lunedì 4 giugno 2007

Paura della Cina, dovremmo averla.




La Cina può rappresentare una minaccia, una sfida o un’opportunità e quello di Sisci, un giornalista italiano ormai da anni in Cina, è un libro che esplora tutte e tre tali possibilità. Un libro per chi vuole conoscere il futuro e una guida preziosa per i nostri politici che sembrano ignorare o drammaticamente sottovalutare il rischio di trovarsi impreparati allo scontro con questo gigante economico. Con il taglio di un saggio ma lo stile di un racconto Sisci squarcia il velo di banalità che di solito attribuiamo a questo enorme paese e ci avverte. La forza economica cinese, infatti, sta tutta nella capacità imprenditoriale della popolazione che i vari governi hanno tenuto imbrigliata per secoli. Una capacità dimostrata nel Sud Est asiatico dove i cinesi controllano il 90% dell’economia locale e dall’attivismo in Usa ed Europa. La Cina ha cominciato a svilupparsi negli anni 70 quando la terra è stata distribuita ai contadini, ma un grosso freno è stato messo da Mao: si pensi che nel 1949 il Pil cinese e giapponese erano uguali e nel 1976 quello cinese era crollato ad 1/9 di quello del sol levante. Si dice che il pil cinese raggiungerà quello americano nel 2020 ma non si tiene conto della necessità di rivalutare la moneta, lo Yaun, che oggi è sottovalutata del 55%. Tale rivalutazione arriverà entro almeno cinque anni e a quel punto si verificherà il raddoppio dell’economia cinese che non fa che scalpitare. Ma aumentare produzione e reddito significa anche usare risorse energetiche e infatti i cinesi guardano con molta attenzione a tutti i mercati energetici. Inoltre il Pil pro capite cinese si decuplicherà nei prossimi decenni e aumenterà inoltre il numero di persone interessate a partecipare a questa rivoluzione. Il che significa più di un miliardo di persone in corsa per il benessere economico. Nel bel mezzo di queste previsioni l’Italia continua la sua politica imbelle e sembra dimenticare che tra due anni il mercato tessile sarà completamente liberalizzato e le porte che della Cina si apriranno automaticamente. I cinesi lo sanno e stanno investendo sulla qualità, acquistando i macchinari italiani e pagando profumatamente esperti italiani per imparare a produrre con gli standard qualitativi richiesti dai paesi occidentali. Un appuntamento che i politici italiani non hanno segnato sulla propria agenda, come ha sottolineato anche l’ex Ministro degli Esteri Gianni De Michelis intervenuto brillantemente alla presentazione del libro. E che porterà ad un vero sconquasso della nostra economia. Meditate, gente, meditate.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sì, Jo, ci sarà da ridere (o da piangere per qualcuno) quando le cineserie avranno gli standard qualitativi anche superiori ai nostri.