giovedì 3 settembre 2009

Manager? No grazie. Comprendo.


Addio al mito della carriera. Addio ai sogni di gloria aziendale. Gli impiegati non vogliono più diventare manager. Troppo stress, troppi documenti da sbrigare ma soprattutto troppi problemi spinosi da dover risolvere e troppe le decisioni scomode da prendere. I colletti bianchi, dopo aver fatto di nuovo esperienza con gli effetti devastanti della crisi, non vogliono essere tra i responsabili dei tagli al personale. Non vogliono saperne di licenziamenti e teste da tagliare. Così un altro effetto indiretto della crisi potrebbe essere proprio quello di avere scarsità di candidati a posizioni manageriali.
L'offerta da snobbare. A dirlo sono i risultati della decima indagine annuale World of Word realizzata da Randstad. Con un poco di sorpresa, gli autori della ricerca si sono ritrovati con la metà delle persone intervistate pronte al fatidico rifiuto. A rispondere negativamente a un’eventuale proposta di questo tipo sarebbero soprattutto i più anziani ma anche le donne e la generazione di mezzo. E neppure i giovani dimostrano più una gran frenesia di raggiungere i vertici dell’azienda tanto che quasi quattro su dieci di loro snobberebbe un’offerta per diventare dirigente.
Il gioco e la candela. La ragione principale indicata da tutti è l’aumento inesorabile dello stress. Ma, come detto, non si tratta solo di questo. I giovani, ad esempio, vorrebbero evitare posizioni manageriali soprattutto perché non vogliono ritrovarsi a dover gestire situazioni personali in cui prevale la disillusione e l’insoddisfazione. L’altra ragione su cui sono d’accordo tutti quanti, cruciale nel tenerli lontani dalle stanze dei bottoni, è quella più spinosa di tutte e che in questo ultimo anno ha travolto gran parte delle economie mondiali. Infatti, il 63 per cento di quelli che si rifiutano di diventare manager non vogliono avere nulla a che fare con le decisioni di riduzione al personale. Insomma il gioco, anche se di gioco non si può parlare, non vale la candela.
Il modello che non c'è. A contare deve essere anche una certa sfiducia crescente nei confronti del management. Secondo un’altra indagine realizzata nel Regno Unito un terzo dei dipendenti ha perso fiducia nei propri dirigenti. Qualche tempo fa anche in Italia la gran parte delle persone aveva espresso un giudizio molto severo nei confronti di chi li guida quotidianamente (vedi tabella). Forse i dipendenti fanno anche difficoltà a identificarsi con un ruolo che, a loro dire, dovrebbe cominciare a intraprendere una mutazione ormai necessaria. Solo il 29 per cento confida di avere un modello di riferimento a cui si ispira all’interno del proprio luogo di lavoro e solo uno su quattro ritiene che il contesto lavorativo sia importante nei modelli di comportamento. Così non c'è da sorprendersi se il 52 per cento ha detto che i manager del futuro dovranno avere caratteristiche diverse da quelle messe in mostra oggi da quei dirigenti che hanno mostrato competenze e comportamenti inadeguati alle nuove sfide che verranno.
(Fonte: La Repubblica)


E si capisce, il mondo va verso una semplificazione, la gente lo capisce e sceglie. La carriera a tutti i costi non paga più, chi ce lo fa fare? Abbiamo scoperto sulla nostra pelle che lo schermo al plasma e il bauletto firmato non danno la felicità e che la partita con gli amici è bella anche davanti al vecchio tv color. Le vacanze? Vicino casa che ormai in Polinesia e alle Maldive ci vanno cani e porci. Champagne? Solo nelle grandi occasioni e per la minerale gassata bene anche il sodastream che con 75 euro e 12 di ricarica ti fa l'acqua con le bollicine a vita. Stiamo cominciando a capire che la vita è bella anche con meno, anzi lo è di più. Meno roba da spolverare, meno abiti da portare in lavanderia, meno gioielli da difendere dai ladri, meno case che quando non ci sei vanno a farsi benedire e invecchiano. Il lusso vero, lo sostengo da tempo, è il tempo, di fare una passeggiata, di portare i figli al parco, mangiare un gelato, andare a vedere una partita di baseball o una mostra. Tempo buono da trascorrere al parco pubblico, a chiaccherare con un amico, senza spendere una lira. Meno è meglio.

mercoledì 2 settembre 2009

Bella, bionda e dice sempre si

Strategie di sopravvivenza e mi trasformo nella Kim Basinger del film. Anche se la bionda avrebbe bisogno di un ritocco ha deciso: naviga a vista, mette un piede davanti all'altro e cerca di arrivare in fondo intera. Questo è quello che ci attende in questo momento. E avere una strategia significa avere il controllo, così non ti fai affogare dalle emozioni. Do quello che vogliono e dico si a tutto, tanto che mi costa? Prima o poi si dovranno rendere conto che gli errori sono al vertice. Che mi importa di guarire il paziente? Non è questo il mio compito. Faccio la cellula, vivacchio, mica sempre il lavoro può essere la fonte delle tue soddisfazioni più profonde, e forse ci ho puntato anche troppo.
Linette mi ha aiutata molto ieri, con la solita capacità di vedere le situazioni e mi ha detto che non posso girare i tacchi ogni volta che le cose non vanno come voglio io. E' assolutamente vero, ce l'ho come vizio, alzo il mento e giro verso la porta. Sbagliato! Quindi la bionda cambia registro e impara a crescere. In fondo non è la cosa più importante della mia vita. E' solo uno dei tanti aspetti di questa esistenza. Il problema attuale è che le risorse a mia disposizione sono meno di quelle che mi servirebbero. Quindi la soluzione è ridimensionare gli obiettivi, diminuire il carico, sospendere qualcosa, rimandare. Un passo dopo l'altro, piano piano.

martedì 1 settembre 2009

E la definizione calzante


Lo stress è solo uno squilibrio tra i nostri desideri più profondi

e le risorse concrete per realizzarli.


(Daniela Lucini, medico e psicoterapeuta e autrice del libro SUPER Stress. Come superare la crisi senza che il tuo lavoro ti rovini la salute. Rizzoli 2009)

La frase del giorno

Anche la giornata peggiore prima o poi finisce.
(J. R. Mason)

Il sogno realizzato: in sella io e te


Avevo davvero voglia di farlo con te. Con te che mi hai sempre sentito dire quanto amassi i cavalli, con te che da piccola avevi un certo timore, con te che invece alla fine sei rimasta contagiata da questa passione e sei voluta salire in sella. Questa estate ci siamo fatte un bellissimo regalo e siamo andate a cavallo insieme, io e te. Tu con i tuoi pantaloni neri e gli stivaletti, il viso incorniciato dal cap, tu con il frustino che ami il trotto di scuola. Io che mi sono resa conto come montare a cavallo non si dimentichi perché il tuo corpo ricorda alla perfezione ogni movimento. IO su un grigio spagnolo, tu con un baio enorme sul quale sembravi minuscola. Tu con la tua istruttrice inglese che ti ha fatto volteggiare sulla sella, io che con il mio ho apprezzato la precisione del dressage. Un’ora bellissima, tu che mi guardi ammirata, io che ti osservo con la coda dell’occhio. Ho sempre sognato di condividerlo con la persona che più amavo e questa persona sei tu.

Cattiva maestra televisione: lo show dei record


Ci sono pochi esempi di tv più becera e stupida dello show dei record. Pessimo esempio di come per qualche soldo e un po’ di notorietà si sia disposti a mettere in scena anche un elevato grado di patologia mentale. Ieri mi ci sono trovata davanti mentre sfilavano nell’ordine: un ragazzo di 20 minuscolo che altro non fa nella vita che guardare la tv e fumare (oltre ad esibirsi nel suo handicap), un povero agromegalico, quindi malato, di 230 cm di altezza, oltre ad una sciroccata con le unghie lunghe 80 cm cadauna e quindi resasi disabile da sola che avrebbe bisogno di un buono psichiatra e non di andare in tv a vantarsi di come non le tagli dal 1979. Non vedo davvero la necessità di legittimare tutte le stranezze della gente con una Barbara d’Urso sempre più compiaciuta di condurre quello che altro non è che un circo malvagio. So che si tratta di un format straniero, ma non sta scritto da nessuna parte che noi si debba imitare proprio tutto quello che viene dall’estero che spesso e malvolentieri è pura spazzatura.

Disintossicazione



Più di venti giorni senza internet, senza google, solo una inevitabile occhiata alle email che arrivano sul BB ma poche, per carità. Mi sono scollegata anche mentalmente provocando una sorta di rifiuto automatico per la parola scritta, ho letto poco e cucinato molto. Ma ora è il momento di tornare alla civiltà. E’ ora di fare la ceretta, di rimettere lo smalto sulle mani (inutile tenerlo su in campagna), rifare le mecche. E’ ora di girare il volante, chiudere semi e diserbanti e tornare in città. Da questo strano momento di distacco ho imparato molto e la sensazione è quella di provare a mettere un abito che ormai non mi sta più bene, anche se l’ho tanto amato. Succede, si cambia, si ingrassa, si dimagrisce o comunque quello stile non ci si addice più. Ecco quello che è successo dentro di me in queste poche settimane. Rimane un abito magnifico ma non è più per me. La cosa bella è che non sento il bisogno di trattenerlo a tutti i costi, per un mero istinto di possesso. L’ho goduto, non ne ho più bisogno. Quel passato è definitivamente andato, se l’è portato via una sentenza. Chiudo la grande porta a chiave e me ne vado verso il futuro. Piena di speranza.

Scusa amore, sputa qui...


Un semplice test sulla saliva può prevedere se i mariti saranno fedeli alla famiglia o tenderanno ad avere minore interesse verso moglie e figli. È quanto hanno scoperto alcuni ricercatori dell'Università di Sheffield, Regno Unito, guidati da Alexandra Alvergne. Lo studio, pubblicato sulla rivista Hormones and Behavior, è stato ripreso sul sito del NewScientist.I ricercatori inglesi hanno condotto la ricerca su volontari di un villaggio senegalese. In particolare, Alvergne ha misurato i livelli di testosterone di 21 padri poligami, 32 monogami e 28 uomini non sposati. Inoltre, la ricercatrice inglese ha chiesto alle mogli degli uomini sposati quanto tempo e denaro i loro mariti spendevano per la famiglia.Al di là del numero di donne, gli uomini sposati avevano, in media, livelli più bassi di testosterone rispetto ai single. Inoltre, tra i padri, quelli con livelli più alti di testosterone tendevano a spendere meno tempo dietro a mogli e figli. Secondo i ricercatori inglesi, infine, gli anziani con più mogli avevano, in assoluto, i livelli più bassi di testosterone, ma il prestigio che hanno tra le donne del villaggio consentirebbe loro, comunque, di continuare ad avere tante spasimanti.