martedì 11 febbraio 2014

FARMACI PER VEGETARIANI? L’ANIMALE NELLA COMPRESSA, MA NESSUNO LO SA

Le persone che scelgono di orientare le proprie scelte in senso ‘vegetariano’ sono sempre di più, il 6% della popolazione italiana, il 5% di quella inglese. Giovani adulti tra i 25 e i 40 anni, con una maggioranza di donne e un 1% che sceglie la via più radicale VEGAN che prevede l’esclusione totale delle proteine animali, non solo a tavola ma anche nell’armadio, in casa e in molti altri ambiti. Oltre a questo esercito in crescita esistono gruppi religiosi che evitano il contatto e l’assunzione di alcune specie animali, eppure la maggior parte di medici e altrettanti pazienti ignorano che i farmaci più comunemente prescritti contengono elementi animali. L’eparina a basso peso molecolare ad esempio (maiale), il Gelofusine (un sostituto del plasma) contiene ingredienti di derivazione bovina e alcuni tipi di ormoni sono estratti dai cavalli.
La lista prosegue con il lattosio estratto dal caglio di mucca, mentre la gelatina che serve a incapsulare i farmaci viene prodotta a partire da pelle bovina, suina o da pesci. Va da se che quando sia estratta da suini potrebbe non essere accettabile da pazienti di religione ebraica o musulmana e anche la Divisione Kosher dell’Unione Ortodossi non ammette l’uso di questi farmaci tra i suoi membri. Anche lo stearato di magnesio, un eccipiente piuttosto comune, è estratto dal grasso animale.
Eppure leggere la lista degli ingredienti non è sufficiente a svelarlo. Nonostante esistano raccomandazioni specifiche nazionali, internazionali, la scelta individuale del paziente non è ancora adeguatamente tenuta in considerazione . L’etichettatura sulla confezione esterna sarebbe un modo per segnalare ingredienti animali a queste particolari fasce di pazienti. Esistono linee guida europee sulla lista degli ingredienti sulla confezione esterna ma comprendono soltanto quelle sostanze che possono causare una reazione avversa medico, come il saccarosio. Nel frattempo le industrie intercettano i bisogni e tentano di adeguarsi: le prime capsule vegetali, a base di ‘ipromellosa’ (un eccipiente), sono stati prodotte nel 1989 e la produzione è notevolmente ampliato da allora, mentre la domanda per i farmaci privi di gelatina è cresciuto del 10%.  Oltre ai benefici per i pazienti con preferenze alimentari, l'uso di queste capsule evita la necessità di osservare con le normative in materia di encefalopatia spongiforme bovina. Il lattosio è già prodotto da alcuni produttori senza l'utilizzo di caglio; stearato di magnesio può essere sintetizzato chimicamente.
Un interessante studio del BMJ ha recentemente affrontato una questione ormai globale sia per motivi individuali che religiosi, analizzando i 100  farmaci più comunemente prescritti nelle cure primarie nel gennaio 2013 dal NHS Business Services Authority. Di questi, 74 contenevano una o più di lattosio, gelatina, magnesio stearato. Il lattosio è stato trovato in 59 farmaci, di cui 48 avevano accompagnamento di valutazione pubblica report-l'unica fonte di informazione con riferimento alle origini di eccipienti. In 10 casi (21%), la relazione non dichiarava specificamente che il farmaco conteneva materiale di origine animale. Delle 38 relazioni che citano il contenuto animale, solo il 21% dichiarava l'uso di caglio di vitello. 
Il Magnesio stearato è stato trovato in 49 dei primi 100 farmaci, con la forma animale dichiarata in quattro prodotti e la forma vegetariano confermata nel 31. Quattordici prodotti invece  non presentavano informazioni sulla provenienza.
La gelatina è stato utilizzata in 20 farmaci. Tuttavia, due delle relazioni di valutazione del prodotto dichiaravano erroneamente che non vi era alcun contenuto animale e sette non menzionavano il contenuto degli animali. 
I ricercatori hanno quindi scoperto che é difficile determinare l'idoneità dei comuni farmaci per i pazienti con preferenze dietetiche specifiche.  Il British National Formulary fornisce solo indicazioni, controindicazioni del farmaco, il dosaggio, e il costo. Opuscoli informativi pazienti e riassunti delle caratteristiche del prodotto incluso eccipienti, ma non ha specificato le origini. Solo la relazione di valutazione dei prodotti medicinali e prodotti sanitari Regulatory Agency ha fornito le dichiarazioni riguardanti i contenuti prodotti di origine animale, ma anche questi erano incoerenti, incompleti e in due occasioni sbagliati. 
I dati suggeriscono che è probabile che i pazienti ingeriscano  farmaci contenenti prodotti di origine animale senza che né il  medico prescrittore, né il farmacista ne siano a conoscenza. 


venerdì 31 gennaio 2014

Il cervello burlone, il mio ma anche il vostro

Il cervello è un organo piuttosto particolare, affascinante, meraviglioso, ma come tutte le superstar presenta anche qualche capriccio. Ieri sera uscivo da un Seminario sulla Sex Crime Investigation ed ero intenta a pensare a cosa avrei cucinato per la cena mentre mi avviavo verso la mia automobile. L'avevo parcheggiata particolarmente bene, all'interno delle rassicuranti strisce blu e con il suo bel pagamento del parcometro in bella vista sul cruscotto. Mi avvio sulla strada e inizio a cercarla... niente. Torno indietro e rifaccio il pezzo di strada ritenendo di essermi distratta e ripercorro di nuovo la strada...niente, nessuna traccia della mia Katerina... un filo d'ansia inizia a salire insieme ad una certa irritazione giacché mi trovavo praticamente attaccata alla Questura. Nella mia mente iniziano ad instillarsi i dubbi: 'magari l'ho parcheggiata dall'altro lato' e quindi inizio a scorrere anche l'altro marciapiede con la fastidiosa sensazione di sembrare una signorina in cerca di clientela. Alla terza vado dal Piantone e gli faccio: 'mi hanno rubato la macchina!' 'E' sicura?' Si certo, bla bla bla 'Va bene allora vada in caserma a Via XXX a sporgere denuncia. Vado a piedi, con in testa una serie di improperi irripetibili ma con un'ultima speranza: sulla mia auto è installato un GPS proprio per queste evenienze. Arrivo alla Polizia e intanto il centro assistenza mi risponde, mi chiede targa, luogo di parcheggio ecc. E poi l'operatore del call center mi fa: 'ma via xxx vicino a via xxx?' Io: 'si' e lui 'guardi signora a me la macchina risulta lì'. Vergogna. Come ho fatto a non vederla? Ho controllato TRE volte. Sono sollevata e seccata e vado come un razzo a controllare. Mentre cammino di nuovo verso la via mi si accende una lampadina e inizio a capire: io ho cercato la macchina nel tratto di strada in cui le altre auto avevano i musi parcheggiati nel MIO senso di marcia, mentre non mi era venuto in mente che potesse essere tra quelle che avevano i MUSI nell'altro senso.
Morale: la macchina era lì e io mi sono sentita una perfetta idiota. Però la figuraccia mi ha attivato una serie di ricordi sul cervello al quale ci affidiamo un po' troppo. Mi spiego: il cervello non vuole sprecare energia e quindi di fronte ad uno stimolo ci offre la risposta più semplice, che però non sempre è quella giusta. Quindi a me il cervello ha detto: se avevi il muso di QUA non puoi averla messa tra quelle col muso DI LA', insomma ha preso una scorciatoia, mi ha dato la risposta più intuitiva ma proprio l'intuito ci frega. Lo dimostrano centinaia di studi. In uno dei più noti viene dimostrata l'esistenza di un meccanismo di 'cecità selettiva'. Ad un gruppo di persone viene chiesto di contare i passaggi di una partita di basket e durante la partita viene fatto passare un uomo travestito da gorilla, insomma, mica una cosetta, invece nella maggior parte dei casi alla domanda: 'hai notato qualcosa di strano durante la partita?' la maggior parte dei soggetti diceva di NO. Ecco qua il primo assunto: se sei concentrato su qualcosa il cervello abbassa l'attenzione sull'ambiente circostante ed è la ragione per cui se stai litigando al telefono mentre guidi è piuttosto facile che tu possa fare un incidente. Nel mio caso sono stata vittima di una 'illusione cognitiva' e mi sono fidata della risposta più facile.
Quindi, non bisogna fidarsi sempre ma sforzarsi di ampliare l'ambito delle possibilità, il che fa consumare più zuccheri e fatica ma che almeno non espone al rischio che ti dicano: 'Signora non è che questo servizio lo può usare quando non  si ricorda dove ha parcheggiato'.

mercoledì 29 gennaio 2014

India il luogo peggiore per le donne



Negli ultimi mesi avrete sentito le continue notizie di stupri e violenze efferate ai danni di donne e ragazze indiane. Un fenomeno nuovo di cui non si era sentito parlare prima. Personalmente poi ho sempre avuto l'impressione che quello indiano fosse un popolo gentile. Le mie sporadiche esperienze con indiani mi hanno sempre lasciato un senso positivo, persone istruite quando non colte, dai modi perbene e gentilissimi che nella mia mente ha stonato con le notizie dei TG.
A seguito di un breve post in cui ho chiesto un parere ai miei amici di FB, per la maggior parte giornalisti, mi è stato suggerito che questa campagna mediatica negativa potrebbe essere legata alla vicenda dei nostri Marò detenuti illegalmente in India e la corrispondenza temporale tra le due cose rende l'ipotesi più che plausibile. Ma non è possibile parlar male di un intero popolo se questi è innocente e quindi la mia curiosità è stata stimolata ancor di più. Qualche ore di ricerche in Rete hanno aperto una realtà dolorosa. Sembra infatti che l'India sia un Paese in cui le donne vivono in una condizione di inferiorità cronica e anacronistica. Si osserva appena arrivati nel Paese dove salta all'occhio la diversità di abbigliamento tra i due sessi: gli uomini in jeans e maglietta e le donne in abito tradizionale. Inoltre esistono vere e proprie forme di segregazione di genere con scompartimenti del treno riservati alle donne. Le ragazze poi non possono circolare da sole, bensì devono essere accompagnate da un uomo della famiglia, pena l'elevato rischio di essere aggredita, picchiata o stuprata. La presenza di un certo tipo di braccialetto indica a tutti che quella donna è protetta da un fratello e quindi non deve essere toccata.  Insieme alle violenze sessuali infatti nel paese c'è un elevatissimo numero di suicidi tra le donne che dopo lo stupro sono emarginate e rovinate. La violenza sulle donne in India non è una eccezione, bensì la norma anche in famiglia, una risposta sbagliata al coniuge può scatenare violenze, molte hanno il viso deturpato dalle bruciature, l'assetto sociale è rigidamente patriarcale. Il senso di possesso è pervasivo e il padre ha il potere di uccidere le figlie che li disonorino  o che abbiano rapporti con uomini di casta inferiore. Non essere accompagnate è un vero e proprio tabù e le coppie non sposate non sono bene accette anche perché il valore della donna è misurato con la sua purezza. Peggio ancora avviene nelle zone rurali del paese dove le donne disonorate sono costrette a sposare i propri stupratori. Le donne della casta degli intoccabili poi sono invisibili o oggetto di violenze 'tollerate', la Polizia infatti scoraggia le denunce e la morale comune è ascritta ad una trazione arcaica che si rifà all'epoca vittoriana.
Leggere questi articoli è stata una rivelazione dolorosa e pesante anche perché è ancora poco noto che nel mondo ci siano modelli sociali in cui è accettata l'inferiorità di un genere. Ma ai posteri l'ardua sentenza.

Photo:Steve McCurry

IL CANALE DI TV SHOPPING HSE24 E MANDA GLI INNAMORATI IN VACANZA

Fai un regalo o un acquisto personale per San Valentino e...parti con il partner per un week end, te lo regala il canale di tv shopping HSE24. Tutti sintonizzati sul canale 37 del digitale terrestre o sul sito www.hse24.it perché ogni acquisto in più aumenta la possibilità di vincere. 



L’atmosfera speciale che aleggia intorno all’evento di San Valentino contagia anche il TV Shopping. I Buyer di HSE24, il canale di shopping news e intrattenimento che trasmette sul 37 del digitale terrestre, hanno lavorato alacremente per creare una selezione di prodotti per preparare la casa a celebrare la coppia e i sentimenti.
Ma quest’anno il canale ha fatto molto di più, decidendo di regalare ai propri clienti la possibilità di vincere un weekend romantico da trascorrere in coppia.
San Valentino, shopping in love è l’evento televisivo che permette ai clienti di HSE24 di trovare tutti i prodotti ideali per creare un’occasione indimenticabile il giorno dedicato agli innamorati e di poter vincere un weekend speciale da trascorrere con il proprio partner. Ogni ordine fatto nelle giornate dell’1, 2, 3 febbraio dà diritto a partecipare al concorso. I vincitori saranno estratti a sorte, entro la fine di marzo, tra tutti coloro che hanno effettuato almeno un ordine in una di queste tre giornate. Più ordini si fanno, più probabilità di vincita si hanno.
II concorso prevede la possibilità di scegliere un pacchetto di viaggio tra le opzioni “Weekend Romantico” (due notti in hotel 3 o 4 stelle in camera doppia con prima colazione e una cena in hotel), “Weekend Benessere” (in hotel 4 stelle con colazione, una cena ed esperienza di benessere inclusa), “Weekend da Assaporare” in cui al pacchetto è aggiunta una degustazione di prodotti tipici e particolari perché la seduzione passa anche dalla tavola.
Durante l’evento che si terrà sul canale 37 della TV dall’1 al 3 febbraio, HSE24 proporrà  una selezione di prodotti pensati per rendere speciale il giorno di San Valentino e per fare in modo che l’atmosfera si possa ricreare ogni volta che lo si desidera, così che possa essere la festa degli innamorati anche tutto l’anno!
 HSE24 consegna in tutta Italia entro 3/5 giorni, quindi niente paura, ordinando durante l’evento si avrà tutto il tempo di preparare la casa per l’occasione ed essere splendide per il vostro “lui” il giorno di San Valentino e tutte le volte che vorrete voi.

I dettagli e il regolamento del concorso, insieme all’elenco completo delle destinazioni, sono disponibili sul sito www.hse24.it 

venerdì 6 settembre 2013

Ma smettere di fumare fa ingrassare, o NO????

Questo è un articolo apparso sul Corriere qualche giorno fa. Di seguito Vi propongo il commento del dottor Fabio Beatrice, mio coautore del libro '101 motivi per non fumare' (Guerini). 
"Smettere di fumare fa ingrassare, e questo è purtroppo un fatto innegabile. Ma vi siete mai chiesti perché ciò avviene? In genere, si pensa che il "nervosismo" che un tempo veniva scaricato tramite la sigaretta, per coloro che smettono di fumare finisca per essere "scaricato" mediante l'assunzione di maggiori quantità di cibo. Ma sarà davvero questo il motivo? Uno studio promosso dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), suggerisce che la ragione che porta a prendere qualche chiletto dopo aver detto addio alla sigaretta non sia esattamente questa. 
 In realtà, pare infatti che a provocare un aumento di peso possa essere piuttosto un cambiamento nella composizione della flora intestinale. Per provare questa tesi, gli studiosi hanno preso in esame, per un periodo di 9 settimane, il materiale genetico dei batteri intestinali di 5 non fumatori, 5 fumatori e 10 persone che avevano smesso di fumare una settimana prima di prendere parte alla ricerca. In particolar modo, gli studiosi avrebbero esaminato dei campioni di fecidei partecipanti allo studio.
Ebbene, secondo quanto emerso, sembrerebbe che la diversità batterica nelle feci fra i soggetti che fumavano e quelli che non fumavano non fosse troppo eccessiva. A cambiare in maniera evidente pare sia stata invece la composizione microbica dell'intestino, con un aumento deiFirmicutes e Actinobacteria e una riduzione diBacteroidetes e Proteobacteria. 
Insomma, dalla ricerca i cui risultati sarebbero stati pubblicati sulle pagine della rivista on line "PLoS One", sarebbe dunque emerso che gli ex fumatori che prendono qualche chilo - in media si tratterebbe di 2,2 chili di peso - non lo fanno affatto perché mangiano di più!"
Il commento del dottor Fabio Beatrice, Primario di ORL all'Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore del Centro Antifumo dello stesso ospedale:
L'interpretazione che il fumare modifica la composizione della flora batterica intestinale esponendo chi smette ad un aumento di peso è una delle componenti che interviene in questo fenomeno. Infatti, se da una parte è vero che la cessazione induce una sorta di ripristino delle condizioni fisiologiche di tutto l'organismo, è anche vero che smettendo cessa l'effetto per così dire " dopante" della sigaretta . Chi fuma in effetti tende a impoverire la sua dieta e ad accelerare il proprio metabolismo, chi smette torna ad avere " i morsi della fame " anche perché
ha bisogno di canalizzare in qualche modo lo stress che la sigaretta spegneva in maniera certamente poco salutare. Non è a caso che quando si aiuta una persona a smettere di fumare alcuni punti fermi del trattamento consistono proprio  nella gestione della dieta e nella comprensione e canalizzazione dello stress in forme compatibili con le abitudini e le predisposizioni del soggetto. Si insegnano esercizi di training autogeno, si orienta verso una maggiore attività fisica, si suggerisce una maggiore attenzione alla propria persona. Insomma smettere di fumare senza prender peso è alla portata di tutti purché si ricevano i giusti consigli.

lunedì 2 settembre 2013

A piedi nudi nel parco...e non solo



Di Paola Emilia Cicerone


Ballerine o tacco 12? La risposta corretta per la nostra salute sarebbe “piedi nudi”. Ci piaccia o no, non siamo fatti per portare le scarpe. Lo confermano le rarissime foto dei piedi di chi ha camminato scalzo tutta la vita, molto diversi dai nostri, con la pianta confortevolmente allargata e le dita ben dritt , anzi un po’ aperte a ventaglio: a ricordarlo al mondo è stato Daniel Howell, http://www.thebarefootbook.com/ autore di un volume sul barefooting pubblicato anche in italiano. Con le vacanze appena concluse è facile ricordare quanto sia piacevole camminare a piedi nudi sulla spiaggia o su un prato. Gli esperti però consigliano di sperimentare - a piccole dosi e con un po’ di allenamento - anche un terreno accidentato. Fa bene ai piedi, sensibili e ricchi di terminazioni nervose ma non fragili, e non solo. Camminare a piedi nudi è anche un esercizio cognitivo, stimola la circolazione e riequilibra la postura: particolarmente se riusciamo a farlo in mezzo alla Natura. “Il terreno piatto è un' invenzione degli architetti. E' adatto per le macchine, non per i bisogni umani...” sosteneva l’architetto ed ecologista austriaco Friedensreich Hundertwasser. Di conseguenza, anche se oggi il barefooting va di moda e ci sono anche star famose che lo hanno adottato, forse non è il caso di buttare le scarpe ed affrontare scalzi marciapiedi e metropolitana. Possiamo però cogliere tutte le occasioni per lasciar respirare i nostri piedi, in casa quando non fa troppo freddo ( proteggendosi se è il caso con dei calzini antisdrucciolo) e soprattutto all’aperto, sui prati e sulle spiagge. E non solo

Il barefooting si sta diffondendo a livello internazionale (www.barefooting.eu/, www.nati-scalzi.org/ ). E se i più radicali si battono per la possibilità di vivere costantemente senza scarpe , molti preferiscono creare opportunità per camminare a piedi nudi nella natura. In Svizzera sono abbastanza diffusi i sentieri per camminare scalzi su terreni diversi ( www.sentierpiedsnus.ch/ www.myswitzerland.com/it-it/sentieri-da-percorrere-a-piedi-nudi.html) spesso ispirati ai principi della medicina naturale secondo il metodo Kneipp. In Francia c’è un parco di divertimenti dedicato ai piedi scalzi nei Vosgi ( www.la-ferme-aventure.fr/ ) ma anche i percorsi sensoriali dei Giardini di Broceliande in Bretagna ( www.jardinsdebroceliande.fr) e anche nei parchi tedeschi stanno nascendo aree attrezzate appositamente (www.barfusspark.info/it/itpark.htm). In Italia il barefooting non è ancora molto diffuso ma si comincia a organizzare qualcosa (per esempio www.fassa.com/IT/Attivita-e-sport-in-Val-di-Fassa--Barefoot/) Senza dimenticare che per camminare a piedi nudi non serve una struttura attrezzata ma solamente una spiaggia o un prato e la voglia di sperimentare…..I nostri piedi ci ringrazieranno!



sabato 17 agosto 2013

Naturale é bello?


Naturale è bello ?
Di Paola Emilia Cicerone
La Natura ci affascina e siamo tutti attirati dai prodotti “naturali”, si tratti di cosmetici , di detersivi , di alimenti o di rimedi per la salute. Ma “naturale” vuol sempre dire “buono” ?Ovviamente no: se a noi sembra così è perché viviamo in una società postindustriale che del progresso vede prima di tutto i - tanti - lati negativi : inquinamento, speculazione, degrado ambientale. In passato era diverso: la Natura era vista come “matrigna” ,e si contava sul progresso, sulle innovazioni tecnologiche  per proteggersi e rendere la vita più confortevole e sicura.
Sarebbe sciocco negarlo: l’igiene, la luce elettrica, la possibilità di conservare i cibi, i progressi della medicina migliorano davvero la nostra vita. Però a noi il naturale continua a piacere lo stesso, purché sia naturale “ vero” e purché  sia utilizzato a ragion veduta.
Perché naturale “ vero”? Perché l’industria ha colto perfettamente il valore di parole quali “ naturale” “verde”, “ green” e di tutto quello che ci si avvicina come i prodotti  “dell’orto”, “della fattoria “, “del nonno”   e via dicendo,. E’ un fenomeno che i pubblicitari definiscono “greenwashing” : dare una risciacquata “verde” a un prodotto industriale per renderlo più appetibile, e spesso anche più costoso.
Come difendersi? Imparando a leggere le etichette: ci sono certificazioni  che identificano i prodotti biologici o biodinamici, o semplicemente quelli  prodotti con particolare attenzione all’ambiente come fa il consorzio Ecolabel.  E ci sono gli ingredienti, pubblicati - ricordiamo- in ordine decrescente di quantità:  se gli ingredienti pregiati come per esempio uova, latte, burro, olio, frutta , sono ai primi posti  abbiamo in mano un prodotto di qualità.   E impariamo a leggere tra le righe dei messaggi pubblicitari:  un detersivo può essere pubblicizzato come “99% naturale” perché composto in gran parte di acqua, ma questo non ci dice molto sulla sua qualità.
E anche assumendo che ciò che abbiamo acquistato sia davvero naturale, questo non ci assicura che vada comunque bene per noi. Dopo tutto le zanzare e la cicuta sono naturali, no? Il rischio aumenta quando parliamo di medicina “ naturale”: è vero che i principi attivi utilizzati dalla fitoterapia spesso hanno minori effetti collaterali rispetto ai farmaci di sintesi. Ma non è sempre così. Il ragionamento è semplice: se un principio attivo qualunque ha un effetto ,  ossia se le sostanze chimiche, perché di questo si tratta, contenute in un  estratto di piante possono curarci, possono anche avere effetti collaterali, controindicazioni legate al nostro stato di salute o - spesso- ad altri farmaci che stiamo assumendo. In altri termini, il rimedio” innocuo” non esiste: se fa bene - e moltissimi prodotti fitoterapici o erboristici fanno bene davvero - può anche far male.  Sono recentissime le polemiche sugli estratti di riso rosso  fermentato , efficace sostituto naturale delle  statine utilizzate per abbassare i livelli di colesterolo: attualmente sono in libera vendita come integratori, ma visto che funzionano come farmaci - effetti collaterali inclusi - sono in molti a pensare che  dovrebbero essere prescritti dal medico. E i casi da citare potrebbero essere molti: meglio quindi  chiedere consiglio a un medico  o a un erborista prima di consumare integratori o rimedi ”naturali” , specialmente per chi assume anche farmaci.        

giovedì 2 maggio 2013

Se tuo figlio 'te le leva dalle mani', fanno male a te


Prima di avere figli ho sempre ritenuto che mollare una sberla o uno sculaccione ad un bambino non fosse poi così grave e 'non avesse mai ucciso nessuno'. Quando poi è nata mia figlia non mi è mai venuto spontaneo alzare le mani e le uniche due volte che è successo credo abbia fatto più male a me che a lei. Mi sono resa infatti conto che nel momento in cui picchi un bambino significa che non hai più argomenti, hai smesso di comunicare. Una sberla data con rabbia è solo sfogare la propria frustrazione e la propria impotenza. Ho capito a mie spese che la punizione corporale è sostanzialmente un fallimento e che se usata deve essere gestita in maniera lucida.
Eppure il 27% dei genitori italiani ricorre alle percosse come strumento di educazione dei figli così come rivelato da una indagine della Società Italiana di Pediatria condotta in collaborazione con Save The Children che ha raccolto le interviste da un campione di 436 pediatri.
Gran parte dei pediatri intervistati, l'81,2%, considera le punizioni fisiche una vera e propria forma di violenza mentre solo il 7,2% ritiene che siano un valido strumento educativo e solo l'1,2% giudica la punizione fisica il metodo più efficace per correggere i figli. Nonostante questo i genitori non sempre interpellano il pediatra nelle questioni che riguardano il comportamento dei figli e proprio e il 46,5% dei pediatri ha affermato di essere a conoscenza dell'utilizzo reiterato di punizioni che possono sconfinare nel maltrattamento.
Le punizioni fisiche sono quindi ancora diffuse e in molti contesti accettate culturalmente, eppure molte evidenze sottolineano come possano portare a danni irreversibili nello sviluppo psicofisico di un bambino, minare la sua sicurezza e l'autostima. Danni così profondi che in Europa sono già 23 i Paesi che hanno reso reato picchiare un bambino.
(Fonte Pediatria n.3 - marzo 2013)