giovedì 1 febbraio 2007

San Valentino: Ma un telefonata?


Il miglior commento sul pubblico epistolario tra Veronica e il Cavaliere. Una vera chicca.


di MASSIMO GRAMELLINI
Ma una telefonata? Capisco che fra coppie di un certo livello parlarsi di persona non usi più: i Clinton comunicano attraverso i portavoce. Però uno scambio di messaggini, un incrocio di mail, un Cicchitto travestito da piccione viaggiatore e telecomandato da Emilio Fede. Niente. I coniugi Berlusconi sono amanti delle belle lettere. E così Miriam detta Veronica, che per anni aveva sovranamente ignorato i tradimenti veri o presunti del marito, si inalbera per qualche battutina smargiassa che l’arzillo settantenne ha dedicato a due vallette e, con una perfidia di molto superiore alla riservatezza, gliene chiede conto su Repubblica, il foglio del nemico. Un po’ come se Flavia Prodi scrivesse al Giornale per lamentarsi che Romano non indossa una giacca a vento decente dal 1967: anche se l’impatto dei personaggi e degli argomenti, ne converrete, è minore. Tanto più che la signora Veronica non si accontenta di scuse private. Pubbliche, le pretende. Basterà l’Ansa o bisognerà chiamare la De Filippi? Proiettato nel bel mezzo di una di quelle trame televisive di quart’ordine che hanno arricchito lui e rimbecillito la nazione, cosa fa il prode Silvio? Studia i precedenti illustri. Al Bano e la Lecciso su tutti. E decide di sovvertirli: niente liti in diretta, magari durante un forum sui Pacs moderato da Eugenio Scalfari. Il Principe Azzurro userà la sua arma migliore, la strategia del sorrisone.


Ci piace immaginarlo nel suo ufficio mentre ordina al fido Bondi di sedersi alla scrivania in pelle umana per dettargli l’ormai leggendaria Lettera Di Scuse. Si tratta di un testo che i maschi di destra e di sinistra useranno negli anni a venire come traccia per le loro retromarce coniugali. Ma anche di un reperto che gli storici del futuro dateranno con ogni probabilità all'inizio del Novecento, tratti in inganno dall'uso di parole polverose come «bagatella». Bondi, curvo sul tavolo, intinge la penna nel calamaio, mentre una voce milanese alle sue spalle attacca a declamare: «Cara Veronica, eccoti le mie sc, le mie scu...». Qui si sarà fermato, paralizzato dall’orgoglio come il Fonzie di Happy Days. Ma una volta trangugiata l’amara medicina, ha proseguito spedito come in un flusso di coscienza: «Ero recalcitrante a fartele in privato, perché sono giocoso ma orgoglioso. Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto». Traduzione in sincerese, la lingua meno parlata del mondo: «Ho fatto il cascamorto con le curve paraboliche del Bagaglino senza minimamente preoccuparmi delle conseguenze che le mie battute da cumenda avrebbero prodotto sul tuo amor proprio. Ma dopo che tu mi hai inferto una coltellata alle spalle, spiattellando i fatti nostri sul giornale di De Benedetti, io non posso che fare buon viso a cattivo gioco e lasciar credere a quei gonzi invidiosi della sinistra, i quali sicuramente ci cascheranno, che questo minuetto degno di Casa Vianello sia stato architettato dal sottoscritto per riportare il suo faccione nei titoli d’apertura dei tg».


Il che è puntualmente avvenuto, perché ormai la sinistra ragiona come il suo avversario e, quando il portavoce di Prodi assegna al Berluschino Amoroso «un bel dieci in comunicazione», manco si pone il problema della possibile sopravvivenza in questo Paese di una comunità di persone infastidita dallo spogliarello pubblico di magagne private. L’importante per ogni politico è riguadagnare il centro della scena. E se in platea c’è chi sente ancora l’eco di un lontano disgusto, peggio per lui: è ancorato ai valori borghesi, che ormai sopravvivono solo in qualche sparuto operaio o impiegato in pensione. La massa elettrice e consumatrice non ha di questi scrupoli: applaude ai funerali e non trova affatto volgari i ricchi che litigano a mezzo stampa: semmai democratici. Il resto della lettera racconta il Berlusconismo meglio di un trattato. La mozione degli affetti («siamo insieme da una vita»). L’incensamento della controparte («quella splendida persona che sei»). E un’ammissione velata della crisi coniugale («è un periodo di turbolenza e di affanno») subito riscattata dall'happy end berluscottimista: «Ma finirà, e finirà nelle dolcezze come tutte le storie vere».


Segue l’Autocompassione, autentica specialità della casa. Silvio si descrive alla moglie come un moderno Atlante sovrastato da un globo di responsabilità, che talvolta osa concedersi una parentesi di distrazione non più lunga di uno spot o di una barzelletta, le sue vere passioni, per assecondare il proprio carattere «giocoso, autoironico e spesso irriverente».Qualcuno vi troverà il tentativo di mascherare un tradimento reale o un innamoramento senile. Questo spiegherebbe l’uso dell’arma impropria da parte di Veronica: non la vendetta perfida di una donna lucida, ma la mossa disperata di una moglie in bilico. Ma a noi, ultimi derelitti borghesi, piace pensare che per una volta Berlusconi abbia quasi detto la verità e che il suo sia stato il classico caracollare vanaglorioso del bauscia. Perché nulla rivela l’uomo come la sua barzelletta preferita. «Un aereo cade su un’isola deserta, si salvano solo Claudia Schiffer e un certo Esposito. In mancanza di alternative, la modella finisce per cedere alla corte dell’omino. Il quale, dopo la sorpresa iniziale, cade in depressione. La Schiffer si offre di consolarlo. Allora lui prima la fa vestire da maschio, poi le disegna dei baffi sulla bocca, infine le chiede di lasciarsi chiamare, anziché Claudia, Giovanni. A quel punto, finalmente risollevato, si gira verso di lei e le fa: «Giovanni, non ci crederai! Mi sono fatto la Schiffer!». E ogni volta che la racconta Berlusconi ride di pancia, «giocoso» come un eterno bambino.

Fonte: Repubblica

5 commenti:

Anonimo ha detto...

E se fosse stata solo un'ottima trovata per far parlare di se ?
E' su tutti i giornali e non solo senga pagare niente.

MissPurple ha detto...

Allora siamo proprio alla frutta. Già immagino i giornali stranieri che ci sghignazzano dietro. Altro che "pizza e mandolino"...Ma i panni sporchi, non si lavavano in famiglia? Mi aspetto che un giorno di questi Veronica decida di fare la concorente della Fattoria o si faccia spedire sull'Isola dei Famosi.

Anonimo ha detto...

Eppure la signora Veronica era stata finora di una riservatezza estrema....l'esatto contrario del consorte....sembra anche a me una trovata per riportare il cavaliere in prima pagina...E' più probabile che sia il Cavaliere a partecipare a qualche reality...se lo immagina a litigare sull'isola per un pezzo di pane con Ceccherini....mi consenta....

Anonimo ha detto...

Altro che litigare per un pezzo di pane... il Cavaliere pretenderà che sia costruita sull'isola una bella villa con piscina privata (mica può andare in spiaggia con glia altri) e figurati se gli mancherè il suo cuoco personale che gli sforna il pane caldo a qualsiasi ora...

Anonimo ha detto...

Great work.