mercoledì 22 luglio 2009

Pulizie...


In questi giorni faccio pulizia, umana. Mi allontano da tutti i rapporti che non servono, quelli che non mi soddisfano, quelli che non gratificano ma offrono solo frustrazioni. Quelli che non sono belli. Non ho bisogno di compagnia, sto bene come sto. Apro le porte della mia casa e del mio cuore, poi valuto e infine decido: chi rimane, chi va via. Li accompagno delicatamente alla porta. E poi apro la finestra e faccio cambiare aria.

Sono abituata bene, le mail di Bea sono ossigeno per il mio cuore. Non voglio nulla di meno, specialmente se metto a disposizione degli altri tutte le mie risorse. Oggi un'altra persona va... so già la reazione: rabbia e grande aggressività, già me lo vedo schiumante di rabbia. Tanto poi gli passa. Passa a tutti. E tornano a più miti consigli.

Un neurone per ogni cosa


Ci sono i neuroni specchio, quelli dell'affetto, l'area cerebrale della ricompensa, quella della rabbia. Insomma, neuroni e zone cerebrali per ogni gusto, come i gelati. Merito delle tecniche di visualizzazione cerebrale, quelle meraviglie della tecnica chiamate fMRI, PET ecc. Con la scoperta delle funzioni abbiamo assistito alla nascita di una serie di discipline, tutte rigorosamente dotate del suffisso neuro-: neuroestetica, neuroetica, neuroeconomia ma anche neuroteologia la quale dovrebbe spiegare le radici cerebrali della fede. Molto fascinose per il grande pubblico e meno apprezzate però dagli addetti ai lavori che cominciano a manifestare un certo nervosismo. L'errore sarebbe quello di portare a credere che il cervello sia una scatola a compartimenti separati, qui una funzione, lì un'altra. Un concetto che è stato superato già da molto tempo e che potrebbe invece farci tornare indietro di almeno una trentina d'anni. Gli esperti infatti sottolineano che anche le tecniche di visualizzazione più raffinate non misurano la funzione ma solo l'afflusso di sangue al cervello, il che non sarebbe la stessa cosa e soprattutto che non offre una spiegazione univoca e incontrovertibile. Insomma le neuro-qualcosa sarebbero lungi dall'essere spiegazioni granitiche. Nel frattempo per capire qualcosa di più potete andarvi a leggere un interessante saggio di Legrenzi e Umiltà (Il Mulino) dal titolo Neuro-mania che per 9,00 euro offre una visione polemica ma interessante del proliferare delle nuove discipline.

martedì 21 luglio 2009

Se ti si rompe l'ipod


La Pociolla ha definitamente rotto l'ipod, allora ieri lo abbiamo portato in un negozio Icon per mandarlo in assistenza. Ci hanno spiegato che non ha importanza quello che si rompe: la Apple prende il tuo ipod rotto, salva quello che funziona e lo assembla su un Ipod nuovo. Costo dell'operazione: 141 euro. Costo di un Ipod nuovo di pacca col doppio dei tuoi giga: 139 euro.

Perchè mi sorge il sospetto che tale politica sia utile solo a spingerti a farti comprare un Ipod nuovo e a rinunciare a riparare il vecchio?

Seconda domanda: chi conosce a Roma qualcuno che ripari il nostro vecchio Ipod?

venerdì 17 luglio 2009

Proposta indecente? Forse...


Oggi dicevo a Luca che alle soglie dei fatidici 40 non ho mai avuto tanto successo con i maschietti. 'Tutta vita' ha risposto lui. 'In realtà no' ho precisato 'non faccio nulla, ma la possibilità già mi gratifica. E' come avere la Maserati quattroporte (non è un errore, si scrive così, è il modello). Mica la devi usare sempre, ce l'hai e quindi puoi benissimo prendere la Smart, però sai che quando vuoi la macchina è lì. Vale lo stesso per molte altre cose: avevo un attico con un terrazzo enorme e per la verità non lo usavo poi molto, ma sapere di averlo era il massimo. Se ne ho voglia, è lì per me'. Potere della possibilità. Ci avete mai riflettuto? L'ultima volta che mi è venuta voglia di giocare sono stata un po' ammiccante e ho avuto la mia soddisfazione: se mai volessi fare l'amore in un museo di notte, indossando biancheria intima, scarpe di René Caovilla tacco 12, una nuvola di profumo (Bulgari Notte Uomo) e una collana di brillanti da circa 50 carati, beh, saprei che numero fare. Non ho capito se la collana me la posso tenere ;) Comunque, chi è titolare evidentemente ha i suoi privilegi, come diceva una vecchia pubblicità Ahahahahha!!!!!

La vita è così dolce...


Un vecchio album delle Destiny's child, piccoli lavoretti portati a termine, la stima delle persone, gli amici che ti sono vicini (Luciano che mi ha sistemato il blog ecc.). Franco che mi scrive parole bellissime dal Perù, Luca con cui scherzo tanto tra noi non ci sarà mai nulla. La mia bambina, le penne colorate, fucsia e viola, il pc attorno al quale ruota la mia vita. E ora anche il piccolo orto sull'altrettanto piccolo terrazzo di casa nostra. La melissa era stata gettata, meschina, scambiata erroneamente per ortica e alcuni vasi erano rimasti vuoti. Erano giorni che ci pensavo e stasera io e la Gommosa siamo andate in missione: abbiamo, nell'ordine, salvia, menta, rosmarino, timo, basilico e peperoncino che però non è mio, ma di Gommy, io lo ospito solo :)

Piccole cose che vanno a posto, la moto dal meccanico, i canali della televisione finalmente sistemati dopo la dipartita di rai due e retequattro. Ordine e pace. Magnifica sensazione. La vita la costruiamo giorno per giorno e se la tua giornata è così piena di cose che ti danno soddisfazione da non avere il tempo di fare una telefonata in più, beh, hai seminato bene e raccolto ancora meglio. Bea pesca alla mosca e non mi legge ma potrò attendere lunedì per fargli sapere che lui è la mia stella, il mio migliore amico, il secondo me razionale e con la risposta giusta, il critico implacabile ma giusto, la spalla, il sostenitore, l'alleato. La mia vita è così dolce e in fondo in odore di pienezza estrema anche grazie a questo blog che mi ha permesso di conoscere e sfiorare la vita di tante persone assolutamente straordinarie. Grazie a tutti quelli che passano di qua e lasciano manciate del loro tempo, cosa che considero un onore e un regalo.

Venerdi 17 contro la superstizione

Il convegno di Piero Angela. Iscriversi è facile: rompere uno specchio, passare sotto una scala o versare il sale

NAPOLI — Oggi venerdì 17. Buona giorna­ta a tutti. Qualcuno accenna gesti strani con le mani? Ebbene sì, questa per i superstiziosi è, dalla notte dei tempi, l’accoppiata infame del calendario. I più inveterati si tappano in casa, qualche altro, appena meno pauroso, cammina strisciando contro il muro per evita­re incontri che portano sfiga. I più incalliti, invece, si rifugiano nel lotto e tentano l’ambo o, a Dio piacendo come si dice in gergo, il ter­no. Due le giocate più frequentate: 17 e 71 con la tecnica del numero vertibile; e 7- 9-17 dove 7 è il mese, 9 sta per 2009 e 17 è il gior­no. Abbiamo chiesto al gestore di una ricevi­toria se la dea bendata incoraggia questi ten­tativi, ma la risposta è stata respingente: «Molto raramente, e i giocatori lo sanno». È il retaggio di una cultura superata, si usa dire nei circoli intellettuali dove non è concesso farsi pescare in odore di peccato, ma certe cre­denze — nonostante la cultura digitale sia en­trata nelle case e, forse, nella mentalità — al­cuni comportamenti sono difficile da spianta­re.
Parliamo per esempi, così si riesce a esse­re più convincventi. Se il «Petisso» Pesaola fosse ancora un allenatore in attività, indosse­rebbe, giurateci, il mitico spelacchiatissimo cappotto di cammello beige che, a suo dire, gli ha portato tanta fortuna; e «Rosetta» Iervo­lino, se Napoli avesse, si fa molto per dire, la possibilità di aggiudicarsi la Coppa America si presenterebbe al sorteggio stringendo an­cora tra le mani un corno magari donatole dal governatore Bassolino che lo considera un oggetto cult. E ci sarà sempre un politico che, come il nuovo sindaco di Battipaglia Gio­vanni Santomauro, rifiuterà di occupare la stanza dei suoi predecessori perchè possedu­ta dal demonio. Ora, sarà un caso, ma anche la riunione della giunta regionale — che «sto­ricamente » è indetta per il venerdì — è stata anticipata a ieri sera alle 21.30. Sarà stato per evitare il venerdì nero? Una brutta gatta da pelare al Sud come al Nord dove, forse, sono ancora più di coccio. E allora il mai domo Piero Angela — incorag­giato da Carlo Rubbio, Umberto Eco e Rita Le­vi Montalcini — è sceso in campo e ha creato le premesse per costituire il Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale), che ha indetto per oggi la pri­ma «giornata contro la superstizione» con un test micidiale per chi non è fermo nella con­danna di certe costumanze: «Chi avesse vo­glia di iscriversi alla nostra associazione, an­nuncia Massimo Polidoro docente di Psicolo­gia dell’insolito all’Università della Bicocca e segretario nazionale del Cicap, deve superare in maniera sicura e disinvolta una di queste prove: passare sotto una scala aperta, rompe­re uno specchio, versare il sale a terra, fare cartacce della lettera che propone l’ennesima catena di Sant’Antonio e, dulcis in fundo, aprire un ombrello dentro casa».
Il superstizioso, anche quello in odore di dubbio, non ce la farà mai. E forse è questo il motivo per cui quelli del Cicap, ritenendo che da Roma in giù non avrebbero trovato molti volontari disposti ad immolarsi, non hanno previsto alcuna presenza a Napoli e nelle altre città al di sotto del Garigliano. Questo com­portamento, che puzza lontano un miglio di preconcetto antimeridionale ha scavato, man­co a dirlo, un solco ancora più profondo tra le eterne due Italie. Tra i più indispettiti il pro­fessore Franco Salvatore, docente di biochimi­ca umana e presidente del Ceinge delle Biotec­nologie avanzate: «A Napoli queste pratiche trovano sempre meno estimatori, anche nei ceti più popolari. Per quanto mi riguarda la metto in maniera spiritosa proprio per dare una risposta al di sopra di ogni sospetto: due negatività che si confrontono si annullano. Se poi si vuole un giudizio più articolato allo­ra dico che mettere sullo stesso piano scienza e superstizione equivale a dare un calcio alla logica e alla cultura, significa in ultima sinte­si sprofondare nel buio». Ma poi perchè sarebbe sfortunato il vener­dì 17? Navigando su internet è venuta fuori una storiella che la dice lunga sul modo con cui certe credenze mettono immediatamente radici nell’immaginario collettivo. Nel 1582, dunque, si celebrò il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano e per effetto di questa operazione, che si svolse di venerdì 17, il mese si «accorciò» di tredici giorni, ma i proprietari pretesero dai fittavoli il paga­mento dell’intero canone esercitando una in­sopportabile sopraffazione. Di qui la reazio­ne: venerdì 17 è un giorno nero. Da ora alla fine dei giorni. E siamo a meno di metà del guado. Credevamo di trovare un giudizio me­no negazionista bussando alla porta di Rober­to de Simone, straordinario ricercatore sul campo di leggende popolari e anche di super­stizioni, ma qusi ci manda al diavolo: «Per me è una giornata fortunata, in quel giorno superai la licenza liceale con un voto quanto mai lusinghiero. Scherzi a parte, che io sap­pia i superstiziosi napoletani hanno un solo blocco mentale: sposarsi di venerdì è una be­stemmia. Queste leggende sono state molto presenti nelle pieces dei drammaturghi degli anni Venti e Trenta, ma ora sono in via di estinzione. Tra i teatranti, invece, resiste la convinzione che alcune opere poprtino male: Macbeth, la Forza del destino, la canzone Fe­nesta ca lucive e perfino la mia Cicerenella che, in verità, non si è mai macchiata di simi­li peccati. Per il resto rimando gli scettici alla lettura di Pirandello nel libro delizioso sulla jettatuira». Sullo stesso argo­mento si è cimentato, di recen­te, anche Amato Lamberti, un in­tellettuale prestato alla politica e ritornato all’ovile, che ha scrit­to un «Elogio della jettatura» per i tipi dell’editore Pironti. «Io non ci credo, ci mancherebbe altro, ma è vero che di venerdì 17 sono accadute cose molto negative. Nel mio libro racconto questi epi­sodi, ma invito a non credere a queste cose». Siamo alle solite: il non è vero ma ci credo detta ancora legge e allora chiudiamo con il professore di Psicologia dell’insolito: «Crede­re che un oggetto, una persona o una frase abbiano il potere di procurare disastri è una profezia che si auto avvera. La persona che si crede jellata altera il suo comportamento e fi­nisce per causare tali eventi».
Carlo Franco
17 luglio 2009

mercoledì 15 luglio 2009

Eccelibro: trappole mentali


E' l'ultima fatica del bravo Matteo Motterlini che ho già ampiamente celebrato sul blog quando si è cimentato con l'economia emotiva. Stavolta ci spiega quei meccanismi cerebrali che ci ingannano e ci fanno credere di essere infallibili. Insomma, secondo l'autore ci sarebbero casi in cui sarebbe meglio diffidare della propria mente. Cosa non facile, direi. Ben scritto e ben spiegato è dedicato a quelli (più o meno tutti noi) che credono di essere più sinceri e intelligenti della media. La mente ci imbroglia proprio quando crediamo di avere tutto sotto controllo. E' l'inconscio cognitivo, bellezza! Una strada aperta dallo psicologo Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia nel 2002 e pioniere degli studi cognitivi sul giudizio. I suoi studi e quelli di Motterlini che li divulga con la solità (ma non per questo sontata) abilità, vertono sul rapporto tra razionalità e irrazionalità, quelle che vengono chiamate 'via alta' e 'via bassa', talora in conflitto tra loro. La nostra mente quindi sarebbe portata a prendere delle scorciatoie con cui semplificare i problemi e risparmiare energia ma che spesso si rivelano vere e proprie trappole mentali. Ricco di esempi pratici e di studi di psicologia cognitiva, il libro è un po' più complesso del precedente ma sempre molto brillante. Ve lo consiglio caldamente.

Matteo Motterlini

Trappole mentali

Rizzoli 2008

Euro 18,00

Eccelibro: la strategia dell'orso bianco


Piccolo libro su come riuscire nelle difficoltà che prende spunto dalla storia di un orsetto nato in cattività nello zoo di Berlino. Con uno spunto interessante la vita del piccolo orso viene usata per introdurre e spiegare le basi del concetto di 'resilienza' ossia la capacità di resistere agli urti della vita senza esserne distrutti. Gli individui dotati di resilienza non crollano, ma escono dalle crisi rafforzate. Moritz Huber ci propone pagine che sono in bilico tra la favola e il manuale, in una sorta di Bignami della forza d'animo. La gita aziendale allo zoo, pensata per aumentare la coesione di un gruppo di lavoro, diventa una sorta di corso per affrontare le difficoltà che prevede ad esempio l'accettazione del proprio passato, il non sentirsi delle vittime, l'assunzione delle proprie responsabilità e la possibilità di trovare amici e alleati. Una lettura semplice e fresca che consiglio a chi voglia avventurarsi per la prima volta in questo argomento.

Moritz Huber

La strategia dell'orso bianco

Tea 2009

euro 9.00