mercoledì 2 aprile 2014
Siete sicuri di saper prendere le decisioni giuste? FATE IL TEST
Su questa domanda negli ultimi anni si stanno letteralmente 'scervellando' fior di neuroscienziati che stanno tentando di capire se esista una scienza delle decisioni e se siamo davvero esseri così razionali.
Come ho sottolineato più volte il nostro cervello ha enormi potenzialità ma sostanzialmente non ama faticare e quindi, se non sollecitato adeguatamente, tende a procedere per schemi noti e ad assumere scorciatoie. Noi invece ci fidiamo di essere in grado di prendere le decisioni più giuste specialmente quando si tratti di guadagni e perdite. Nessuno infatti ama perdere un vantaggio e anche il giocatore d'azzardo che perde in continuazione spera che reiterare la posta lo porti a vincere e a rifarsi con gli interessi.
Questo meccanismo viene messo in atto ogni volta che ci sia in ballo una valutazione che preveda profitti e perdite e paradossalmente anche nell'etica. Facciamo allora un esercizio insieme e giurate di essere onesti nelle risposte (il problema non è mio ma è stato oggetto di uno studio alla Stanford University):
Immaginate che in Italia stia arrivando una rara epidemia simile alla 'influenza aviaria' e che l'Istituto Superiore di Sanità abbia stimato che la malattia provocherà almeno 600 morti. Venite chiamati a dare il vostro parere su quale misura adottare per limitare gli effetti dell'epidemia e vi viene chiesto di scegliere tra due possibilità:
1 - se viene adottato il piano A si salveranno 200 persone;
2 - se viene adottato il piano B c'è 1 probabilità su 3 che si salvino tutti e 2 su 3 che non si salvi nessuno.
Quale scelta adottate?
Dopo due settimane vi avvisano che dalla Cina sono arrivati dei cittadini affetti da una singolare forma di peste suina, molto contagiosa (è evidente che per voi è un periodaccio). E anche qui i consulenti medici vi prospettano due possibilità del PROBLEMA 2 sempre con il rischio di 600 vittime:
1 - se viene adottato il piano X moriranno 400 persone;
2 - se viene adottato il piano Z c'è 1 probabilità su 3 che non muoia nessuno e 2 su 3 che muoiano 600 persone.
Siccome sono un po' sadica, vi offro l'irrinunciabile possibilità di pensarci, scrivete nei commenti del post la vostra risposta e tra poco avrete i risultati del quesito: AVETE DAVVERO FATTO LA SCELTA PIU' GIUSTA?
Non barate e...buona decisione :)
sabato 29 marzo 2014
Anche le mucche nel loro piccolo si drogano
Le pacifiche renne, associate alla figura di Babbo Natale sono altrettanto birichine e si cibano di Amanita Muscaria, un fungo velenoso dagli effetti allucinogeni che provoca comportamenti bizzarri: sembra infatti che vaghino nei boschi credendo di volare (anche se capire cosa creda una renna mi sembra impresa ardua). I cavalli invece sballano quando mangiano erbe che contengono una molecola chiamata 'swainsonina' che provoca disordini neurologici e che se assunta in quantità provoca confusione mentale e profonda letargia.
Anche i mammiferi di piccola taglia non si fanno mancare l'abitudine ad un cicchetto rilassante: pipistrelli, toporagni e ptilocerchi della Malesia sono ghiotti di frutta molto matura piena zeppa di alcol che deriva dalla naturale fermentazione dello zucchero, ma ne sono talmente assuefatti che riescono a camminare e volare dritti mentre i cercopitechi dei Caraibi sono diventati alcolisti e per cercare il rum di cui sono golosi non esitano ad assaltare i bar creando il panico tra i turisti e gli avventori. E per finire anche la piccola Drosophila il moscerino della frutta amato dai biologi è una 'cattiva ragazza': abituata a vivere nella frutta fermentata si è abituata a procurarsi uno stato di ebbrezza in cui assume comportamenti sessuali eccessivi e promisqui. Così come i delfini inseguono i pesci palla perché nella loro scia rilasciano una sostanza eccitante. Sul perché gli animali assumano sostanze psicoattive le ipotesi sono differenti: c'è chi sostiene che il cervello sia predisposto a queste sostanze perchè ne possiede i recettori e chi dice che gli effetti siano secondari ad altre funzioni di queste sostanze come l'essere antimicrobiche o purganti. Nel frattempo 'cin cin'.
Chiedimi se sono felice: alla ricerca della 'life satisfaction'
https://www.youtube.com/watch?v=y6Sxv-sUYtM&feature=kp
Da molti anni si tenta di misurare la 'life satisfaction' delle popolazioni e di individuarne i fattori salienti. Stanno meglio quelli che vivono in paesi ricchi? Con un clima favorevole? Oppure dove è alto il livello di religiosità?
Sorprendentemente numerosi studi hanno stabilito che i soldi non sono un fattore determinante e nemmeno la religiosità, il livello di cultura generale o il clima.I giovani non sono affatto più felici dei vecchi (la felicità dichiarata è maggiore nella fascia di età tra i 45 e i 70 anni, consapevolezza?) ma conta la percezione del mondo circostante e il modello cognitivo individuale. Tra i fattori di benessere ai primi posti c'è la salute o comunque l'assenza di malattia e poi il lavoro, ma anche qui la valutazione è soggettiva: gli ottimisti e gli estroversi valutano la propria salute migliore dei pessimisti a parità di condizioni. Altro fattore di benessere è la presenza di una rete sociale di sostegno, una famiglia unita e amici sinceri fanno scattare in alto la percezione della felicità molto più di un reddito alto guadagnato in solitudine. Gli introversi sono orientati all'isolamento e fanno fatica a valutare il mondo con lenti rosa, al contrario di ciò che avviene per le persone socievoli che mostrano una attività elettrica sottocorticale più intensa nella corteccia prefrontale sinistra.
Molte ricerche inoltre hanno mostrato sorprendentemente un effetto minimo sulla felicità di fattori importanti come il reddito e lo stato civile (nonostante altre ricerche abbiano evidenziato che gli sposati siano mediamente più felici dei single) mentre la scoperta più interessante ed istruttiva è la capacità di adattamento dell'essere umano. In condizioni favorevoli come ad esempio una vincita in denaro, la felicità torna presto ad un livello medio e non ha grandi effetti a lungo termine, questo perché il cervello tende sempre ad uno stato di equilibrio. Ma l'aspetto più rilevante è che questo effetto equilibratore interessi anche gli eventi fortemente negativi come ad esempio la perdita della vista, il finire su una sedia a rotelle, un lutto. Come spiega chiaramente Kanhemann 'i paraplegici non sono molto più infelici dei soggetti sani di un gruppo di controllo' il che significa che la nostra mente è plastica e tende ad un benessere medio. Anche gli effetti di un matrimonio (benefici) e di un lutto (negativi) svaniscono del tutto a tre anni dall'evento e già nel 1995 si era visto che in Giappone il livello di felicità non era cresciuto tra il 1958 e il 1987 nonostante il reddito medio fosse quintuplicato. La morale è duplice: si conferma che i soldi non danno la felicità (fatto salvo che ve ne siano per una sopravvivenza dignitosa) e che il nostro cervello ha capacità straordinarie di adattamento. Certo è che la felicità rimane comunque una delle cose più inseguite dall'animo umano come in parte dimostra il successo della canzone di Pharrell Williams che la celebra e che ha portato a balletti di emulazione in tutto il pianeta. Dovremmo solo capire che la felicità non deriva da fattori esterni ma che è proprio dentro di noi ed è fortemente dipendente dal nostro atteggiamento mentale e dalla modalità con cui 'leggiamo' l'ambiente e i fatti che ci circondano.
Da molti anni si tenta di misurare la 'life satisfaction' delle popolazioni e di individuarne i fattori salienti. Stanno meglio quelli che vivono in paesi ricchi? Con un clima favorevole? Oppure dove è alto il livello di religiosità?
Sorprendentemente numerosi studi hanno stabilito che i soldi non sono un fattore determinante e nemmeno la religiosità, il livello di cultura generale o il clima.I giovani non sono affatto più felici dei vecchi (la felicità dichiarata è maggiore nella fascia di età tra i 45 e i 70 anni, consapevolezza?) ma conta la percezione del mondo circostante e il modello cognitivo individuale. Tra i fattori di benessere ai primi posti c'è la salute o comunque l'assenza di malattia e poi il lavoro, ma anche qui la valutazione è soggettiva: gli ottimisti e gli estroversi valutano la propria salute migliore dei pessimisti a parità di condizioni. Altro fattore di benessere è la presenza di una rete sociale di sostegno, una famiglia unita e amici sinceri fanno scattare in alto la percezione della felicità molto più di un reddito alto guadagnato in solitudine. Gli introversi sono orientati all'isolamento e fanno fatica a valutare il mondo con lenti rosa, al contrario di ciò che avviene per le persone socievoli che mostrano una attività elettrica sottocorticale più intensa nella corteccia prefrontale sinistra.
Molte ricerche inoltre hanno mostrato sorprendentemente un effetto minimo sulla felicità di fattori importanti come il reddito e lo stato civile (nonostante altre ricerche abbiano evidenziato che gli sposati siano mediamente più felici dei single) mentre la scoperta più interessante ed istruttiva è la capacità di adattamento dell'essere umano. In condizioni favorevoli come ad esempio una vincita in denaro, la felicità torna presto ad un livello medio e non ha grandi effetti a lungo termine, questo perché il cervello tende sempre ad uno stato di equilibrio. Ma l'aspetto più rilevante è che questo effetto equilibratore interessi anche gli eventi fortemente negativi come ad esempio la perdita della vista, il finire su una sedia a rotelle, un lutto. Come spiega chiaramente Kanhemann 'i paraplegici non sono molto più infelici dei soggetti sani di un gruppo di controllo' il che significa che la nostra mente è plastica e tende ad un benessere medio. Anche gli effetti di un matrimonio (benefici) e di un lutto (negativi) svaniscono del tutto a tre anni dall'evento e già nel 1995 si era visto che in Giappone il livello di felicità non era cresciuto tra il 1958 e il 1987 nonostante il reddito medio fosse quintuplicato. La morale è duplice: si conferma che i soldi non danno la felicità (fatto salvo che ve ne siano per una sopravvivenza dignitosa) e che il nostro cervello ha capacità straordinarie di adattamento. Certo è che la felicità rimane comunque una delle cose più inseguite dall'animo umano come in parte dimostra il successo della canzone di Pharrell Williams che la celebra e che ha portato a balletti di emulazione in tutto il pianeta. Dovremmo solo capire che la felicità non deriva da fattori esterni ma che è proprio dentro di noi ed è fortemente dipendente dal nostro atteggiamento mentale e dalla modalità con cui 'leggiamo' l'ambiente e i fatti che ci circondano.

venerdì 7 marzo 2014
Da Rockerduck a quelli che mandano giù terra e detersivi…
Da qualche tempo va in onda su un canale satellitare un
programma televisivo dal titolo “Io e la mia ossessione” che racconta la storia
di come il disturbo ossessivo si manifesti nelle sue forme più complesse. Tra i
casi maggiormente rappresentati vi è la tendenza di alcuni soggetti ad assumere
sostanze non commestibili come sabbia, muro, terra, detersivi, sabbia, sapone,
carta e molto altro. Il disturbo viene chiamato ‘picacismo’ e fa parte dei
disturbi dell’alimentazione come alterazione del senso del gusto e dei disturbi
ossessivi e in alcuni casi di schizofrenia. Ma si legge anche che ne manifesta
qualche segnale tra il 10 e il 30% dei bambini tra gli zero e i sei anni.
Sembrerebbe quindi evidente che il disturbo faccia parte della sfera dei
disturbi mentali se non avessi appreso che la cosa ha una origine organica e
che sia spesso appannaggio di soggetti che presentano carenze di ferro, zinco e
vitamine. E andando un po’ più in là scopro che in alcune culture questa
pratica viene accettata e non considerata affatto patologica. Culture nelle
quali l’alimentazione è povera e squilibrata e si riscontrano quindi le carenze
di cui accennavo tanto che, ristabilito l’apporto di ferro nella dieta, il
disturbo regredisce spontaneamente.
Sorvolo sui rischi per la salute, sulle possibilità di
avvelenamento e le conseguenze sull’apparato intestinale per concentrarmi sull’aspetto
antropologico della questione. Perché di questo disturbo si hanno tracce sin
dall’antichità: Platone stesso consigliava alle donne incinte di assumere
argilla, gli aborigeni australiani la usano ancora per la panificazione e nei
mercati africani viene venduta come digestivo o per curare la dissenteria. L’assunzione
di materiali non commestibili (anche corde, capelli ecc) è considerata ancora
oggi un fenomeno normale in alcune società rurali dove si arriva ad assumere
materiali che contengono metalli pesanti che hanno come esito intossicazioni da
piombo, cadmio, molto gravi e talora fatali. Ma anche ostruzioni intestinali e
infezioni parassitarie gravi. In un interessante caso descritto sull’ultimo
numero di Area Pediatrica il caso di un bambino che una volta al mese assumeva
da 5 anni caolino, un minerale silicato delle argille che non solo era
conseguenza di una grave anemia ma che ne rappresentava anche la causa: come
spiegano gli autori del caso (presentatosi all’Ospedale Sant’Anna di Ferrara)
la superficie della caolinite presenta cariche negative che legano le cariche
positive del Ferro e lo sottraggono all’assorbimento da parte del duodeno. Inoltre
le tracce di quarzo presenti nel caolino determinano una abrasione della mucosa
intestinale che favorisce la desquamazione e la perdita di patrimonio marziale.
Ecco come allora l’assunzione di caolino sia diventata sia causa che effetto
dell’anemia. Interessante è comunque che quando l’origine del disturbo sia ‘etnica’
ossia una pratica accettata culturalmente, si debba escludere l’orgine
psichiatrica del disturbo, configurando una patologia ad eziologia quasi
culturale.
martedì 11 febbraio 2014
FARMACI PER VEGETARIANI? L’ANIMALE NELLA COMPRESSA, MA NESSUNO LO SA
Le persone che scelgono di orientare le proprie scelte in
senso ‘vegetariano’ sono sempre di più, il 6% della popolazione italiana, il 5%
di quella inglese. Giovani adulti tra i 25 e i 40 anni, con una maggioranza di
donne e un 1% che sceglie la via più radicale VEGAN che prevede l’esclusione
totale delle proteine animali, non solo a tavola ma anche nell’armadio, in casa
e in molti altri ambiti. Oltre a questo esercito in crescita esistono gruppi
religiosi che evitano il contatto e l’assunzione di alcune specie animali,
eppure la maggior parte di medici e altrettanti pazienti ignorano che i farmaci
più comunemente prescritti contengono elementi animali. L’eparina a basso peso
molecolare ad esempio (maiale), il Gelofusine (un sostituto del plasma)
contiene ingredienti di derivazione bovina e alcuni tipi di ormoni sono
estratti dai cavalli.
La lista prosegue con il lattosio estratto dal caglio di
mucca, mentre la gelatina che serve a incapsulare i farmaci viene prodotta a
partire da pelle bovina, suina o da pesci. Va da se che quando sia estratta da
suini potrebbe non essere accettabile da pazienti di religione ebraica o
musulmana e anche la Divisione Kosher dell’Unione Ortodossi non ammette l’uso
di questi farmaci tra i suoi membri. Anche lo stearato di magnesio, un
eccipiente piuttosto comune, è estratto dal grasso animale.
Eppure leggere la lista degli ingredienti non è sufficiente
a svelarlo. Nonostante esistano raccomandazioni specifiche nazionali,
internazionali, la scelta individuale del paziente non è ancora adeguatamente
tenuta in considerazione . L’etichettatura sulla confezione esterna sarebbe un
modo per segnalare ingredienti animali a queste particolari fasce di pazienti. Esistono
linee guida europee sulla lista degli ingredienti sulla confezione esterna ma
comprendono soltanto quelle sostanze che possono causare una reazione avversa
medico, come il saccarosio. Nel frattempo le industrie intercettano i bisogni e
tentano di adeguarsi: le prime capsule vegetali, a base di ‘ipromellosa’ (un
eccipiente), sono stati prodotte nel 1989 e la produzione è notevolmente
ampliato da allora, mentre la domanda per i farmaci privi di gelatina è
cresciuto del 10%. Oltre ai benefici per i pazienti con preferenze
alimentari, l'uso di queste capsule evita la necessità di osservare con le
normative in materia di encefalopatia spongiforme bovina. Il lattosio è già
prodotto da alcuni produttori senza l'utilizzo di caglio; stearato di magnesio
può essere sintetizzato chimicamente.
Un interessante studio del BMJ ha recentemente affrontato
una questione ormai globale sia per motivi individuali che religiosi,
analizzando i 100 farmaci più
comunemente prescritti nelle cure primarie nel gennaio 2013 dal NHS Business
Services Authority. Di questi, 74 contenevano una o più di lattosio,
gelatina, magnesio stearato. Il lattosio è stato trovato in 59 farmaci, di
cui 48 avevano accompagnamento di valutazione pubblica report-l'unica fonte di
informazione con riferimento alle origini di eccipienti. In 10 casi (21%),
la relazione non dichiarava specificamente che il farmaco conteneva materiale
di origine animale. Delle 38 relazioni che citano il contenuto animale, solo
il 21% dichiarava l'uso di caglio di vitello.
Il Magnesio stearato è stato trovato in 49 dei primi 100
farmaci, con la forma animale dichiarata in quattro prodotti e la forma
vegetariano confermata nel 31. Quattordici prodotti invece non presentavano informazioni sulla
provenienza.
La gelatina è stato utilizzata in 20 farmaci. Tuttavia,
due delle relazioni di valutazione del prodotto dichiaravano erroneamente che
non vi era alcun contenuto animale e sette non menzionavano il contenuto degli
animali.
I ricercatori hanno quindi scoperto che é difficile
determinare l'idoneità dei comuni farmaci per i pazienti con preferenze
dietetiche specifiche. Il British National Formulary fornisce
solo indicazioni, controindicazioni del farmaco, il dosaggio, e il costo. Opuscoli
informativi pazienti e riassunti delle caratteristiche del prodotto incluso
eccipienti, ma non ha specificato le origini. Solo la relazione di
valutazione dei prodotti medicinali e prodotti sanitari Regulatory Agency ha
fornito le dichiarazioni riguardanti i contenuti prodotti di origine animale,
ma anche questi erano incoerenti, incompleti e in due occasioni sbagliati.
I dati suggeriscono che è probabile che i pazienti ingeriscano
farmaci contenenti prodotti di origine
animale senza che né il medico
prescrittore, né il farmacista ne siano a conoscenza.
venerdì 31 gennaio 2014
Il cervello burlone, il mio ma anche il vostro
Il cervello è un organo piuttosto particolare, affascinante, meraviglioso, ma come tutte le superstar presenta anche qualche capriccio. Ieri sera uscivo da un Seminario sulla Sex Crime Investigation ed ero intenta a pensare a cosa avrei cucinato per la cena mentre mi avviavo verso la mia automobile. L'avevo parcheggiata particolarmente bene, all'interno delle rassicuranti strisce blu e con il suo bel pagamento del parcometro in bella vista sul cruscotto. Mi avvio sulla strada e inizio a cercarla... niente. Torno indietro e rifaccio il pezzo di strada ritenendo di essermi distratta e ripercorro di nuovo la strada...niente, nessuna traccia della mia Katerina... un filo d'ansia inizia a salire insieme ad una certa irritazione giacché mi trovavo praticamente attaccata alla Questura. Nella mia mente iniziano ad instillarsi i dubbi: 'magari l'ho parcheggiata dall'altro lato' e quindi inizio a scorrere anche l'altro marciapiede con la fastidiosa sensazione di sembrare una signorina in cerca di clientela. Alla terza vado dal Piantone e gli faccio: 'mi hanno rubato la macchina!' 'E' sicura?' Si certo, bla bla bla 'Va bene allora vada in caserma a Via XXX a sporgere denuncia. Vado a piedi, con in testa una serie di improperi irripetibili ma con un'ultima speranza: sulla mia auto è installato un GPS proprio per queste evenienze. Arrivo alla Polizia e intanto il centro assistenza mi risponde, mi chiede targa, luogo di parcheggio ecc. E poi l'operatore del call center mi fa: 'ma via xxx vicino a via xxx?' Io: 'si' e lui 'guardi signora a me la macchina risulta lì'. Vergogna. Come ho fatto a non vederla? Ho controllato TRE volte. Sono sollevata e seccata e vado come un razzo a controllare. Mentre cammino di nuovo verso la via mi si accende una lampadina e inizio a capire: io ho cercato la macchina nel tratto di strada in cui le altre auto avevano i musi parcheggiati nel MIO senso di marcia, mentre non mi era venuto in mente che potesse essere tra quelle che avevano i MUSI nell'altro senso.
Morale: la macchina era lì e io mi sono sentita una perfetta idiota. Però la figuraccia mi ha attivato una serie di ricordi sul cervello al quale ci affidiamo un po' troppo. Mi spiego: il cervello non vuole sprecare energia e quindi di fronte ad uno stimolo ci offre la risposta più semplice, che però non sempre è quella giusta. Quindi a me il cervello ha detto: se avevi il muso di QUA non puoi averla messa tra quelle col muso DI LA', insomma ha preso una scorciatoia, mi ha dato la risposta più intuitiva ma proprio l'intuito ci frega. Lo dimostrano centinaia di studi. In uno dei più noti viene dimostrata l'esistenza di un meccanismo di 'cecità selettiva'. Ad un gruppo di persone viene chiesto di contare i passaggi di una partita di basket e durante la partita viene fatto passare un uomo travestito da gorilla, insomma, mica una cosetta, invece nella maggior parte dei casi alla domanda: 'hai notato qualcosa di strano durante la partita?' la maggior parte dei soggetti diceva di NO. Ecco qua il primo assunto: se sei concentrato su qualcosa il cervello abbassa l'attenzione sull'ambiente circostante ed è la ragione per cui se stai litigando al telefono mentre guidi è piuttosto facile che tu possa fare un incidente. Nel mio caso sono stata vittima di una 'illusione cognitiva' e mi sono fidata della risposta più facile.
Quindi, non bisogna fidarsi sempre ma sforzarsi di ampliare l'ambito delle possibilità, il che fa consumare più zuccheri e fatica ma che almeno non espone al rischio che ti dicano: 'Signora non è che questo servizio lo può usare quando non si ricorda dove ha parcheggiato'.
Morale: la macchina era lì e io mi sono sentita una perfetta idiota. Però la figuraccia mi ha attivato una serie di ricordi sul cervello al quale ci affidiamo un po' troppo. Mi spiego: il cervello non vuole sprecare energia e quindi di fronte ad uno stimolo ci offre la risposta più semplice, che però non sempre è quella giusta. Quindi a me il cervello ha detto: se avevi il muso di QUA non puoi averla messa tra quelle col muso DI LA', insomma ha preso una scorciatoia, mi ha dato la risposta più intuitiva ma proprio l'intuito ci frega. Lo dimostrano centinaia di studi. In uno dei più noti viene dimostrata l'esistenza di un meccanismo di 'cecità selettiva'. Ad un gruppo di persone viene chiesto di contare i passaggi di una partita di basket e durante la partita viene fatto passare un uomo travestito da gorilla, insomma, mica una cosetta, invece nella maggior parte dei casi alla domanda: 'hai notato qualcosa di strano durante la partita?' la maggior parte dei soggetti diceva di NO. Ecco qua il primo assunto: se sei concentrato su qualcosa il cervello abbassa l'attenzione sull'ambiente circostante ed è la ragione per cui se stai litigando al telefono mentre guidi è piuttosto facile che tu possa fare un incidente. Nel mio caso sono stata vittima di una 'illusione cognitiva' e mi sono fidata della risposta più facile.
Quindi, non bisogna fidarsi sempre ma sforzarsi di ampliare l'ambito delle possibilità, il che fa consumare più zuccheri e fatica ma che almeno non espone al rischio che ti dicano: 'Signora non è che questo servizio lo può usare quando non si ricorda dove ha parcheggiato'.
mercoledì 29 gennaio 2014
India il luogo peggiore per le donne
Negli ultimi mesi avrete sentito le continue notizie di stupri e violenze efferate ai danni di donne e ragazze indiane. Un fenomeno nuovo di cui non si era sentito parlare prima. Personalmente poi ho sempre avuto l'impressione che quello indiano fosse un popolo gentile. Le mie sporadiche esperienze con indiani mi hanno sempre lasciato un senso positivo, persone istruite quando non colte, dai modi perbene e gentilissimi che nella mia mente ha stonato con le notizie dei TG.
A seguito di un breve post in cui ho chiesto un parere ai miei amici di FB, per la maggior parte giornalisti, mi è stato suggerito che questa campagna mediatica negativa potrebbe essere legata alla vicenda dei nostri Marò detenuti illegalmente in India e la corrispondenza temporale tra le due cose rende l'ipotesi più che plausibile. Ma non è possibile parlar male di un intero popolo se questi è innocente e quindi la mia curiosità è stata stimolata ancor di più. Qualche ore di ricerche in Rete hanno aperto una realtà dolorosa. Sembra infatti che l'India sia un Paese in cui le donne vivono in una condizione di inferiorità cronica e anacronistica. Si osserva appena arrivati nel Paese dove salta all'occhio la diversità di abbigliamento tra i due sessi: gli uomini in jeans e maglietta e le donne in abito tradizionale. Inoltre esistono vere e proprie forme di segregazione di genere con scompartimenti del treno riservati alle donne. Le ragazze poi non possono circolare da sole, bensì devono essere accompagnate da un uomo della famiglia, pena l'elevato rischio di essere aggredita, picchiata o stuprata. La presenza di un certo tipo di braccialetto indica a tutti che quella donna è protetta da un fratello e quindi non deve essere toccata. Insieme alle violenze sessuali infatti nel paese c'è un elevatissimo numero di suicidi tra le donne che dopo lo stupro sono emarginate e rovinate. La violenza sulle donne in India non è una eccezione, bensì la norma anche in famiglia, una risposta sbagliata al coniuge può scatenare violenze, molte hanno il viso deturpato dalle bruciature, l'assetto sociale è rigidamente patriarcale. Il senso di possesso è pervasivo e il padre ha il potere di uccidere le figlie che li disonorino o che abbiano rapporti con uomini di casta inferiore. Non essere accompagnate è un vero e proprio tabù e le coppie non sposate non sono bene accette anche perché il valore della donna è misurato con la sua purezza. Peggio ancora avviene nelle zone rurali del paese dove le donne disonorate sono costrette a sposare i propri stupratori. Le donne della casta degli intoccabili poi sono invisibili o oggetto di violenze 'tollerate', la Polizia infatti scoraggia le denunce e la morale comune è ascritta ad una trazione arcaica che si rifà all'epoca vittoriana.
Photo:Steve McCurry
IL CANALE DI TV SHOPPING HSE24 E MANDA GLI INNAMORATI IN VACANZA
Fai un regalo o un acquisto personale per San Valentino e...parti con il partner per un week end, te lo regala il canale di tv shopping HSE24. Tutti sintonizzati sul canale 37 del digitale terrestre o sul sito www.hse24.it perché ogni acquisto in più aumenta la possibilità di vincere.
L’atmosfera speciale che
aleggia intorno all’evento di San Valentino contagia anche il TV Shopping. I
Buyer di HSE24, il canale di shopping news e intrattenimento che trasmette sul
37 del digitale terrestre, hanno
lavorato alacremente per creare una selezione di prodotti per preparare la casa
a celebrare la coppia e i sentimenti.
Ma quest’anno il canale ha
fatto molto di più, decidendo di regalare ai propri clienti la possibilità di
vincere un weekend romantico da trascorrere in coppia.
San Valentino, shopping in love è l’evento televisivo che
permette ai clienti di HSE24 di trovare tutti i prodotti ideali per creare
un’occasione indimenticabile il giorno dedicato agli innamorati e di poter
vincere un weekend speciale da trascorrere con il proprio partner. Ogni ordine
fatto nelle giornate dell’1, 2, 3 febbraio dà diritto a partecipare al concorso.
I vincitori saranno estratti a sorte, entro la fine di marzo, tra tutti coloro
che hanno effettuato almeno un ordine in una di queste tre giornate. Più ordini
si fanno, più probabilità di vincita si hanno.
II concorso prevede la possibilità
di scegliere un pacchetto di viaggio tra le opzioni “Weekend Romantico” (due notti in
hotel 3 o 4 stelle in camera doppia con prima colazione e una cena in hotel), “Weekend Benessere”
(in hotel 4 stelle con colazione, una cena ed esperienza di benessere inclusa),
“Weekend da
Assaporare” in cui al pacchetto è aggiunta una degustazione di
prodotti tipici e particolari perché la seduzione passa anche dalla tavola.
Durante l’evento che si
terrà sul canale
37 della TV dall’1 al 3 febbraio, HSE24 proporrà una selezione di prodotti pensati per rendere
speciale il giorno di San Valentino e per fare in modo che l’atmosfera si possa
ricreare ogni volta che lo si desidera, così che possa essere la festa degli
innamorati anche tutto l’anno!
HSE24 consegna in tutta Italia entro 3/5
giorni, quindi niente paura, ordinando durante l’evento si avrà tutto il tempo
di preparare
la casa per l’occasione ed essere splendide per il vostro “lui” il giorno di
San Valentino e tutte le volte che vorrete voi.
I dettagli e il regolamento
del concorso, insieme all’elenco completo delle destinazioni, sono disponibili
sul sito www.hse24.it
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