venerdì 17 luglio 2009

Proposta indecente? Forse...


Oggi dicevo a Luca che alle soglie dei fatidici 40 non ho mai avuto tanto successo con i maschietti. 'Tutta vita' ha risposto lui. 'In realtà no' ho precisato 'non faccio nulla, ma la possibilità già mi gratifica. E' come avere la Maserati quattroporte (non è un errore, si scrive così, è il modello). Mica la devi usare sempre, ce l'hai e quindi puoi benissimo prendere la Smart, però sai che quando vuoi la macchina è lì. Vale lo stesso per molte altre cose: avevo un attico con un terrazzo enorme e per la verità non lo usavo poi molto, ma sapere di averlo era il massimo. Se ne ho voglia, è lì per me'. Potere della possibilità. Ci avete mai riflettuto? L'ultima volta che mi è venuta voglia di giocare sono stata un po' ammiccante e ho avuto la mia soddisfazione: se mai volessi fare l'amore in un museo di notte, indossando biancheria intima, scarpe di René Caovilla tacco 12, una nuvola di profumo (Bulgari Notte Uomo) e una collana di brillanti da circa 50 carati, beh, saprei che numero fare. Non ho capito se la collana me la posso tenere ;) Comunque, chi è titolare evidentemente ha i suoi privilegi, come diceva una vecchia pubblicità Ahahahahha!!!!!

La vita è così dolce...


Un vecchio album delle Destiny's child, piccoli lavoretti portati a termine, la stima delle persone, gli amici che ti sono vicini (Luciano che mi ha sistemato il blog ecc.). Franco che mi scrive parole bellissime dal Perù, Luca con cui scherzo tanto tra noi non ci sarà mai nulla. La mia bambina, le penne colorate, fucsia e viola, il pc attorno al quale ruota la mia vita. E ora anche il piccolo orto sull'altrettanto piccolo terrazzo di casa nostra. La melissa era stata gettata, meschina, scambiata erroneamente per ortica e alcuni vasi erano rimasti vuoti. Erano giorni che ci pensavo e stasera io e la Gommosa siamo andate in missione: abbiamo, nell'ordine, salvia, menta, rosmarino, timo, basilico e peperoncino che però non è mio, ma di Gommy, io lo ospito solo :)

Piccole cose che vanno a posto, la moto dal meccanico, i canali della televisione finalmente sistemati dopo la dipartita di rai due e retequattro. Ordine e pace. Magnifica sensazione. La vita la costruiamo giorno per giorno e se la tua giornata è così piena di cose che ti danno soddisfazione da non avere il tempo di fare una telefonata in più, beh, hai seminato bene e raccolto ancora meglio. Bea pesca alla mosca e non mi legge ma potrò attendere lunedì per fargli sapere che lui è la mia stella, il mio migliore amico, il secondo me razionale e con la risposta giusta, il critico implacabile ma giusto, la spalla, il sostenitore, l'alleato. La mia vita è così dolce e in fondo in odore di pienezza estrema anche grazie a questo blog che mi ha permesso di conoscere e sfiorare la vita di tante persone assolutamente straordinarie. Grazie a tutti quelli che passano di qua e lasciano manciate del loro tempo, cosa che considero un onore e un regalo.

Venerdi 17 contro la superstizione

Il convegno di Piero Angela. Iscriversi è facile: rompere uno specchio, passare sotto una scala o versare il sale

NAPOLI — Oggi venerdì 17. Buona giorna­ta a tutti. Qualcuno accenna gesti strani con le mani? Ebbene sì, questa per i superstiziosi è, dalla notte dei tempi, l’accoppiata infame del calendario. I più inveterati si tappano in casa, qualche altro, appena meno pauroso, cammina strisciando contro il muro per evita­re incontri che portano sfiga. I più incalliti, invece, si rifugiano nel lotto e tentano l’ambo o, a Dio piacendo come si dice in gergo, il ter­no. Due le giocate più frequentate: 17 e 71 con la tecnica del numero vertibile; e 7- 9-17 dove 7 è il mese, 9 sta per 2009 e 17 è il gior­no. Abbiamo chiesto al gestore di una ricevi­toria se la dea bendata incoraggia questi ten­tativi, ma la risposta è stata respingente: «Molto raramente, e i giocatori lo sanno». È il retaggio di una cultura superata, si usa dire nei circoli intellettuali dove non è concesso farsi pescare in odore di peccato, ma certe cre­denze — nonostante la cultura digitale sia en­trata nelle case e, forse, nella mentalità — al­cuni comportamenti sono difficile da spianta­re.
Parliamo per esempi, così si riesce a esse­re più convincventi. Se il «Petisso» Pesaola fosse ancora un allenatore in attività, indosse­rebbe, giurateci, il mitico spelacchiatissimo cappotto di cammello beige che, a suo dire, gli ha portato tanta fortuna; e «Rosetta» Iervo­lino, se Napoli avesse, si fa molto per dire, la possibilità di aggiudicarsi la Coppa America si presenterebbe al sorteggio stringendo an­cora tra le mani un corno magari donatole dal governatore Bassolino che lo considera un oggetto cult. E ci sarà sempre un politico che, come il nuovo sindaco di Battipaglia Gio­vanni Santomauro, rifiuterà di occupare la stanza dei suoi predecessori perchè possedu­ta dal demonio. Ora, sarà un caso, ma anche la riunione della giunta regionale — che «sto­ricamente » è indetta per il venerdì — è stata anticipata a ieri sera alle 21.30. Sarà stato per evitare il venerdì nero? Una brutta gatta da pelare al Sud come al Nord dove, forse, sono ancora più di coccio. E allora il mai domo Piero Angela — incorag­giato da Carlo Rubbio, Umberto Eco e Rita Le­vi Montalcini — è sceso in campo e ha creato le premesse per costituire il Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale), che ha indetto per oggi la pri­ma «giornata contro la superstizione» con un test micidiale per chi non è fermo nella con­danna di certe costumanze: «Chi avesse vo­glia di iscriversi alla nostra associazione, an­nuncia Massimo Polidoro docente di Psicolo­gia dell’insolito all’Università della Bicocca e segretario nazionale del Cicap, deve superare in maniera sicura e disinvolta una di queste prove: passare sotto una scala aperta, rompe­re uno specchio, versare il sale a terra, fare cartacce della lettera che propone l’ennesima catena di Sant’Antonio e, dulcis in fundo, aprire un ombrello dentro casa».
Il superstizioso, anche quello in odore di dubbio, non ce la farà mai. E forse è questo il motivo per cui quelli del Cicap, ritenendo che da Roma in giù non avrebbero trovato molti volontari disposti ad immolarsi, non hanno previsto alcuna presenza a Napoli e nelle altre città al di sotto del Garigliano. Questo com­portamento, che puzza lontano un miglio di preconcetto antimeridionale ha scavato, man­co a dirlo, un solco ancora più profondo tra le eterne due Italie. Tra i più indispettiti il pro­fessore Franco Salvatore, docente di biochimi­ca umana e presidente del Ceinge delle Biotec­nologie avanzate: «A Napoli queste pratiche trovano sempre meno estimatori, anche nei ceti più popolari. Per quanto mi riguarda la metto in maniera spiritosa proprio per dare una risposta al di sopra di ogni sospetto: due negatività che si confrontono si annullano. Se poi si vuole un giudizio più articolato allo­ra dico che mettere sullo stesso piano scienza e superstizione equivale a dare un calcio alla logica e alla cultura, significa in ultima sinte­si sprofondare nel buio». Ma poi perchè sarebbe sfortunato il vener­dì 17? Navigando su internet è venuta fuori una storiella che la dice lunga sul modo con cui certe credenze mettono immediatamente radici nell’immaginario collettivo. Nel 1582, dunque, si celebrò il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano e per effetto di questa operazione, che si svolse di venerdì 17, il mese si «accorciò» di tredici giorni, ma i proprietari pretesero dai fittavoli il paga­mento dell’intero canone esercitando una in­sopportabile sopraffazione. Di qui la reazio­ne: venerdì 17 è un giorno nero. Da ora alla fine dei giorni. E siamo a meno di metà del guado. Credevamo di trovare un giudizio me­no negazionista bussando alla porta di Rober­to de Simone, straordinario ricercatore sul campo di leggende popolari e anche di super­stizioni, ma qusi ci manda al diavolo: «Per me è una giornata fortunata, in quel giorno superai la licenza liceale con un voto quanto mai lusinghiero. Scherzi a parte, che io sap­pia i superstiziosi napoletani hanno un solo blocco mentale: sposarsi di venerdì è una be­stemmia. Queste leggende sono state molto presenti nelle pieces dei drammaturghi degli anni Venti e Trenta, ma ora sono in via di estinzione. Tra i teatranti, invece, resiste la convinzione che alcune opere poprtino male: Macbeth, la Forza del destino, la canzone Fe­nesta ca lucive e perfino la mia Cicerenella che, in verità, non si è mai macchiata di simi­li peccati. Per il resto rimando gli scettici alla lettura di Pirandello nel libro delizioso sulla jettatuira». Sullo stesso argo­mento si è cimentato, di recen­te, anche Amato Lamberti, un in­tellettuale prestato alla politica e ritornato all’ovile, che ha scrit­to un «Elogio della jettatura» per i tipi dell’editore Pironti. «Io non ci credo, ci mancherebbe altro, ma è vero che di venerdì 17 sono accadute cose molto negative. Nel mio libro racconto questi epi­sodi, ma invito a non credere a queste cose». Siamo alle solite: il non è vero ma ci credo detta ancora legge e allora chiudiamo con il professore di Psicologia dell’insolito: «Crede­re che un oggetto, una persona o una frase abbiano il potere di procurare disastri è una profezia che si auto avvera. La persona che si crede jellata altera il suo comportamento e fi­nisce per causare tali eventi».
Carlo Franco
17 luglio 2009

mercoledì 15 luglio 2009

Eccelibro: trappole mentali


E' l'ultima fatica del bravo Matteo Motterlini che ho già ampiamente celebrato sul blog quando si è cimentato con l'economia emotiva. Stavolta ci spiega quei meccanismi cerebrali che ci ingannano e ci fanno credere di essere infallibili. Insomma, secondo l'autore ci sarebbero casi in cui sarebbe meglio diffidare della propria mente. Cosa non facile, direi. Ben scritto e ben spiegato è dedicato a quelli (più o meno tutti noi) che credono di essere più sinceri e intelligenti della media. La mente ci imbroglia proprio quando crediamo di avere tutto sotto controllo. E' l'inconscio cognitivo, bellezza! Una strada aperta dallo psicologo Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia nel 2002 e pioniere degli studi cognitivi sul giudizio. I suoi studi e quelli di Motterlini che li divulga con la solità (ma non per questo sontata) abilità, vertono sul rapporto tra razionalità e irrazionalità, quelle che vengono chiamate 'via alta' e 'via bassa', talora in conflitto tra loro. La nostra mente quindi sarebbe portata a prendere delle scorciatoie con cui semplificare i problemi e risparmiare energia ma che spesso si rivelano vere e proprie trappole mentali. Ricco di esempi pratici e di studi di psicologia cognitiva, il libro è un po' più complesso del precedente ma sempre molto brillante. Ve lo consiglio caldamente.

Matteo Motterlini

Trappole mentali

Rizzoli 2008

Euro 18,00

Eccelibro: la strategia dell'orso bianco


Piccolo libro su come riuscire nelle difficoltà che prende spunto dalla storia di un orsetto nato in cattività nello zoo di Berlino. Con uno spunto interessante la vita del piccolo orso viene usata per introdurre e spiegare le basi del concetto di 'resilienza' ossia la capacità di resistere agli urti della vita senza esserne distrutti. Gli individui dotati di resilienza non crollano, ma escono dalle crisi rafforzate. Moritz Huber ci propone pagine che sono in bilico tra la favola e il manuale, in una sorta di Bignami della forza d'animo. La gita aziendale allo zoo, pensata per aumentare la coesione di un gruppo di lavoro, diventa una sorta di corso per affrontare le difficoltà che prevede ad esempio l'accettazione del proprio passato, il non sentirsi delle vittime, l'assunzione delle proprie responsabilità e la possibilità di trovare amici e alleati. Una lettura semplice e fresca che consiglio a chi voglia avventurarsi per la prima volta in questo argomento.

Moritz Huber

La strategia dell'orso bianco

Tea 2009

euro 9.00

martedì 14 luglio 2009

Finalmente il mio layout


Ci sono impazzita per settimane, ho caricato, levato, ricaricato layout sbagliati, salvo tornare sempre a quell'aborto di Webfetty, caricato per errore. Poi è arrivato il layout di natale, poi un altro casino e via provando. Quando stavo per arrendermi ho avuto un'idea ed ho lanciato un appello su Facebook ai miei amici per cercare qualcuno che fosse abile e arruolato. Ha risposto il mio caro amico Luciano e mi è venuto in soccorso così bene che mi sembrava un cavaliere in armatura e candido destriero. Dopo mezz'ora e in remoto aveva rimesso a posto tutti i miei pasticci e ora sono finalmente tranquilla, che le cose in disordine e stortignaccole proprio non lo sopporto a causa di un tratto di carattere ossessivo. E quindi ecco il ringraziamento pubblico, che tutti quelli che mi avevano sottolineato come babbo natale a luglio fosse fuori luogo, la foto fosse scomparsa e i post erano tagliati a destra sappiano: è merito tuo!!!!

E un caro saluto anche alla Signora.

Il posto: Osteria L'è Maistess




Delizioso buen retiro nel borgo medievale di Fagnano di Gaggiano ad un tiro di schioppo dal centro di Milano l'Osteria è stata trasformata in posteria ai primi del Novecento. Saletta con camino per l'inverno e un giardino curatissimo per l'estate che mi ha fatto credere per un attimo di essere a casa mia, in Toscana. Il cibo è ottimo, il servizio discreto e cortese, vi si trascorre una serata davvero piacevole, sotto un pergolato di glicini che a me apre il cuore. Peccato solo per le zanzare grosse e cattive, nel loro ambiente naturale. La sorpresa è stata uscire e nella notte sentire gracidare come un coro centinaia di ranocchie nascoste nelle risaie, un miracolo di armonia assolutamente inconsueta. Ogni volta che mi trovo in simili contesti mi convinco che proprio la campagna è il mio habitat ideale.

L'ho sempre saputo!


Roma, 13 lug. (Adnkronos Salute) - Le parolacce? Un antidolorifico naturale. Pronunciarle, infatti, ci aiuterebbe a tollerare meglio il dolore. A rivelarlo è uno studio della britannica Keele University, pubblicato su NeuroReport. Richard Stephens, a capo dell'insolita ricerca, ha tratto spunto da una vicenda personale: una martellata sul dito mentre era intento a costruire una casetta nel proprio giardino. Imprecare, dedusse al momento dell'incidente, lo aveva aiutato a superare la sofferenza o così gli era parso. Da qui l'idea di arruolare 64 volontari e sottoporli a una prova di dolore: immergere la mano in un secchio di acqua ghiacciata, e tenerla lì a bagno il più a lungo possibile. La prova andava ripetuta due volte, la prima pronunciando parole comuni, la seconda lasciandosi andare a suon di oscenità. Ebbene, se al primo giro gli studenti arruolati erano riusciti a tenera la mano a mollo 1 minuto e 15 secondi in media, alla seconda prova l'avevano tenuta immersa circa due minuti. La sopportazione del dolore era aumentata di circa il 50%, con un antidolorifico naturale che spesso infastidisce chi è nei paraggi ma sembra confortare quanti, per un motivo o per un altro, sono doloranti. Non è chiaro il link che fa sì che le parolacce riducano la sofferenza, ma il gruppo capitanato da Stephens suppone che pronunciarne finisca per aumentare il livello di aggressività che, come è noto, quando sale migliora la tolleranza al dolore. Una supposizione avvalorata dal fatto che quando i volontari erano intenti a dire volgarità avevano un battito cardiaco più accelerato. Il che spiegherebbe, secondo gli studiosi, perché l'uso di parolacce è diffuso in tutte le lingue del mondo da secoli, soprattutto quando ci si fa male da soli. E se succede sotto occhi e orecchie indiscrete, si può sempre fare come Fantozzi, che con il suo 'ditone' gonfio per una martellata si apparta per sfogarsi.

Fonte: Adnkronos

domenica 12 luglio 2009

Sfogo..


E' molto facile mettere le cose sulle spalle del più forte. Con il solito egoismo. Mi parla con arroganza dovuta al suo pessimo carattere e all'orgoglio che le ha rovinato la vita. Mi aggredisce perchè è dalla parte del torto. Ma il mio aiuto non è per affetto o soledarietà, non più. Pago per togliermi dalle spalle problemi più grandi. Pago pur di non sentirne più parlare. Pago perchè non me ne importa più nulla. E' orribile ma è così: non provo più alcuna solidarietà, alcuna pena, alcuna comprensione. Pago per liberarmene. Tutti abbiamo capito che è solo questo il modo di neutralizzarla, pagare, che sia libera in modo che liberi anche noi.

giovedì 9 luglio 2009

Psicologia: mi fai più pena...

... SE SEI DELLA MIA RAZZA
ROMA - Chi guarda, sente maggiore empatia per qualcuno che soffre quando questa persona appartiene allo stesso gruppo sociale. E' quanto suggerisce una nuova ricerca pubblicata sull'ultimo numero del 'The Journal of Neuroscience' e riportata su Science Daily. Lo studio mostra come vedere altri che soffrono attiva una parte del cervello associata con l'empatia, ed emoziona di più se l'osservatore e l'osservato sono della stessa razza. La scoperta dimostrerebbe come i pregiudizi contro chi non è del nostro gruppo etnico-sociale esistano già a un livello elementare. Vi sarebbe dunque una conferma a qualcosa che si era sempre sospettato ma che non era mai stato suffragato scientificamente, ovvero che esiste naturalmente un'inclinazione 'di gruppo' all'empatia. I ricercatori già dagli anni '50 avevano cominciato a studiare i comportamenti di gruppo e le inclinazioni a partecipare alle emozioni, soprattutto quelle provate da appartenenti al proprio gruppo. Il nuovo studio mostra come questi sentimenti 'preferenzialì abbiano una corrispondenza riscontrabile nell'attività cerebrale. "Le nostre scoperte hanno significanti implicazioni per capire i comportamenti sociali nella vita reale e nelle interazioni sociali", dice Shihui Han, dell'Università di Pechino, uno degli autori dello studio. Recenti studi sull'immagine cerebrale mostrano che sentire empatia per altri che soffrono stimola un'area del cervello chiamata 'corteccia cingolata anteriore'. Partendo da questo, gli autori della ricerca hanno testato la teoria che questi sentimenti empatici aumentano per i membri dello stesso gruppo sociale. Nello specifico, i ricercatori hanno scelto la razza come discriminante di gruppo, ma gli stessi effetti ci sarebbero anche con altre discriminanti. I ricercatori hanno monitorato aree del cervello in un campione di appartenenti alla razza caucasica e un altro di razza cinese. A entrambi venivano mostrati video in cui un ago pungeva un volto caucasico o cinese, e lo stesso volto veniva poi toccato con un batuffolo di cotone. Quando era l'ago a colpire venivano registrate reazioni cerebrali di empatia al dolore subito, reazioni immancabilmente più forti quando il volto era di un appartenente alla propria razza. "E' uno studio affascinante di un fenomeno con importanti implicazioni sociali, come a esempio nel campo del prestare cure mediche o negli aiuti umanitari", commenta Martha Farah, neuroscienziata dell'Università della Pennsylvania, sottolineando come questa ricerca dia adito ad altrettante domande che le risposte che da: "Per esempio, è l'identità razziale che di per se determina la maggiore o minore risposta empatica del cervello, o ci sono altre componenti di similarità tra noi e gli altri a determinarla?", e ancora, "quali esperienze di vita personali possono influenzare la disparità nella risposta empatica tra appartenenti allo stesso gruppo e a gruppi diversi".
(Fonte: Ansa)

giovedì 2 luglio 2009

Una sottile malinconia..

Lo so, ho tutto per essere felice, mi secca solo di non poter essere completamente me stessa. Va tutto gestito, modulato. Strategie, come Napoleone sul campo di battaglia. Cosa penserà la gente, me ne sono sempre fregata, ma stavolta non si può. Ci sono i cuccioli, vanno protetti. Non è cosìvvio che l'affetto se non l'amore vincano sempre. Metterci della malizia è molto facile se non sai come stanno veramente le cose. E noi non vogliamo che i cuccioli siano toccati dalla perfidia delle chiacchere delle comari squallide. Allargo le ali, li prendo tutti sotto, con sacrificio. Ora, per il futuro che verrà. Un futuro del quale non so nulla ma che sono pronta ad accettare col suo carico di difficoltà, responsabilità e bellezza.
No, non c'è nulla di male, ma il male, l'ho già detto e ripetuto, è negli occhi di chi guarda.

mercoledì 1 luglio 2009

La saggia sorella puglio-emiliana

Ipse dixit:

Mia cara, la carne non è pesce!
????????

I miei tesori non luccicano nè tintinnano
essi brillano nel sole
e nitriscono nella notte

martedì 30 giugno 2009

Due passi per Milano
















L'ospite







Tutti mi vogliono, mi si litigano, mi si scambiano come le figurine. Quando arrivo a Milano è così ed è piacevole. Se vado da una si offende l'altra. Quando arrivo dalla zia la casa è tirata a lucido, la cena è pronta sul tavolo e soprattutto mi tratta a vongole veraci, mazzancolle e pesce spada, che lusso. Nic prepara la tavola, io in cambio metto in ordine i cassetti, uno sballo! Insomma, come una famiglia, come due vere sorelle. Ce la intendiamo a prefezione anche se alle volte non mi ascolta mica e va per la tangente e le devo urlare: 'posso dire qualcosa di mioooooo'. E' così le sorelle non sono perfette. Non amo quando mi fuma in faccia, nè quando al mettino mi accoglie in cucina con la porta finestra spalancata. Ma non posso dire: che bella questa collana, perchè nemmeno ho finito la frase che me l'ha già regalata!!

Roma - Ancona - Milano


Il mio essere americana si esplica in una passione malsana per i lunch box e rilevo con grande entusiasmo che cominciano a diffondersi anche in Italia. Ecco come ero addobbata tra un transito e l'altro: borsa arancione stracolma, mazzetto di lavanda donatomi al congresso (mi hanno guardata in faccia e hanno capito che è la mia pianta preferita, devo averla guardata con un occhio denso di libidine), acqua, foulard, carta e blocchi di ogni tipo e risma. E' la mia vita da giramondo, con un peso di cultura, conoscenza, background ma soprattutto cancelleria, perchè viaggio con tutte le mie penne, pennarelli, matite automatiche, evidenziatori e gomme da cancellare di hello kitty. Ah, per la cronaca, il treno era in ritardo di 40 minuti. Ma al mio arrivo c'era la zia con la sua bella polo argentata, Tango 21 in tre minuti. Sempre puntuale.

Shopping a Copenhagen


Ecco cosa ho riportato da Copenhagen: un uccellino imbottito di stoffa a quadrettini vicky (da ricopiare), tre confezioni di tovagliolini deliziosi per le prossime cene in terrazzino, cucchiaini in melamina nelle varie sfumature di azzurro con i quali non so assolutamente cosa fare ma erano troppo belli. Il the esclusivo di Royal Copenhagen praticamente comprato quasi solo per la scatola. E last but not least, l'astuccio di Ordning e Reda con penne ed evidenziatori allegati. Trasparente, così trovo tutto subito. Dono del mio amichetto del cuore FM. Grazie mio pociollo.

La tavolozza di Monet


Rinuncio al quadro, le ninfee me le faccio rifare da un copiatore, ma la tavolozza la vorrei proprio. Quanta passione in quel colore ormai secco e incrostato. Quanta speranza, quanto potere creativo, una potenzialità infinita, fatica, frustrazione, gioia, tutto intriso di colore che può diventare qualsiasi cosa. E da pochi peli del pennello escono tele 100x300 di colori sfumati e infiniti, fiori appena accennati ma incredibilmente presenti.

Scarazzini dal 1882











Un emporio raffinato, dove trovare saponette antiche, saponi portoghesi deliziosamente confezionati, prodotti per la cura della pelle (umana e non), calzascarpe con il manico di osso e corno, incensi esotici, profumi Penhaligons e coltelli di porcellana. Raffinato, le pareti rivestite di boiserie, ordinato, tradizionale. Merita una visita: io ho comprato una targhetta per profumare l'auto della carta di Etiopia, uno spray per impermeabilizzare la stoffa, una crema che ha fatto tornare nuova la mia meragliosa borsa di Gucci con manici in cocco.




Scarazzini vi aspetta a corso genova 28 - 20123 Milano Tel. 02.58111038




domenica 28 giugno 2009

Il film


Tu cammini sulla spiaggia al tramonto, tuo figlie corre davanti a te. Troppo mare per un uomo solo. Mi chiami. Me lo vuoi regalare, sento la tua voce e il vento nella cornetta, sembra possa scompigliarmi i capelli. Vorrei vedere i nostri bambini passeggiare davanti a noi che li seguiamo con lo sguardo, tutti, i miei e i tuoi perchè non c'è differenza. E poi a casa, mentre loro si fanno la doccia e io metto su l'acqua per la pasta e le vongole che hai comprato al mattino. Tu mi giri intorno, mi dai un bicchiere di vino bianco che mi da subito alla testa. Io rido e tu mi prendi in giro perchè l'alcol non lo reggo proprio. Mangiamo sotto la veranda, hai acceso decine di piccole candele, il profumo dei fiori è intenso, i bambini hanno la bocca colorata di sugo, chiaccheriamo di tutto. Ci sono le nostre mamme, se vuoi. Qualcuno sparecchia, i bambini giocano ancora un po', poi a letto, nei loro pigiamini, già grandi e ancora piccoli. Baci, tutti a tutti, coccole, carezze, li guardiamo mentre scivolano nel sonno, nasetti bruciati e pelle ambrata, piedi enormi ormai. Noi finiamo il vino sotto le foglie, chiacchere e risate, piano, per non disturbarli, appoggio le mie gambe sulle tue. Non è necessario andare lontano perchè sia perfetto. Grazie della telefonata.