mercoledì 24 gennaio 2007

Ricerche dimostrano che il "pensiero magico" è molto più diffuso di quanto non si pensasseTutti i trucchi con cui la mente ci fa affrontare situazioni difficili e di stress
Rituali e piccole magie quotidianeil cervello ci aiuta a sopravvivere
di ALESSIA MANFREDI
Rituali e piccole magie quotidianeil cervello ci aiuta a sopravvivere "

ROMA - C'è lo studente che è convinto che se attraverserà il cortile dell'università da destra a sinistra, l'esame andrà bene. Il giocatore di basket che mette sempre la stessa maglia per ogni partita importante. E i fan del pallone, sicuri che con il pensiero potranno condizionare la vittoria della loro squadra del cuore. Trucchi che adottiamo quotidianamente, piccole superstizioni che scandiscono le nostre giornate. In fondo lo sappiamo che sono pensieri irrazionali, eppure non riusciamo a rinunciarci. Gli scienziati lo chiamano "pensiero magico" e le ultime ricerche, riferisce il New York Times, dimostrano che è un'abitudine molto più diffusa di quanto spesso siamo disposti ad ammettere. Dietro a questi comportamenti c'è un motivazione precisa: il cervello li adotta perché svolgono una specifica funzione, quella di permetterci di affrontare situazioni difficili o particolarmente minacciose. Di combattere lo stress e di tenere sotto controllo paure che non riusciamo a dominare. La nostra mente è specializzata nel produrre spiegazioni magiche in determinate circostanze, che vengono preferite a quelle razionali perché ci risultano più utili. Proprio così.
E' il caso di situazioni estreme come un lutto, oppure una malattia debilitante o un dolore molto forte, dove la creazione di uno scenario immaginario ci permette di "adattarci" meglio. Ma lo stesso meccanismo è diffuso in situazioni quotidiane, e anche fra persone giovani e di cultura elevata. E a dimostrare questo meccanismo arrivano adesso gli studi dell'università americane di Princeton e Harvard pubblicati nei mesi scorsi. In uno di questi esperimenti, a un gruppo di uomini e donne è stata fatta osservare una persona bendata, che giocava a basket in una sala giochi e doveva riuscire a tirare la palla nel canestro senza vedere. Il tiratore, in realtà, sbirciava dalla benda ed ha fatto canestro moltissime volte, cosa che ha stupito gli osservatori. Rispondendo poi ad un questionario, i partecipanti allo studio hanno risposto convinti di aver influito in qualche modo sul successo della prova. In un altro esperimento, i ricercatori hanno dimostrato che un gruppo di ragazzi e ragazze cui era stato spiegato come usare una bambolina vudù erano convinti di essere stati loro la causa di un forte mal di testa ad una terza persona, che in realtà stava benissimo ma fingeva davanti a loro di sentirsi poco bene. Il pensiero magico, poi, va fortissimo nello sport. Gli scienziati hanno riscontrato che un'enorme quantità di fan erano convinti di aver contribuito al risultato del SuperBowl (la finale del campionato di football americano) del 2005. Ma perché siamo così convinti di poter influire con il nostro pensiero sugli eventi? "E' una cosa del tutto naturale" spiega il professor Stefano Pallanti, neuropsichiatria e direttore dell'istituto di neuroscienze di Firenze. "Sotto stress ogni cervello ragiona magicamente. Chiunque, in presenza di situazioni estreme è portato a credere ad atti disperati. E' il cervello che li alimenta, che fabbrica questi scenari per aiutarci ad affrontare la realtà. Non solo. E' proprio una funzione principale della mente quella di creare scenari fantastici, che si allontanano più o meno dalla realtà".

Fonte: La Repubblica 24 gennaio 2007

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