleto. Deve essere stata tenuta a lungo in uno spazio talmente ristretto da non potersi muovere, né alzare. Rimane in posizione fetale, sul lato sinistro. E nella zampa sinistra non ha più il quinto polpastrello: lo ha consumato completamente a forza di sfregarlo al suolo. Il cane, che ha poco più di un anno, ora si trova in una clinica veterinaria in città dove sta ricevendo tutte le cure necessarie, ma i medici sono molto preoccupati per le sue condizioni psicologiche. "Ha molta paura anche di noi, quando ci avviciniamo gira la testa come se temesse di essere picchiata" racconta al telefono una delle veterinarie che la sta curando. Le sue condizioni stanno migliorando, ma sono ancora precarie. Pubblichiamo, a parte, la sua fotografia, anche se turberà i lettori, a testimonianza delle condizioni in cui è stato ridotto questo animale. Per far riflettere.
(Fonte: La Repubblica 11 febbraio 2007)